Category Archives: Essere liberali

La verità e il “rispetto per le opinioni degli altri”

di Maria Missiroli

Passo per verbalmente intransigente.  A volte anche verbalmente aggressiva. Certo, non in tutte le situazioni: dipende da quale è l’argomento e chi è l’interlocutore. Se sto discutendo di qualche tema serio, a voce o per iscritto, immancabilmente ad un certo punto arriva la replica: “Vuoi aver ragione a tutti i costi”, “Non riesci a tollerare che si possa pensare diversamente da te”, recentemente anche “Bisogna stare attenti a non scivolare nel dogmatismo”. Non posso ricordare tutte le variazioni sul tema, ma, insomma, avete capito. E tutte le volte mi dispiace, penso che sicuramente ci sarebbe stato un modo migliore di esprimermi. Ma dentro di me mi viene un po’ da sorridere dicendomi: “Anche stavolta hai sopravvalutato l’interlocutore” Continue reading

24Gen/18

Il potere ed i soldi

“I rapporti Oxfam e simili, che utilizzano criteri alquanto discutibili, non contribuiscono né a diminuire le disuguaglianze né ad aiutare chi è in una condizione di povertà, ma servono solo a foraggiare i professionisti dell’indignazione. “ Eccetera eccetera, capitalismo etico e tutto quanto. Bla bla bla.

Alla pubblicazione del rapporto che rivela che 8 persone possiedono la stessa ricchezza del 50% della popolazione mondiale, leggo questi commenti, certo giusti, ma non sono soddisfatto. Non svaluto chi vuole spiegare che il capitalismo consente il benessere più di qualunque altro sistema. Mi sta bene, ma non mi soddisfa.

Sempre in cerca di posizioni chiare ho bisogno di qualcosa di più. Qualcosa che centri l’obiettivo. M’interrogo sulle parole e mi chiedo cosa significhi ricchezza.
Da bambino avevo l’immagine di depositi di danaro, fare il tuffo nelle monete, un uomo tirchio che risparmia ogni cent e possiede fantastiliardi di dollari. Però Orwell racconta, nel suo meraviglioso “Senza un soldo a Parigi e Londra”, di avere conosciuto l’ultimo avaro di Parigi, un barbone morto conservando enormi ricchezze nel materasso. L’ultimo, appunto: epoca finita. Negli anni ’80 leggevo di ricchi arabi con i rubinetti dello yacht di oro massiccio, cioé del dispiegamento cafone della ricchezza come spreco e insulto alla povertà. E amici mi raccontano di aerei mandati apposta a prendere le rose appena spiccate dai giardini di Ryjad per qualche moglie del sultano che occupava piani interi di qualche albergo in Europa. Tutto finito, ché gli arabi adesso investono e nutrono le nostre aziende bisognose di capitali. Ci saranno ancora i capricci di qualche favorita, ma il cuore, the beef, è diventato un oculato impiego degli immensi capitali derivanti dal petrolio.
M’interrogo allora sul significato di ricchezza. Anni fa era Bill Gates l’uomo più ricco del mondo. Devo immaginare un uomo con un conto corrente con tantissimi zeri? non ci sono più l’epoca e le condizioni per immaginare depositi di monete. Sono allora zeri nell’estratto conto? ovviamente non è così. E non sono proprietà terriere, giacimenti minerari, fonderie d’acciaio, non ci dobbiamo immaginare un uomo che a gambe divaricate dà ordini ai suoi operai nel cortile di una fabbrica. Oggi sono Zucherberg o altri che, come lui, forniscono servizi che per noi sono essenziali. La loro ricchezza deriva dall’aver capito prima degli altri cosa ci serve e fornircelo in maniera gradevole e utile. E’ una ricchezza basata essenzialmente sulla fiducia; domani dovessero scoprire un vulnus nel sistema informatico, la ricchezza di queste persone sparirebbe all’istante. Anche fossero proprietari di miniere di rame o di immense coltivazioni di grano, quindi di beni ben tangibili e solidi, la ricchezza potrebbe scomparire in fretta dietro le fluttuazione dei listini di borsa. Al di là di tutto, la ricchezza è oggi costituita da azioni, partecipazioni, quote di società che hanno un valore. Zuckerberg detiene una quota di un’azienda ed è questa quota che viene conteggiata dai rapporti. Nessuno va a vedere il suo conto corrente, che potrebbe essere anche vuoto.

