Category Archives: Editoriali

28Nov/16

Campesinos sulla luna

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di un amico della rete di cui non ricordiamo il nome, ma ringraziamo.

“Non si può negare che il governo cubano abbia compiuto uno sforzo serio per migliorare l’educazione, l salute e gli sport. (…)
Ma ogni persona istruita sa che i servizi bisogna pagarli con la produzione propria o altrui. E siccome Cuba produceva molto poco, li pagava con la produzione altrui, che arrivava nell’isola sotto forma di sussidi. Una volta finito lo straordinario apporto dall’estero tanto le scuole che gli ospedali sono diventati un passivo insostenibile per l’impoverita società cubana.
Oggi a Cuba ci sono scuole senza libri, senza matite, senza carta; spesso scolari e professori non possono nemmeno andarci per mancanza di mezzi di trasporto; molti edifici scolastici sono sul punto di crollare per mancanza di manutenzione (…)
Altrettanto dicasi per gli ospedali ridotti ad enormi gusci vuoti, dove non esiste anestesia, dove manca il filo di sutura, dove a volte non c’è nemmeno l’aspirina e dove i pazienti devono portarsi da casa le lenzuola. (…)
E’ importante che l’idiota latino americano (…) si renda conto che quella che a lui sembra una prodezza della rivoluzione, in realtà è solo una spropositata ed arbitraria attribuzione di risorse. Cuba ad esempio ha un medico ogni 220 persone. La Danimarca uno ogni 450 abitanti. Questo vuol forse dire che i danesi devono fare una rivoluzione per raddoppiare il loro numero di medici, o non sarà invece che Cuba ha sprecato irresponsabilmente centinaia di milioni di dollari per educare medici perfettamente inutili se si dovesse tener conto di una forma razionale di organizzazione dei servizi ospedalieri?
Qualsiasi governo faccia un uso sventato delle risorse della società in una sola direzione può ottenere un apparente ed assai circoscritto successo, ma sempre a scapito degli altri settori, che lascia necessariamente al margine degli sforzi di sviluppo.
E’ ovvio: ogni società deve usare le proprie risorse armonicamente per evitare terribili distorsioni. Se per esempio il Paraguay dedicasse tutti i suoi sforzi a diventare una potenza spaziale, può anche darsi che in capo a quindici anni riuscirebbe a mettere in orbita qualche spaventato abitante di Asuncion, ma nel frattempo avrebbe insensatamente impoverito tutto il resto della nazione. (…)
Ancora più severo sarebbe il giudizio sull’argomento della “potenza sportiva”. E’ vero che nelle Olimpiadi Cuba vince più medaglie d’oro della Francia. Ma questo dato non fa altro che rivelare che la povera isola dei Caraibi usa le sue scarsissime risorse nel modo più stupido che si possa concepire.”
(Pagine 161 – 163 dek Manuale del perfetto idiota latino americano di Vargas Llosa)

C’è poco da aggiungere, direi, se non che investire somme spropositate in settori vetrina è da sempre una caratteristica di tutti i regimi totalitari. Lo fanno perché c’ sempre qualcuno che abbocca… voi.

20Nov/16

CASSOULET AL CONFIT DE CANARD

cassoulet

di Andrea Babini

Il cassoulet è un piatto tipico della regione della Linguadoca; è un piatto molto antico che la leggenda vuol far risalire addirittura al periodo della Guerra dei 100 anni, anche se pare che già gli Antichi Romani consumassero un ragù di montone alle fave, vicino a Narbona. La ricetta originale ha un’origine molto dibattuta, infatti i puristi vogliono che questo ricco e sostanzioso piatto sia nato a Castelnaudary per nutrire l’esercito durante l’assedio della città: vennero riuniti tutti i viveri, fagioli e carni in un unico recipiente e cotto tutto assieme, un ragù molto nutriente che diede la forza all’esercito francese di respingere gli inglesi. Mito, leggenda, o realtà, denota comunque l’origine povera del piatto, realizzato con ciò che si riusciva a reperire con maggior facilità e anche in abbondanza. Per la precisione e data la collocazione temporale, è più facile che almeno all’inizio i legumi utilizzati fossero le fave, poiché i fagioli sono di origine americana e furono introdotti in Europa solo attorno al sedicesimo secolo.

