SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “L’invasione degli ultracorpi” di Don Siegel (1956)

di Roberto BolzanLinvasione degli ultracorpi

Ci sono film sostenuti da un’idea così potente da non avere bisogno d’altro per diventare dei capolavori. Semplicemente lo sono già, fin dall’inizio. Per vocazione, si potrebbe dire. Per necessità.

Don Siegel racconta una storia che diventa subito una leggenda del cinema di fantascienza.

A Santa Mira, una piccola città della California, si verificano strani episodi. Alcuni abitanti dichiarano di non riconoscere i loro parenti più stretti e gli amici più intimi. Il dottor Miles esamina alcuni casi ma non riesce a spiegare la causa del fenomeno. Ma un corpo che esamina gli fa capire che qualcosa sta accadendo. Il corpo ha la fisionomia di un amico ma non ha rughe né impronte digitali.
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SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “1981: Indagine a New York” di J.C. Candor (2016)

di Roberto BolzanUnknown

 

Film bianco e marrone, di neve e di cappotti di lana pettinata, storia di gangsters ed imprenditori corrotti, di immigrati ispanici, di banchieri ebrei, di baracche e depositi di petrolio, di camion e di ettolitri di carburante.

Siamo nel 1981 a New York, in un anno che apprendiamo essere stato terribile per quella città, un anno veramente di grande violenza. Abel Morales (Oscar Isaac) è un immigrato ispanico che cerca di espandere la propria attività nel settore della distribuzione di carburante. La corruzione dilagante e la delinquenza gli rendono la vita difficile con furti di camion e violenze sui suoi autisti. I suoi principi sono innanzitutto il rispetto della legge. La moglie (Jessica Chastain), figlia di un uomo senza scrupoli, è più incline a piegarsi ad accordi con i concorrenti e ad anteporre la propria sicurezza personale ed una giustizia naturale agli ideali, ma Abel non ne vuole sapere.

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SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “Il concerto” di Radu Mihăileanu (2009)

di Roberto BolzanIl_concerto_(film)

 

Di tanto in tanto siamo costretti a vedere dei film francesi. Di qualunque nazionalità siano i film diventano francesi quando gli attori parlano, parlano, parlano e dopo un po’ perdete il filo e non v’importa più nulla del mare di chiacchiere.
Esistono film francesi di qualunque nazionalità ma il filo conduttore è la permanenza del regista a Parigi in qualche periodo della sua vita. Il vizio s’attacca e non si perde più. D’altronde il genere piace, in particolare alle signore, e quindi perché condannarlo?

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SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “The Zero Theorem” di Terry Gilliam (2013)

di Roberto Bolzan2d41106d20

Il Qoelet o Ecclesiaste è un testo contenuto nella Bibbia ebraica e cristiana.
È scritto in ebraico e la sua redazione è avvenuta in Giudea nel IV o III secolo a.C. ad opera di un autore ignoto che scrive sotto dettatura del Re Salomone. E’ composto di 12 capitoli contenenti varie meditazioni sapienziali sulla vita, molte delle quali caratterizzate da un tenore pessimistico.
Nel Qoelet viene esposto, in forma dialettica, un contraddittorio tra il bene e il male. La riflessione ruota intorno a due interrogativi, ovvero a cosa serva fare il bene e a cosa serva fare il male. Se la morte è l’unica conclusione della vita, allora tutto sembra vano. Qoelet allora suggerisce: “Abbi fiducia nel Padre e segui le sue indicazioni”. È qui che si legge la famosa frase Vanitas vanitatum (vanità delle vanità), significando che tutto non è altro che cosa vana, fatua.

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SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “The nice guys” di Shane Black (2016)

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Non tutto è male al Festival di Cannes e quest’anno, tra fallimenti d’autore che non abbiamo ancora visto (e speriamo di essere impegnati in altro) come “The Neon Demon” di Nicolas Winding Refn, “Julieta” di Pedro Almodovar, “Personal Shopper” di Olivier Assayas, si trovano anche film che si vedono volentieri all’arena all’aperto in queste serate calde.

I film demenziali e le parodie sono a rischio e non sempre piacciono (come al cuore, non si comanda al cinema). Evitate quindi di portarci una fiamma nuova. Oppure, portatecela e fate il test, che in questo caso specifico non potrà sbagliare.