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10Dic/17

Gerusalemme e gli ipocriti dell’ONU

 

di Giulio Meotti

Un po’ di storia utile su Gerusalemme: “Gerusalemme, la città era divisa dal filo spinato. Si chiamava “kav ironi”, la linea arbitraria di divisione della città. I cecchini giordani erano piazzati sui tetti, mentre i campi minati erano ovunque nella “no man’s land”, in ebraico “shetah hahefker”, lunga sette chilometri. L’unico passaggio fra le due parti della città, quella israeliana e quella giordana, era attraverso la celebre Porta di Mandelbaum, dal nome dei coniugi Esther e Simcha Mandelbaum, proprietari della casa dove passava il confine.

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Cartelle esattoriali Equitalia

La legge è sacra, ma non per Equitalia.

Avete visto cosa sta preparando il governo per riaprire a proprio favore i termini della rottamazione delle cartelle esattoriali? Un’azione veramente indegna e mostruosa, già messa in atto in passato e qualche volta stroncata (in ritardo) dalla Corte Costituzionale. Ma altre volte l’inganno è passato e comunque anche quando è stato fermato era già tardi, perché quanto interviene la Corte, di solito dopo un paio di anni, lo scopo prefissato ormai è irreparabilmente raggiunto. D’altra parte è noto che la Consulta funziona a corrente alternata. Continue reading

La libertà all’università è la goliardia, non il ’68

Gli eventi di questo inizio  Febbraio presso l’Università di Bologna; gli scontri  dei collettivi studenteschi, degli autonomi, degli antagonisti e, vogliamo dirlo, di tutta la feccia di piccoli spacciatori e delinquentelli seriali che quel mondo senza capo ne coda si porta dietro con le autorità universitarie prima e le forze dell’ordine poi, ci ripropongono uno schema e un’immagine anacronistica, grottesca e ridicola, per quanto tragica, della vita dell’università bolognese.

Purtroppo questo è il frutto di scelte precise fatte negli anni dalle amministrazioni di sinistra della città, che hanno coltivato, coccolato, favorito queste organizzazioni demenziali, ideologiche e ridicole. Il ciarpame ideologico e fuori dal tempo con cui questi, attempati, studenti si riempiono la bocca all’alba del terzo millennio è francamente penoso, penoso lo stile, penosa la retorica e penosi gli slogan. Eppure le amministrazioni citttadine, vuoi per contiguità ideologica, vuoi per semplice mancanza di coraggio non hanno mai mancato di foraggiare, elargire sedi e pagare le spese a codesti cialtroni. Continue reading

06Feb/17

IL POLITICAMENTE CORRETTO, LA GABBIA DELLE OPINIONI

di Andrea Babini

Con l’elezione alle presidenziali americane di Donald Trump e l’avanzata di varie forme di populismo in reazione al pensiero progressista dominante, si è reso evidente un problema, che nei decenni passati le intellighenzie occidentali non hanno voluto affrontare con un dibattito aperto; la reazione di rigetto di ampie fasce della popolazione verso l’omologazione del politicamente corretto. Continue reading

LA SHOAH NON FU SOLO STERMINIO

Nei giorni scorsi si è celebrata la “giornata della memoria”. E’ stato un diluvio di commenti sui social e sugli altri media. Per lo più le persone hanno “testimoniato” e tanti altri hanno manifestato un certo disappunto nei confronti della ricorrenza.

Perché disappunto? Per due ordini di motivi: Il fastidio epidermico verso le “giornate tematiche” e il mantra ricorrente secondo il quale “ricordare” la Shoah sarebbe una sorta di torto agli altri crimini ed eccidi della storia umana. Continue reading

04Ott/16

Io, il Mario Draghi dei 30 e lode

Dopo venti anni che insegni lo sai quando gli studenti copiano durante uno scritto, i sintomi sono inequivocabili. C’è quello apparentemente sotto barbiturici, Nick Mano Fredda, che con occhio strafatto ti fissa per capire come ti muovi,  quali sono le tue logiche di sorveglianza, quando il faro della torretta di guardia sarà girato in un’altra posizione. Poi c’è lo yogi, quello che assume strane posizioni. Eta Beta, che sotto il banco pare che abbia un intero negozio di cancelleria. Ci sono gli staffettisti, che uno alla volta vengono a farti domande irrilevanti cosicché i loro compagni possano copiare mentre sei distratto. I prostatici e quelli con l’incontinenza urinaria sono i più banali.