È un piatto molto complesso che richiede più giorni per la preparazione; gli ingredienti principali ed imprescindibili sono i fagioli bianchi, la cotenna di maiale, lardo, costine, salsiccia e cosce di anatra confit. La versione più conosciuta e che maggiormente viene riprodotta è quella di Castelnaudary che si prepara con i fagioli bianchi del Lauragais, una qualità di fagiolo promossa da Caterina De’ Medici che li portò dalla Toscana quando andò in sposa a Enrico II di Francia e ne incoraggiò quindi la coltivazione. Del cassoulet esistono diverse versioni, sono almeno tre quelle che da sempre si contendono la ricetta originale e la paternità di questa preparazione: abbiamo visto come la leggenda voglia che il piatto sia originario di Castelnaudary, ma anche Carcassonne e Tolosa rivendicano i natali di questa zuppa della tradizione francese. Il cassoulet che si prepara a Carcassonne oltre ai tradizionali ingredienti prevede l’utilizzo della pernice rossa e del montone, mentre quello di Tolosa si prepara con il confit di anatra, salsiccia di Tolosa, carote e cipolle.

Il cassoulet prende il nome dal recipiente in cui viene preparato e servito, il cassoul: un tegame in terracotta smaltata dalla forma a tronco di cono. Le sue proprietà isolanti risultano ideali per la cottura necessariamente lenta del cassoulet, nonché per la ripartizione uniforme del calore nel piatto.

Questo piatto ha una preparazione davvero lunga; si parla anche di 6 ore di lenta cottura. Il suo segreto è racchiuso nell’uso specifico di determinati ingredienti e nella medesima maniera di preparazione, elementi che garantiscono la piena riuscita di questo piatto.

 

INGREDIENTI:

Per il Cassoulet per 4 persone:

5 tazze di fagioli Tarbais o fagioli bianchi

900 g di pancetta di maiale fresca

1 cipolla, tagliate in 4 pezzi

450 g di cotenna di maiale

1 bouquet garni

Sale e pepe

50 g di grasso d’anatra

6 salsicce di maiale

3 cipolle, affettate sottilmente

1 spicchio d’aglio, affettato sottilmente

4 cosce di confit d’ anatra

 

Per Confit d’anatra

4 cosce d’anatra

Sale

450 g di grasso di anatra

Pepe nero

4 rametti di timo fresco

1 rametto di rosmarino fresco

1 spicchio d’aglio

 

Bouquet garni: è un termine della cucina francese che sta a indicare il mazzetto di erbe aromatiche, legate insieme con dello spago da cucina, essenziali per la preparazione di brodi, minestre, stufati, spezzatini, sughi e tantissime altre preparazioni. Il classico bouquet è composto da aromi freschi: prezzemolo timo ed una foglia di alloro. Ovviamente potete aggiungere delle altre erbe aromatiche come per esempio il cerfoglio, l’aneto, la maggiorana, la salvia a seconda del piatto che state preparando.
PREPARAZIONE:

 

1° giorno: strofinare le cosce d’anatra con sale generoso, coprire con la pellicola e conservare in frigorifero una notte.

 

2° giorno: preriscaldate il forno ad alta temperatura. Fondere il grasso di anatra in un tegame. Cospargere le cosce d’anatra con il pepe nero e metterle in una casseruola da forno. Aggiungere il timo, il rosmarino e l’aglio e coprire con il grasso precedentemente fuso e mettere in forno. Cuocere per circa un’ora, la carne deve essere tenera. Lasciar raffreddare e conservare poi in frigorifero, il tutto ricoperto dal suo grasso.

Mettere i fagioli in una grande ciotola e coprire con acqua fredda lasciando a bagno i legumi per almeno una notte. Scolare e risciacquare i fagioli metterli in una grande pentola. Aggiungere la pancetta di maiale, i quarti di cipolla, la cotenna di maiale, e il bouquet garni. Coprire con acqua, aggiungere sale e pepe, e portare ad ebollizione. Ridurre lentamente l’ebollizione e fare cuocere fino a quando i fagioli diventano teneri, circa un’ora. Lasciare raffreddare per 20 minuti, poi togliere la cipolla e il bouquet garni. Togliere la pancetta di maiale, e mettere da parte. Recuperare il brodo.

