Acqua pubblica, un’ odissea privata.

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Di Nicola Onnis

L’acqua pubblica, ovvero, il volto disumano dello stato
Vabbè , c’è stato un referendum e lo sappiamo. Sappiamo come è andata a finire. Da quel referendum l’acqua è un diritto di tutti i cittadini, poveri e ricchi, belli e brutti. Con queste premesse non poteva essere che lo stato, attraverso i suoi enti locali, ad assumere l’onere della fornitura di questo bene essenziale. Bisognava eliminare ogni sospetto di eventuali speculazioni da parte di gestori privati dediti, come si sa, al dissanguamento del debole consumatore. Ora vi racconterò la mia esperienza personale e familiare con l’acqua pubblica bene comune. Vi chiedo solo di non interpretare questa mia testimonianza come mero esercizio di vittimismo ma di cogliere tutta la mia solenne incazzatura.

Eravamo intorno al 2010 e mio padre ogni tanto si ricordava che erano un po’ di anni che non arrivavano le bollette dell’acqua. Temeva quelle bollette, ma la crisi era già in casa, i problemi di liquidità erano quotidiani e non c’era mai il tempo per affrontare la burocrazia ne lo spirito per conoscere gli importi da pagare. Questa situazione andò avanti per qualche anno finché un bel giorno arrivarono le raccomandate. Arrivarono i conti delle due utenze a nome di mio padre, una domestica e una commerciale. Erano i conti di quattro anni di vero e proprio scialacquamento. 7.500€ per l’utenza commerciale e 4.500€ per quella domestica. Va da se che, fatto finalmente il conto, l’ Abbanoa Spa aveva fretta di incassare, quindi il conto arrivò con l’avviso di slaccio imminente se non si fosse provveduto a pagare entro i 60gg. di rito. Mio padre si attivò subito per ottenere una rateizzazione del debito, i tempi per un ricorso erano ormai scaduti. Andò all’ufficio preposto e ottenne solo un indirizzo di posta elettronica al quale inoltrare domanda. Fortuna volle che mio padre, allora 75enne, avesse un figlio (io) ipertecnologico e così mandammo una mail di approccio al problema. Controllai la mia casella mail per una settimana concedendo all’ente i caratteristici tempi tecnici della burocrazia, ma non arrivò risposta. Distratti da altri disagi accantonammo il problema per qualche tempo. Io in realtà confidavo anche nell’usuale negligenza dei dipendenti pubblici. Dopo qualche mese mio padre si recò una seconda volta all’ufficio centrale di Cagliari. Gli dissero che in realtà la nostra prima mail ottenne risposta. È vero , la risposta si perse trai mille spam perché mi fu spedita dopo 57 (cinquantasette) giorni di calendario. Alla lettura della mail di risposta scoprimmo che, essendo le nostre utenze in lista per lo slaccio, dovevamo mandare una mail non al sito Abbanoa ma al sito abbanoa.slacci. Ricordo la buffa procedura secondo la quale dovevo stampare un modulo dal sito, compilarlo a mano e scannerizzarlo per rimandare il modulo compilato sotto forma di file. La risposta dell’ente questa volta fu più repentina: per le rateizzazioni dovete presentare l’isee personalmente all’ufficio centrale. Qui si creò uno straordinario circolo vizioso. Portata a mano la domanda corredata di isee ci diedero il nome di tre funzionari ai quali mandare raccomandata per conoscenza e da interpellare in seguito al ricevimento della raccomandata. I tre funzionari ci mandarono ad un unico responsabile dell’ufficio rateizzazioni e quest’ ultimo ci disse che la mail era l’unico supporto possibile per avviare una domanda in tal senso. Muro di gomma. Fu allora che cominciammo a notare il totale disinteresse dell’ente sia all’incasso del credito che alla malaugurata ipotesi che dei cittadini rimanessero senza acqua corrente in casa. In quel periodo si parlava parecchio di avvicendamenti al consiglio di amministrazione dell’ ente. Si parlava anche parecchio del buco da 800milioni di euro della società di proprietà della regione