Tutti questi comportamenti sono indizi certi di traffici loschi, ma non possono indurti ad espellere uno studente: non hai prove certe. Loro capiscono che tu non sai cosa fare ed il numero di studenti appartenenti alle categorie citate sopra aumenta esponenzialmente. Questo genera in te un senso di impotenza e quindi di rabbia.

Osservando i consueti comportamenti, un giorno ho pensato che in fondo era una delle ultime occasioni in cui quei ragazzi sarebbero stati solidali fra loro. Una volta usciti dal circuito scolastico le logiche tipiche degli ambienti lavorativi avrebbero preso il sopravvento, portandoli inevitabilmente a competere. Quasi provavo umana simpatia (i panni dell’amico sono sempre più comodi di quelli del carnefice).

Era però il periodo in cui si cominciava a discutere di Quantitative Easing. Questo clima mi ha portato a pensare che la mia carica mi rende il Mario Draghi dei 30 e lode. In fondo, che differenza fa per me “stampare” un 30 e lode di più o uno di meno? Perché non essere generosi? Ed allora il comportamento dei ragazzi non è così diverso da quello degli adulti: SOVRANITA’ MONETARIA!!! Il fatto che ciò generi inflazione (nel mio caso, tutti studenti “eccellenti”, quindi con un titolo che non certifica alcunché) non si vede subito, ci penseremo fra qualche anno, dopo la laurea.

L’unico modo per cambiare i comportamenti è quello di introdurre la nozione di scarsità delle risorse. Perciò, prima dell’ultimo scritto mi sono presentato in classe e ho spiegato che se, ad esempio, 10 studenti avessero fatto un compito sufficiente, si sarebbero spartiti un totale di 10×25=250 punti. Sei da 30 e vuoi lasciare che i tuoi amici sbircino la soluzione? Affari tuoi, ma sappi che ci stai rimettendo. Ancor di più se la soluzione finisce in mano a chi si è organizzato con un gruppo Whatsapp: da 30 finirai a 25, fatti tuoi (io alla fine comunque faccio pure l’orale, sono un vero rompiscatole). Termino il ferale annuncio ed un po’ del gesso che svolazzava nell’aria mi finisce in gola e quasi soffoco. Non sono scaramantico, ma se fra pochi anni morirò di una brutta malattia sappiate che quel po’ di gesso è stato l’inizio.

Risultato? Solo un 70% degli studenti si presenta allo scritto: un buon inizio. Durante il compito non vedo Eta Beta, non vedo staffettisti, non vedo Nick Mano Fredda, nessuno ha problemi di prostata, Qualche yogi c’è comunque, vabbè. I risultati mostrano una biodiversità degli errori che indica generalmente elaborazioni autonome, In altre parole, forse si è copiato, ma non in modo massiccio come gli anni passati.

Quali conclusioni trarre senza scadere nella retorica? La più evidente, a mio giudizio, è che la solidarietà, apparentemente un tratto tipico dell’italiano, si fa più rarefatta quando i costi ad essa associati vengono esplicitati. La scuola, attraverso la rinuncia di molti docenti a quantificare le diverse performance degli studenti, probabilmente contribuisce a creare una cultura che favorisce il ricorso a sotterfugi a svantaggio di preparazione e responsabilità individuali. Per contro, l’introduzione del concetto di scarsità, tipico della gestione economica delle risorse finite, dovrebbe portare i ragazzi ad una maggiore consapevolezza delle proprie capacità, favorendo scelte in merito al proprio futuro più informate.

10Set/16

Lo Zen della Libertà

Zen guys by water

Vi proponiamo la traduzione di un articolo apparso in un blog (l’originale lo trovate qua https://libertarianzen.blogspot.it/2013/01/the-zen-of-liberty.html?showComment=1463903084284#c7707409773694884479).