In una padella soffriggere 15g di grasso di anatra fino a quando non diventa trasparente. Aggiungere con cautela le salsicce e farle rosolare. Togliere e mettere da parte, asciugandole prima con carta assorbente. Nello stesso tegame, fare rosolare le cipolle affettate, l’aglio e le cotenne cotte con i fagioli. Una volta rosolato, togliere dal fuoco e mettere nel frullatore con 1 cucchiaio di grasso d’ anatra. Formando una “purea di cotenna.

Preriscaldate il forno a 180°, usando una teglia in terracotta, disporre tutti gli ingredienti alternando gli strati, iniziando con uno strato di fagioli, poi le salsicce, poi i fagioli, la pancetta di maiale, fagioli, il confit di anatra, i fagioli con una piccola quantità di cipolla e di purea di cotenna di maiale in ogni strato. Aggiungere il liquido di cottura dei fagioli per coprire. Cuocere la cassoulet in forno per 1 ora, quindi portare il calore a 250° e cuocere per un’altra ora. Togliere dal forno e lasciare raffreddare per una notte.

 

3° Giorno: preriscaldare il forno a 180°. Cuocere la cassoulet per un’ora. Rompere la crosta in alto con il cucchiaio e aggiungere 60 ml di liquido di cottura precedentemente messo da parte. Ridurre il calore a 130° e continuare la cottura per altri 15 minuti, quindi servire.

 

Se non applaudono cacciateli da casa!

 

PS è una bestemmia, ma per noi italiani il grasso d’anatra non è facilissimo da reperire, quindi probabilmente toccherà sostituirlo con strutto.

 

05Nov/16

GRAVAD LAKS

gravad

di Andrea Babini

Profumatissima ricetta svedese classica a base di salmone, non è un piatto da preparare all’ultimo minuto.

 

INGREDIENTI:

Per il pesce:

1 salmone da un 1 kg

30g di sale grosso

15g di zucchero ( anche di canna )

alcuni grani di pepe bianco o un cucchiaino di pepe bianco macinato

1 mazzetto di aneto

Per la salsa;

1 cucchiaio di senape forte

1 cucchiaio di senape dolce

1 cucchiaio d’olio d’oliva

3 o 4 cucchiai di aneto sminuzzato

2 o 4 cucchiai di aceto

 

 

PREPARAZIONE:

Sfilettate il salmone senza togliere la pelle e lavate bene i filetti eliminando le scaglie e tutte le spine. Asciugate i filetti e deponeteli in una pirofila con la pelle sotto, dopo averne cosparso il fondo con metà del sale. Cospargete il pesce con aneto sminuzzato e mescolato con pepe e zucchero ( se si tratta di un pesce intero mettere gli altri filetti sopra, questa volta con la pelle verso l’alto ) , oltre al sale rimanente.

Ricoprite con carta stagnola e ponete sul pesce un peso leggero. Lasciate riposare in frigorifero per 48 ore. Eliminate tutte le spezie e tagliate a fettine molto sottili.

Si serve con pane di segale e una salsa preparata mescolando un cucchiaio di senape forte, uno di senape dolce, uno di olio d’oliva, 2 o 3 cucchiai di aceto e 3 o 4 cucchiai di aneto sminuzzato ( lasciate riposare la salsa almeno un’ora ).

23Ott/16

GAZPACHO, SALMOREJO E ALTRE SOPAS FRIAS

salmorejos

di Andrea Babini

oggi andiamo in Spagna, precisamente in Andalusia, per incontrare le zuppe fredde di questa meravigliosa regione. La mia preferita è il Salmorejo di Cordova, ma ce ne sono per tutti i gusti.

GAZPACHO

Il gazpacho è un simbolo dell’Andalusia, piatto tipico antichissimo che si inserisce in una tradizione della Spagna meridionale, quella delle sopas frias, le zuppe fredde estive. Secondo molti storici questi piatti sono addirittura una reminiscenza della presenza delle legioni romane e della loro abitudine di preparare zuppe fredde di acqua, pane raffermo, sale, aglio e verdure per rinfrancarsi dalla fatica e dai sali perduti durante le lunghe marce sotto il sole torrido del sud della Spagna .Ovviamente allora non si conosceva però l’ingrediente che più connota il gazpacho, il pomodoro, ma a conferma di questa teoria una di queste zuppe fredde non prevede affatto il pomodoro e si chiama ajo blanco.