sarda. Si, perché non tutti sanno che quei lestofanti di politici si son creati le s.p.a. per commettere le peggio nefandezze e lasciare al cittadino un’espressione da ebete tipo “hai visto? Hanno fatto il referendum e invece hanno privatizzato l’acqua lo stesso” . così la gente si convince che sul suo rubinetto asciutto ci siano gli artigli di qualche sporco speculatore capitalista. Insomma, dopo qualche anno slacciarono per prima l’utenza commerciale. Quell’utenza forniva praticamente sei /sette persone a seconda del periodo. Secondo i conti di Abbanoa noi consumavamo 2500litri d’acqua al giorno, per quattro anni, sabati e domeniche incluse. Dissero che c’era probabilmente una perdita. Non essendo il sito dotato di fognatura sarebbe stato ben facile intuire una qualche perdita di tale portata perché un milione di litri d’acqua all’anno per quattro anni avrebbero dovuto provocare quanto meno lo slittamento degli immobili a valle o l’insorgere di una foresta pluviale. Ci fu in realtà una perdita , ma in strada , ovvero prima del contatore, e questa fu rattoppata dopo qualche decina di giorni. A conferma della totale disonestà dell’ente si noti il fatto che senza alcun intervento sui nostri impianti privati, dopo quei quattro anni, miracolosamente i consumi tornarono ad essere normali come si poteva evincere dalle parcelle di riferimento. Ma torniamo allo slaccio. Erano gli ultimi giorni di aprile e non vedere sgorgare l’acqua dal rubinetto fu un vero trauma. Oddio, siamo in Sardegna, abbiamo tutti una riserva d’acqua di qualche centinaio di litri in terrazza o in cortile. Abbiamo subito tutti qualche giorno di magra con l’acqua erogata al contagocce. Però vi garantisco che intuire che la vostra casa non avrà probabilmente mai più acqua corrente crea davvero sconforto e rassegnazione. Ti senti tornare indietro nel tempo, spostarti di qualche migliaio di chilometri verso l’equatore. È civiltà occidentale che svanisce. Con la rabbia nel cuore e nelle gambe mi recai all’ufficio di Quartu dell’ Abbanoa. Uno stanzone enorme e vuoto. Un solo sportello operativo con un giovane messo a fare il secondo muro di gomma . Lui non aveva alcuna competenza o ruolo che gli permettesse di risolvere i problemi. Aveva un agenda e un vecchio telefonino che usava per chiamare un misterioso funzionario, esporgli il caso e sentirsi un NO che doveva riferire all’utente. Tre casi diversi uno dall’altro prima di me e tre NO ricevettero. Al mio turno chiesi una proroga del provvedimento, raccontai che avevano slacciato l’acqua in una casa dove c’era un malato terminale sul letto di morte. Il giovane non poteva far nulla. Gli feci notare che nel costo dell’acqua c’era anche il suo stipendio di inutile raccomandato. Le urla erano alte e chiamò i carabinieri. I carabinieri arrivarono e con tono paterno dissero che loro non potevano intervenire ogni volta. Evidentemente non era la prima volta. Dissero pure che l’Abbanoa aveva il dovere di mettere una guardia giurata a loro spese nell’ufficio. Gli feci notare che così, nel conto dell’acqua sarebbe finito anche il costo della guardia giurata oltre a quello del dipendente inutile. Nessuno dei carabinieri colse l’ironia del mio ragionamento. E vabbè , siamo buoni dai, urliamo, minacciamo, ma poi ce ne torniamo a casa senza far del male a nessuno. C’era da mettersi l’anima in pace. Lo stato ci aveva abbandonato (slogan molto in voga anche se citato spesso a sproposito). Dovevamo cavarcela da soli e così facemmo. Mi informai del costo di consegna di una cisterna d’acqua e quanti litri portava con l’intenzione di dotarmi di una cisterna in grado di utilizzare al massimo il trasporto. Ringrazio un amico che passò il primo maggio a casa mia a collegare la cisterna all’impianto. Per me fu facile, avevo lo spazio per una cisterna da 5000 litri. Strade e cancelli di accesso erano larghi e il camion non aveva problemi a sostare affianco alla