L’articolo mette in evidenza alcune affinità fra lo Zen ed il libertarismo, affinità che speriamo poter indagare più a fondo con la collaborazione dell’Abate e dei monaci del monastero Zen Fudenji (vicino a Fidenza). In particolare, la relazione fra la cultura Zen che stimola la libertà interiore, vista come la capacità di “guardare dentro l’abisso”, ed il livello di protezione che gli individui richiedono allo stato sembra essere un tema estremamente interessante.

Buona lettura.

 

 Lo Zen della Libertà (di Ted)

Il libertarismo è una filosofia politica che afferma che gli individui liberi, lasciati a sè stessi, creeranno il maggior benessere per l’intera società semplicemente perseguendo i propri interessi individuali, sempre che non violino i principi di non aggressione verso gli altri individui e che rispettino il diritto di proprietà.  I libertari credono che i mercati nascano spontaneamente là dove l’ingresso al mercato sia consentito a chiunque lo desideri, e che le transazioni di beni e servizi all’interno dei mercati portino a benefici per chi compra e per chi vende. I libertari credono anche che questo processo sia naturale e che proprio questo processo, nel mercato delle idee,  ci abbia portato elementi essenziali del nostro vivere comune come, ad esempio, il linguaggio.

Il buddhismo Zen è l’antica forma del buddhismo Mahayana praticata in Cina e Giappone. Deriva dal Buddhismo Theravada e risale a Siddhartha Gautama, che secondo la tradizione arrivò alla piena illuminazione e divenne il Buddha storico. Detto in parole povere, la filosofia del Buddhismo è che la causa della sofferenza dell’uomo sia l’ignoranza  ed il desiderare ciò che non si può avere. I buddhisti credono in quattro nobili verità: che la sofferenza esiste (in sanscrito si denota con Duhkha, che può essere meglio definita come dolore, frustrazione o malattia cronica), che esiste una causa di essa (in sanscrito Trishna, cioè sete, o desiderio), che ha una cura (l’Illuminazione, o Nirvana) e che per raggiungere questa cura si debba seguire il sentiero ottuplice.

Il sentiero ottuplice è un codice di condotta che comprende la retta comprensione, la retta motivazione, la retta parola, la retta azione, la retta vita, il retto sforzo, la retta consapevolezza, la retta concentrazione. Chi segue questo sentiero creerà un buon Karma per sè stesso e per chi lo circonda. Il Karma non è un’aurora mistica che circonda la tua testa quando fai qualcosa di buono o di sbagliato. Il Karma è il prodotto delle nostre azioni, secondo una regola di causa ed effetto. Se suoni il clacson, la macchina davanti a tesi si accorgerà che il semaforo è verde ed inizierà a muoversi. Può darsi che questo ti permetta di non arrivare in ritardo al lavoro una volta di troppo, oppure no. Ferire gli altri, mentire, rubare o uccidere può avere conseguenze metafisiche, anche se non è certo. E’ invece certo che tutto ciò avrà conseguenze fisiche. Mentire agli altri porterà stress nella tua vita e ti darà probabilmente una pessima reputazione. Rubare può essere remunerativo per un po’, ma il ladro rischia di essere ferito od ucciso quando si appropria di qualcosa con la forza e, comunque, avrà sempre paura degli altri. Inoltre, il sentimento naturale di compassione per gli altri gli causerà stress ed ansia. Uccidere ha conseguenze identiche. E’ quindi evidente che condurre una vita pacifica ed onesta porterà ad un maggior benessere che condurre una vita violenta e disonesta.

Il Buddhismo Theravada e quello Mahayana (che include lo Zen) si dividono sui percorsi da seguire per arrivare all’Illuminazione. Per il Buddhista Theravada, un praticante ordinario difficilmente conseguirà l’illuminazione in questa vita; dovrà praticare per molte vite. Per il Buddhista Mahayana l’illuminazione è possibile, perché è già stata realizzata, ma la nostra ignoranza e la nostra tendenza a vederci separati dal mondo che ci circonda ci sono di ostacolo. Per il Buddhista Mahayana, l’Illuminazione è rimuovere le illusioni e realizzare che ciò che rimane è il nostro vero Io.