INGREDIENTI:

Per 6 persone

1,5 kg di pomodori maturi

2 peperoni verdi

2 cetriolini

2 spicchi d’aglio

100g di mollica di pane raffermo

4 cucchiai d’olio d’oliva

un cucchiaio di aceto

acqua

sale

per accompagnamento

2e uova

1 pomodoro

1 peperone verde

1 cetriolo

1 cipolla

 

PREPARAZIONE:

Immergete i pomodori nell’acqua bollente per un minuto. Sbucciateli e privateli dei semi. Lavate, pelate e tagliate le verdure. Mettete a bagno il Pane fino a quando non diventa molle. Strizzatelo e mettetelo nel frullatore insieme alle pomodoro, le verdure, l’aglio, l’olio, l’aceto, il sale e acqua. Frullate fino a ottenere una crema piuttosto densa. Versate il gazpacho in una zuppiera e lasciatelo in frigorifero per almeno un’ora. Nel frattempo fate bollire le uova e tagliatele a cubetti. Poi lavate le verdure, sbucciatele e tagliatele a dadini piccoli, mettendole in piatti separati.

Servite il piatto freddo accompagnato con verdure e uova separate che ogni commensale aggiunge a proprio piacimento.

Quando lo si consuma in stagione molto calda è bene servirlo con immersi alcuni cubetti di ghiaccio.

 

SALMOREJO

Dopo il gazpacho ho voluto inserire anche la mia sopa fria preferita che è il salmorejo di Cordova. Un vero piatto completo estivo dal sapore e originalità unici.

INGREDIENTI:

Per 6 persone

1 kg di mollica di pane

8 cucchiai di olio di oliva

mezzo chilo di pomodori maturi

2 spicchi d’aglio

aceto

3 uova sode

prosciutto magro e stagionato ( meglio jamon serrano ) tagliato a dadini

 

PREPARAZIONE :

La preparazione è identica a quella del gazpacho, essendo diverso il rapporto tra pane e pomodoro, il salmorejo si presenta color salmone e più cremoso (meno liquido) ; inoltre va servito non in una zuppiera di portata, ma in ciotole di coccio singole e in ogni ciotola vanno messi i dadini di prosciutto e un uovo tagliato per il lungo in 4 spicchi.

 

Altre sopas frias meno famose sono la “sopa de aguacate” a base di avocado, la “sopa de pepinos a la menta” a base di cetrioli e yogurt allungati con brodo di pollo, la “mazacamorra” che è un salmorejo bianco senza pomodoro con uova sode e olive nere e la vichyssoise preparata con porri, patate latte e panna.

14Ott/16

MOUSSAKA

moussaka

 

di Andrea Babini

Più che un piatto una bandiera. Dici cucina greca e pensi Moussaka. Sicuramente una reminescenza della dominazione ottomana che però i greci hanno rielaborato migliorandola e facendone una delizia internazionale. Decisamente il mio piatto straniero preferito.

 

INGREDIENTI:

Per 8 persone

2 kg di melanzane

800g di carne macinata di agnello o mista

700g di patate

700g di besciamella arricchita con un tuorlo d’uovo, noce moscata e formaggio grattugiato

400g di pomodori maturi

300g di formaggio kefalotiri grattugiato ( ok dai… pecorino stagionato )

una cipolla

un cucchiaio di cannella in polvere ( facoltativa secondo me )

vino bianco

olio d’oliva

olio per friggere

pepe

sale

 

PREPARAZIONE:

Affettate le melanzane, salatele, fate espellere l’acqua e friggetele in abbondante olio; scolatele e stendetele su carta assorbente.

Lessate le patate .

Preparate un ragù: soffriggete la cipolla tritata, unite la carne e rosolate, bagnate con il vino e fate evaporare e, infine, unite i pomodori, la cannella, il pepe e aggiustate il sale.

Imburrate una teglia e disponete vari strati con questo ordine: patate, melanzane, formaggio e ragù ( se le fette sono sottili fate due strati successivi ).

Coprite con la besciamella, cospargete con altro formaggio, infornate a 180°C e cucinate per circa un’ora.

Lasciate raffreddare, la moussaka si serve tiepida, non bollente.