cisterna. Immaginate però cosa accade in città, in una strada stretta, o in un appartamento al secondo piano. Il vettore si rifiuta di andare a bloccare il traffico e in più non hai lo spazio per allocare una cisterna di 2 metri di diametro e nemmeno un solaio che sopporti il carico di 5000kg. Si , esistono cisterne salvaspazio ma ti costano 2000 euro invece che 400 perché necessitano di una struttura più rigida e solida. Comincerete qui a capire che quando lo stato ti nega il sacro diritto all’acqua (secondo il vittorioso responso al quesito referendario) , non è che te la cavi con poco. e ora veniamo ai costi di approvvigionamento. Ora io pago l’acqua circa 4 euro a metro cubo, 22 euro per cinquemila litri. La compro da un gestore pubblico il cui proprietario di maggioranza è un comune, con una piccola quota societaria privata, in un paese vicino a Quartu che non aderisce alla rete di Abbanoa. La descrizione è acqua per diporto, in pratica per le imbarcazioni. essendo la nautica roba da ricchi l’acqua paga l’iva al 10%. Più di 4 euro quindi contro gli 1,5 medi che costa l’acqua di condotta. A questo si aggiungano i 50€ più iva di trasporto. In pratica ora l’acqua mi costa 16 euro a metro cubo di cui 3 euro di iva. Chi trasporta l’acqua deve avere regolare licenza riferita proprio al trasporto dell’acqua e trovo davvero indecente e criminale il fatto che lo stato tassi al 22% il trasporto di acqua oltre alla tassazione dell’acqua stessa. No, non è possibile il nero, ogni carico d’acqua è regolarmente registrato e a questo corrisponde un trasporto fatturato. Non è neanche possibile che un amico ti faccia il favore. D’altronde lo stato non fa favori e non ammette la solidarietà tra privati. Potresti andare tu personalmente col tuo mezzo a comprare l’acqua. La legge inoltre vieta il trasporto di acqua di pozzo, quindi è esclusa anche la solidarietà dell’amico che ha un pozzo artesiano in casa. Si, il pozzo tra le altre cose, lo fai a tue spese nel tuo terreno ma l’acqua è dello stato. ah! Scordavo, io e la famiglia di mia sorella consumiamo circa 6000 litri d’acqua al mese contro i 75mila che conteggiava Abbanoa. No, non abbiamo smesso di lavarci, usare la lavatrice, pulire casa e innaffiare il giardinetto. Semplicemente non siamo più nelle mani della spa monopolista criminale pubblica. Potrei avervi detto tutto del mio caso ma ci tengo a parlare del fattore psicologico sul quale fa leva lo stato. Per quanto si adoperi lo stato a far vergognare i ricchi, alla fine chi si vergogna di più è sempre il povero. Io (sorrido) non ho di questi problemi e vi garantisco che quando parlo con qualcuno della mia storia, tante volte l’ interlocutore comincia a raccontare la sua. Storia fatta di altrettante parcelle pazze e rateizzazioni disumane. Per la gente rimanere senza acqua è un disonore e fa di tutto perché questo non accada o che non si sappia, qualora questo fatto diventi ineluttabile. Sembrerà un caso ma la condotta criminogena di Abbanoa ha avuto inizio proprio quando il popolo, attraverso il referendum, ha investito lo stato dell’alto e prestigioso compito di dissetare i poveri. Altra coincidenza, nella mia città non ci sono fontane monumentali ma c’erano sparsi in punti strategici dei rubinetti, sono stati tutti smontati. Non conosco il motivo ma mi piace pensare che la colpa sia dei cittadini poco avvezzi al rispetto del bene comune che si arrubbbavano l’acqua coi bidoni da venti litri. Chiudo con una nota beffarda. Una frazione del terreno dove sorgono le nostre abitazioni è sottoposto al vincolo di servitù da quasi 40 anni. A cinque metri di profondità passa un tubo in cemento del diametro di 2,5 metri della condotta principale che porta l’acqua dal Flumendosa a Quartu. L’assegno di risarcimento per la servitù di tutta la vita non sarebbe bastato a pagare la parcella di un solo anno di Abbanoa.

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