Così lo Zen prese piede, non in opposizione alle precedenti forme di Buddhismo, ma piuttosto come lo sviluppo e la maturazione delle idee del Buddhismo Theravada, portandole alle loro naturali conclusioni attraverso l’opera di chi era riuscito a raggiungere l’Illuminazione come Siddharta Gautama  (analogamente, il porre limiti all’azione del governo basandosi sul mercato ed il libero scambio porta naturalmente una persona a sposare le filosofie note come miniarchismo e anarco-capitalismo).

Oggi lo Zen si manifesta al grande pubblico attraverso i pesanti tratti calligrafici tipici delle arti orientali, le cerimonie del the ed i famosi koan come, ad esempio, “Qual è il suono di una sola mano che applaude?” Tutte le arti Zen derivano dall’apprezzare l’essenza delle cose. Libri come “Lo Zen ed il tiro con l’arco” (Eugen Herrigel, Adelphi) ci mostrano la relazione fra pensiero ed azione. Lo Zen è una filosofia di azione, di realtà, che analizza la relazione fra noi e l’Universo che ci circonda.  Lo Zen ha origine dall’intuizione che tutto ciò che esiste è completamente al di fuori della nostra nostra comprensione intellettuale e che esiste in uno stato mutevole, interdipendente di “talià” (Tathata). Le “cose” che appaiono, che noi classifichiamo come separate ed indipendenti non hanno, infatti, un’essenza propria oltre a quella che noi attribuiamo loro.

Consideriamo, ad esempio, una sedia. Supponiamo che sia di legno. Per noi, la sedia ha una forma specifica ed esiste separatamente da cose come tavoli ed alberi. Ma questa essenza di “sedietà” che noi percepiamo esiste solo dentro di noi.  Ciò che abbiamo è un oggetto, fatto da qualcuno, da qualche parte del mondo, che noi riconosciamo come sedia. Questo oggetto ha gambe, un posto su cui sedersi, quindi è una sedia (ed anche il Buddhismo Zen è d’accordo su questo punto, per scopi pratici). Ma cosa succede se la spostiamo? E’ ancora una sedia? Se le seghiamo due gambe? E se fosse piccola, come quella della Barbie, perderebbe la sua “sedietà” o sarebbe solo il modello di una sedia con la sua “modello-di-sedietà”?

Che accade se ci sediamo sul tavolo? Il tavolo diventa una sedia? Beh, per ogni intento e scopo, sì, se ti siedi su una tavolo, il tavolo diviene una sedia. Ma il tavolo non è cambiato, ciò che è cambiato è la tua mente. Cosa possiamo dire di una sedia che sia immutabile? Se la sedia è fatta di legno, cosa che possiamo verificare con certezza, possiamo dire che la sedia è stata realizzata con pezzi di legno, tagliati, sabbiati ed assemblati con viti per costruirla. Ma da dove viene il legno? Facciamo l’ipotesi che il legno sia di una quercia del Maine, tagliata per fare mobili. Va bene, ma cos’è il legno? E’ il materiale che costituisce l’albero. Gli alberi sono grandi piante usate per fare sedie. La quercia nasce dalla ghianda, che a sua volta è nata da un’altra quercia. La ghianda necessita acqua, aria, terra e luce solare per germogliare verso il cielo. Dunque la quercia, e gli alberi in generale, non possono esistere come entità isolate. Essi richiedono l’esistenza di acqua, aria, terra, insetti, uccelli e, in tanti casi, anche di chi li userà per fare sedie. In questo modo, ogni cosa dipende da ogni altra cosa nell’Universo e nulla è permanente. Esattamente come la sedia, anche le nostre identità hanno una natura elusiva.  Però, indipendentemente da come esiste nella nostra mente, la sedia è lì, sotto di te. Lo Zen cerca esattamente di confutare la visione psicologica di un mondo isolato e frammentato, fatto di entità separate fra loro.

L’obiettivo del Buddhismo Zen è di capire la vera natura di noi stessi e, facendo questo, dello stesso Universo.

Così, finalmente, sono arrivato al punto cruciale della mia discussione, cioè che il Libertarismo e lo Zen hanno tantissimo in comune.