11Ott/16

Perché il total tax rate in realtà è più alto di quello calcolato

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Consolato italiano a L’Aia, ultimo piano in uno dei palazzi del world forum.
In sala d’aspetto siamo in 7 gli altri tutti giovanissimi, in Olanda è normale sentirsi uno dei pochi vecchietti in giro vista la enorme quantità di giovani,locali e stranieri, richiamati dalle opportunità di studio e lavoro.
Siamo arrivati presto e restiamo in attesa che aprano gli sportelli, io e mia moglie siamo seduti di lato e non riusciamo a vedere chi si stia posizionando dietro il vetro.
Si sente l’attivarsi di un altoparlante, parla una voce femminile con un accento romano colto (bellissimo) che i milanesi con i capelli grigi come me identificano automaticamente ed oramai erroneamente con l’accento del potere.
“Biglietto giallo” annuncia flemmaticamente la voce. …ci guardiamo persi tra gli astanti: tutti abbiamo in mano un bigliettino giallo con il numero stile salumiere, questo microcosmo italiano in nord Europa si è attivato da pochi secondi e già ci proietta nei bizantinismi della nostra amministrazione pubblica.
Ci accordiamo rapidamente con i ragazzi in coda, chi vive qua è civilizzato oltre la media italiana e non fatichiamo a stabilire il turno, noi siamo secondi.
I ragazzi prima di noi sono una coppia mista italo olandese e devono sistemare dei documenti per farsi venire a trovare dai parenti, ricevono dei moduli ed in pochi secondi si appartano a compilare.
“Biglietto giallo” declama nuovamente la voce in questo codice romanolandese che immagino significhi “il prossimo! Arrangiatevi plebe”, tocca noi.
Di là del vetro una signora elegante di mezza età, dietro a lei in ufficio una più anziana indaffarata a raccogliere e timbrare scartoffie.
Sto contando fino a mille da quel po’ , faccio del mio meglio per sfoderare un sorriso e della calma e spiego:
“Buongiorno, ho un problema urgente ed ho bisogno di aiuto per risolverlo, mia figlia è stata ammessa all’università qui a l’Aia ed ha già iniziato le lezioni, noi siamo qui per aiutarla a traslocare, abbiamo diverse pratiche burocratiche da espletare ma ci sono problemi con il documento di identità” , “è un classico” commenta la vecchia dietro le quinte.
“Nel nostro comune purtroppo si producono solo le CDI cartacee e qui ci hanno fatto notare che alla carta di identità di Joelle manca un timbro fondamentale quello a cavallo tra foto e documento e che rende evidente un tentativo di manipolazione (cambio foto), siccome tutti i controlli del documento sono automatici non c’è modo di negoziare con i funzionari e la carta viene respinta, di conseguenza l’avventura olandese dopo selezioni studi e progetti rischia di finire prima di cominciare, gli olandesi però mi dicono che sono fortunato perché a l’Aia c’è il mio consolato che certamente mi aiuterà ed eccomi qua”
Mrs bigliettino giallo mi guarda persa, ho già capito che tra lei ed il mio problema non ci sono solo il vetro dello sportello e dei suoi occhiali ma sedimentazioni di procedure borboniche, di bolle papali e pergamene, altari della patria e balli in maschera dell’ambasciatore, si volta persa verso la vecchia che ha già comiciato a scuotere automaticamente la testa come quei cani giocattolo che alcuni mettevano tanti anni fa sulla cappelliera delle automobili.
” lo sappiamo molti comuni non mettono quel timbro, una volta lo facevamo noi a chi serviva ( a chi serviva???) adesso non possiamo più perché non è un documento emesso da noi”, ” scusi ma non rappresentate lo stato italiano?” ” già ma quello lo ha fatto il comune, noi siamo l’ambasciata”.
Rapidamente contemplo le opzioni: urlare insulti e riempire di pugni il vetro, andare a sedermi per terra nell’atrio e dire mia moglie di chiamare la stampa che io non mi muovo fino all’arrivo dei carabinieri, poi penso a mia figlia, alla fatica ed al lavoro fatto per arrivare fino a qui ed alle alternative nulle che avrebbe una come lei se torna in patria e mi esce solo ” quindi mi mandate via senza soluzione? Tanti ringraziamenti allo stato italiano ed andate a f..”
Esco, contemplo la possibilità di comprare un documento falso dalla mafia: sarebbe fatto sicuramente meglio, senza errori, costerebbe meno ed arriverebbe prima… nessuno in famiglia me lo permetterebbe, “loro” sono ancora convinti che tra chi abbiamo appena incontrato e la mafia ci sia una sostanziale differenza, a mio avviso oramai si tratta di due diversi tipi di taglieggiatori.
Mi siedo ad un bar e chiamo il nostro comune di residenza, a questo punto non ho alternative il problema devono risolverlo loro.
Altra conversazione surreale, sono così immerso nella discussione che mi dimentico di essere in un bar all’aperto pieno di avventori, ad un certo punto alzo gli occhi e vedo diverse persone che mi guardano interessate sorridendo: sono il tipico italiano, urlo e gesticolo mentre parlo al telefono, ne ho anche per loro, interrompo la conversazione con l’anagrafe e gli dico: ” Hey it’s not easy to be a blody italian abroad when you have to deal with such fucking idiots for a simple ID….”
Riprendo la conversazione con gli impiegati del comune, per niente offesi dalla mia frase precedente, mica la hanno capita.
Non riporto l’intera conversazione ma le chicche sono:
” il timbro non è obbligatorio” – I terroristi stappano champagne, basta fregare un documento cambiargli la foto et voilà
“gli olandesi devono adeguarsi alle leggi italiane ed accettare i documenti come li facciamo noi” – alla faccia del CE
“ahhh ma ci saremo dimenticati cosa vuole con tutto il lavoro che abbiamo!” – no comment

Alla fine l’unica opzione è fiondarsi in Italia fare il timbro e tornare indietro, ovviamente viaggiando nottetempo perchè è Lunedi pomeriggio oramai, l’anagrafe è aperta solo al mattino ed il mercoledi invece è chiusa, ti distrai un attimo ed un’altra settimana è persa.
Sono in auto perchè abbiamo appunto traslocato, guido tutta la notte, la mattina successiva ore 9.00 sono in anagrafe ed entro le 11.00 ottengo il mitico timbretto.
Poi molto semplicemente basta spendere 860 euro con KLM rientrare in serata ad Amsterdam, prendere il treno per L’Aia, dormire una notte in Hotel e presentarsi in banca e altri uffici la mattina successiva per completare le pratiche rimaste in sospeso, dopodichè a rovescio rivolare a Bologna in serata.
Cosa c’entra tutto questo con il titolo?
Potrei dilungarmi su quanto costano i consolati ai contribuenti italiani e su quali servizi danno, forse il rimpatrio della salma dopo che ti hanno spinto al suicidio ma il concetto è più ampio.
Questa storiella in certe parti anche divertente è un piccolo esempio di quanto ci costano in tempo e soldi le inefficienze del nostro apparato pubblico, possiamo sforzarci a calcolare tutti gli zero virgola percento in più o in meno di imposizione che avremo quest’anno la realtà è ben peggiore, ogni giorno a causa di queste inefficienze si perdono centinaia di migliaia di euro e nessuno se ne occupa.
Nel mio caso specifico considero tasse aggiuntive le spese extra in cui sono incorso per risolvere il problema, in tre giorni l’imposizione sul sottoscritto è aumentata di circa 1.200 euro, senza contare il costo opportunità (questo sconosciuto) di aver bruciato gli ultimi giorni di ferie disponibili che avevo destinato al relax post trasloco.
Nel frattempo un’altra italiana se ne va, in questo caso è mia figlia ed è difficile per me restare coerente con quello che penso, trovo bello che i miei figli cerchino la loro strada nel mondo senza fermarsi all’italietta ma noi qui invece, chi siamo capaci di attrarre? Mi astengo volutamente da facili battute lacuna che sono certo verrà immediatamente colmata dai lettori

08Ott/16

POLPETTONE ALL’USO ZINGARO DEL SIG. ARTUSI IMMAGINARIO

polpettone-zingaro

di Andrea Babini

Parte oggi la nostra rubrica settimanale di cucina, “ricette einaudite” . Le ricette usciranno tra il venerdì e il sabato e avranno per lo più  respiro internazionale, seguendo una logica libertaria che per i confini statali non ha molto rispetto.

POLPETTONE ALL’USO ZINGARO DEL SIG. ARTUSI IMMAGINARIO

Questo piatto proviene da un libro (Odore di chiuso) di un eccellente giallista italiano, Marco Malvaldi. Nella finzione letteraria egli immagina che il noto Pellegrino Artusi ( coinvolto in fatto di sangue e partecipe alle indagini ) decida di tenere per se questa sontuosa ricetta scoperta in una villa toscana, perchè troppo buona e quindi degna di essere “segretata”.