Nel suo articolo “Io, la matita”, l’economista Leonard E. Read afferma che nessuno sulla Terra sa come fare una matita. In principio questo può sembrare assurdo, ma approfondendo la questione ci si rende conto che l’affermazione è corretta. Infatti, per fare una matita partendo da zero è necessario tagliare il legno. Ma per tagliare il legno serve una sega, per fare la quale è necessario estrarre ferro e trasformarlo in acciaio. La grafite dovrà essere estratta da qualche altra parte e la gomma per cancellare dovrà essere prodotta attraverso un altro procedimento, completamente diverso dai precedenti. Se qualcuno volesse farsi una matita da sè, il costo finale potrebbe essere di qualche milione di Euro e potrebbe impiegare anni per costruirla. Infatti, le matite non sono fatte in questo modo. Esse sono prodotte dalla cooperazione di milioni di individui, ognuno dei quali lavora per migliorare le proprie condizioni di vita; ognuno collabora volontariamente, in assenza di coercizione e facendo affari con gli altri e tutti pensano che gli affari portati a termine siano di beneficio per entrambe le parti. Così, noi siamo oggi in grado di comprare una scatola di matite per pochi Euro, senza prestare molta attenzione a quanto sia complesso realizzare ciascuna matita. E la matita è probabilmente uno degli oggetti più semplici che utilizziamo oggi. Le persone che concorrono a creare la matita spesso non sono a conoscenza l’uno dell’altro. Essi provengono da storie diverse, diverse classi sociali ed economiche, abitudini e religioni, spesso parlano lingue diverse. Nonostante ciò, possiamo comprare le matite a bassissimo prezzo. Secondo Read, le persone in questo processo sono guidate da una “mano invisibile”. L’esistenza della nostra società ed il miglioramento delle condizioni di vita di tutti non è a scapito degli interessi personali delle persone ma, al contrario, è un prodotto necessario di questi interessi.

Lo Zen ci insegna che siamo una parte inseparabile dell’Universo in cui viviamo, che è perfetto e completo. Sono le nostre illusioni e la nostra ignoranza che non ci permettono di vederlo come tale. Il Libertarismo ci insegna che la società funziona al meglio quando gli individui sono liberi di decidere, vincolati solo dal vincolo della non aggressione. La discordia nasce quando cerchiamo di interferire, tentando di riparare cose che non sono necessariamente rotte.

Le persone sensibili possono sentire che il mondo soffre di “ingiustizia sociale”, che dovrebbe essere eliminata dallo Stato. Così votano perchè siano approvate leggi che tassano il benessere per sussidiare il povero, o che innalzano il salario minimo nel tentativo di migliorare le condizioni di vita delle persone all’ultimo gradino della scala sociale. In realtà queste leggi arrecano danno al povero, perché un salario minimo troppo elevato semplicemente non permetterà ai datori di lavoro di assumere personale scarsamente qualificato. Il risultato è che il povero non potrà lavorare perché le aziende dovrebbero coprire con le proprie perdite la differenza fra la sua produttività ed il salario minimo. Così, invece di alleviare il problema, queste leggi finiscono per complicare la vita sia del povero che del ricco.

Nello stesso modo, chi pratica Zen potrebbe cercare di alleviare le proprie sofferenze tentando li liberarsi dal desiderio. Il problema è che ogni tentativo di liberarsi del desiderio sarebbe un atto dettato dal desiderio. Così, si cercherebbe di eliminare un problema creandone un altro, o addirittura rinforzando il problema di cui ci si vuole liberare. In modo simile, durante la meditazione il praticante potrebbe cercare di fermare il flusso del pensiero, ritornando però a pensare a come non pensare, in un incessante via vai. E’ una situazione difficile, che illustra come il fraintendimento del mondo e di noi stessi ci possa portare a fare cose che, anzichè risolvere problemi, li peggiorino o ne creino di nuovi (se ti interessa, la risposta è non cercare di non pensare, ma concentrarti su ciò che stai facendo, cioè la respirazione e la postura, nel movimento, nell’azione.  La risposta del Libertarismo è analoga, lascia che le persone vivano come ritengono sia più idoneo per loro stessi. Ciò che più importa è quanto bene puoi vivere la tua vita. Se i diritti degli individui sono il fondamento della società, allora ognuno avrà la maggior probabilità di vivere la vita che desidera vivere).