INGREDIENTI:

(per 4 persone)

Tonno sott’olio 500g

2 Peperoni gialli

sedano

Pane del giorno avanti 330g

Olive nere snocciolate ( meglio taggiasche ) 100g

2 uova

latte 200 ml

olio

burro

prezzemolo

pangrattato 40g

panna 50 ml

sale

pepe

PREPARAZIONE:

Passare i peperoni alla fiamma onde spellarli con facilità, mondarli, privarli dei semi e ridurli a pezzetti piccoli. In un’ampia padella fare soffriggere il sedano tagliato a fettine sottili e quando avrà preso colore aggiungervi il peperone, fare cuocere il tutto per alcuni minuti ( L’Artusi immaginario scrive “il tempo del saluto ad una bella dama “, ma dato che nel romanzo scrive sul suo diario privato potrebbe trattarsi di una allusione al tempo di un congresso carnale , egli viene descritto infatti come gaudente e donnaiolo ).

Mettere nel frattempo il pane ad ammollare nel latte che avrete precedentemente portato a bollore.

Aggiungere ora il tonno dopo averlo sbriciolato con una forchetta e lasciare che si ritiri. In successione sempre rigirando aggiungere olive nere snocciolate, il pane ammollato e ben strizzato, il prezzemolo, sale e pepe.

Lasciar raffreddare il composto.

Riprendere il composto in una ciotola, intridendolo con le uova e lavorandolo bene con le mani, poi legare usando la panna.

Ungere una teglia e cospargere con metà del pangrattato, versarvi il composto e coprire con il restante pangrattato.

Cuocere in forno ben caldo.

Un consiglio per gli amici che vorranno provarla, la ricetta originale contiene la panna e io l’ho riportata, ma nell’esecuzione l’ho eliminata. RItengo sia superflua e tolga armonia. Anche il pane ammollato con il latte è un componente rischioso, usatelo con moderazione o il vostro polpettone potrebbe avere difficoltà di “tenuta”.

30Mag/16

Acqua pubblica, un’ odissea privata.

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Di Nicola Onnis

L’acqua pubblica, ovvero, il volto disumano dello stato
Vabbè , c’è stato un referendum e lo sappiamo. Sappiamo come è andata a finire. Da quel referendum l’acqua è un diritto di tutti i cittadini, poveri e ricchi, belli e brutti. Con queste premesse non poteva essere che lo stato, attraverso i suoi enti locali, ad assumere l’onere della fornitura di questo bene essenziale. Bisognava eliminare ogni sospetto di eventuali speculazioni da parte di gestori privati dediti, come si sa, al dissanguamento del debole consumatore. Ora vi racconterò la mia esperienza personale e familiare con l’acqua pubblica bene comune. Vi chiedo solo di non interpretare questa mia testimonianza come mero esercizio di vittimismo ma di cogliere tutta la mia solenne incazzatura. Continue reading

24Mag/16

Stato investitore ? No, grazie.

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Di Danilo Perini

E’ da diverse settimane che volevo scrivere due righe sulle mirabolanti operazioni finanziarie di Cassa depositi e prestiti coi nostri soldi. Per la precisione dall’inizio dello scorso febbraio, quando ho letto sulla mia rassegna stampa professionale della leggera minusvalenza ottenuta dall’acquisto (non proprio a buon mercato…) di azioni Saipem da parte di Cdp tramite il Fondo Strategico Italiano (che dal 31 marzo 2016 si chiama CDP Equity Spa, che l’inglese fa figo). Continue reading

29Apr/16

CONTRO LA POLITICA COME PROFESSIONE

Cetto Laqualunque

di Alberto Piovani

Mi dà molto fastidio rimpiangere i bei tempi andati, un po’ perché mi fa sentire vecchio, un po’ perché so benissimo che il passato non era meglio del presente.
Ultimamente però, mi trovo a domandarmi perché nella politica, non solo italiana, non nascano più leader di qualità.
Esiste qualcuno in grado di reggere il confronto con Einaudi o De Gasperi ?
Esistono in Europa degni eredi di Adenauer, De Gaulle, Thatcher, Kohl ?
E negli Stati Uniti possiamo dire che Obama, Bush jr e sr, Clinton, siano stati all’altezza di Reagan o Kennedy ?
Se le risposte, come credo, sono sempre no, allora è incontestabile che il livello medio della classe politica nelle democrazie mature è in netto e continuo peggioramento.
Come spiegarlo ? Continue reading