Sia il Libertarismo che lo Zen hanno al proprio centro il rispetto per l’ordine naturale delle cose. Gli individui agiscono perseguendo i propri interessi, ma non a spese degli altri. Chi non rispetta questo principio sarà considerato in errore. Indipendentemente dalla nostra cultura, siamo esseri compassionevoli,  sappiamo che far del bene agli altri ci porterà del bene. Siamo molto intelligenti e, collettivamente, abbiamo una conoscenza sconfinata, così ampia che, per quanto ci sforziamo, non riusciremo mai ad assimilarla integralmente. La grande rivelazione del Libertarismo è che, facendo del bene a noi stessi, finiamo col migliorare le condizioni degli altri.

E’ il più grande errore del periodo storico  in cui stiamo vivendo pensare che la maggioranza dei votanti abbia il diritto di usare la forza per sequestrare la proprietà privata di una persona per trasferirla ad un’altra. E’ un errore perché la redistribuzione si basa sull’uso della forza. Se la forza non fosse usata e le stesse transazioni fossero fatte spontaneamente, gli effetti sarebbero molto meno devastanti, al contrario, essi sarebbero fonte di miglioramenti sociali. Quello che oggi è furto e dipendenza dallo stato, sia da parte dell’agricoltore benestante  che viene sussidiato per produrre biometano, sia per la madre single  che sopravvive grazie a buoni in denaro per comprare cibo ed edilizia pubblica, si trasformerebbe in una naturale allocazione di risorse da parte del mercato che premierebbe i settori più produttivi della società e si prenderebbe cura, attraverso opere di carità, di chi ha veramente bisogno. Dove c’è domanda ci sarebbe offerta e dove le persone competono per aggiudicarsi le richieste del mercato i beni e servizi diventano meno cari (quindi accessibili a più persone) ed innovativi.

I grandi progressi della storia umana, dal linguaggio, all’elettricità, dall’automobile all’aereo per finire a  internet od a qualunque altra cosa Dio voglia sono stati donati all’umanità da uomini con grandi risorse ed ingegno, capaci di prendere ciò che già esisteva ed innovarlo, combinandolo con altre innovazioni, per creare qualcosa di nuovo, il tutto per realizzare il proprio interesse personale. Questa è la natura, l’essenza degli esseri umani. I tentativi di punire le persone di successo per sostenere chi non è capace sono irrealistici e fanno più danno che bene. Chiaramente, la natura è un instancabile ed intelligente avversario ed ogni tentativo di andare contro di essa finirà in modo disastroso.

Zen e Libertarismo sono entrambi centrati sull’individuo e sulle sue relazioni con il mondo che lo circonda. La tua individualità, il tuo corpo, la tua mente ed il tuo spirito sono proprietà di cui non potrai mai liberarti, ma che nemmeno potranno mai avere un’esistenza indipendente dal mondo che ti circonda. Sia nello Zen che nel Libertarismo c’è libertà e responsabilità. Forzare gli altri a fare la cosa “giusta” non funziona, perché la virtù e propria delle persone a cui è permesso agire secondo il proprio libero arbitrio.

 

20Apr/16

Lettera aperta ai “rivoluzionari” di un giorno solo.

leoni da tastiera

di Francesco Baiesi

Ma dove siete voi, che volete insegnare agli altri come ci si dovrebbe comportare, tra un elezione e l’altra? Che cosa fate oltre che mettere una croce su una scheda ogni 5 anni? Ma quanto vi hanno fatto il lavaggio del cervello se pensate che basti entrare in una cabina elettorale per poter dispensare patenti del buon cittadino a destra e a manca? Troppo facile sentirsi a posto con la propria coscienza dopo aver propagandato in modo interessato la partecipazione al voto di un referendum.
Avete mai fatto un banchetto in strada per raccogliere firme o adesioni per una causa? (Magari al freddo con la neve). O organizzato un evento informativo nel vostro comune, nella vostra biblioteca di paese? O dato dei soldi per una causa? Avete mai partecipato alla vita politica locale o nazionale? Oppure la vostra partecipazione è mettere una firma, per la qualunque, su change.org e condividere sulle vostre bacheche boiate prese da siti che fanno soldi sugli analfabeti funzionali? Per me chiunque si impegna in modo onesto, disinteressato e CONSAPEVOLE è meritorio di rispetto, a prescindere per cosa lo stia facendo. Ben più di chi va a votare e basta o va a votare “tanto per” (e in tanti anni da scrutatore ne potrei raccontare così tante che levati).
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