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SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. Il cacciatore e Michael Cimino (1939-2016) – edizione straordinaria

di Roberto Bolzan

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Ho visto il cacciatore solo quattro anni dopo la sua uscita nelle sale, nel 1982. Al cineclub Mascarella, un parrocchiale senza riscaldamento, panche di legno per seduta e qualità infima della proiezione, come potete immaginare, ma forse non potete immaginare.
Era inverno ed i pochi disperati che eravamo noi a vedere questo film semiclandestino eravamo tutti seduti a semicerchio attorno alle due stufette catalitiche che davano qualche grado di calore alla stanza.
Eppure, inutile dire che ricordo ogni particolare di quella pellicola.

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SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “Ustica” di Renzo Martinelli (2016)

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Da quando abbiamo iniziato questa rubrica siamo afflitti dal senso del dovere e con la ricorrenza del disastro di Ustica abbiamo risposto al richiamo. Non potevamo non rispondere. Sapevamo a cosa andavamo incontro e, bisogna dirlo, a volte la realtà rivela possibilità inaspettate di stupore.  Mai porsi dei limiti, saranno sempre superati.

Le vittime dell’aereo precipitato il 27 giugno 1980 a Ustica sono 81. Tra di esse c’è la piccola figlia della giornalista Roberta Bellodi. Il film stravolge inutilmente e crudelmente la verità assegnatole una madre giornalista (non vero) ed un padre mafioso (non vero). Il padre, essendo siciliano e quindi mafioso, veste un doppiopetto gessato a righe e dice alla madre: non doveva essere su quel volo. Ne porterai il rimorso per tutta la vita. E se ne va seguito dai guardaspalle.
La sintesi del film è tutta qui, tra invenzioni narrative crudeli ed inutili, pregiudizi infantili, cattivi dialoghi e voci sussurrate (tutto il film è sussurrato, tranne i militari che gridano sempre ed i deputati che digrignano i denti, crudeli).
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SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “Amistad” di Steven Spielberg (1997)

di Roberto Bolzan

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Il film dura 155 minuti, oltre due ore e mezza.

Si apre con la feroce, cruda e violenta sequenza della ribellione degli schiavi sulla Amistad, nave negriera che li stava trasportando da Cuba agli Stati Uniti. La storia avvenne veramente nel 1839 ed è raccontata nel romanzo di Barbara Chase-Riboud La rivolta della Amistad.

In una notte di tempesta un prigioniero africano riesce a liberarsi dalle catene e scioglie i suoi compagni. Armatisi di spade e di coltelli, attaccano i membri dell’equipaggio: l’artefice della sommossa, Joseph Cinqué, uccide il capitano della nave, trapassandolo con la spada. Gli ammutinati costringono i due spagnoli superstiti a virare verso l’Africa. Sei settimane dopo, mentre si riforniscono d’acqua, vengono arrembati da una nave militare statunitense e fatti di nuovo prigionieri per essere sottoposto al tribunale di Filadelfia. (altro…)

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SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “Vestito per uccidere” di Brian De Palma (1980)

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Non ci sono film recenti di cui valga la pena di occuparsi, però di recente abbiamo visitato la National Gallery e, come sempre accade quando siamo in una pinacoteca, ci vengono in mente le sequenze di Vestito per uccidere.

Brian De Palma fa incontrare al Metropolitan museum di New York Kate Miller (una casalinga sessualmente frustrata in terapia presso Robert Elliott) ed un misterioso uomo straniero.
Kate e lo straniero si inseguono reciprocamente attraverso le sale del museo per poi ritrovarsi all’esterno e salire sullo stesso taxi.

La sequenza, famosissima, è giocata su campi e controcampi con una camera controllatissima ed emozionante, una sapiente soggettiva e un gioco al rimbalzo, perfettamente simmetrico, tra guardante e guardato che si rifa esplicitamente ad Hitchcock e ad un’analoga sequenza in La donna che visse due volte.
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SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “Animal House” di John Landis (1978) con John Belushi

di Roberto Bolzan15489

Erano i Delta contro le regole. Le regole persero!

La fama di Belushi inizia con il Saturday Night Live. Dopo avere lavorato nello show National Lampoon’s Lemmings, una parodia del Festival di Woodstock che, invece di avere come slogan “tre giorni di pace e musica”, aveva “tre giorni di musica, pace e morte”, il Saturday Night Live diede alla folle esuberanza di Belushi il modo di esprimersi al meglio, con parodie sovraccariche e totalmente sregolate, spesso geniali.

Nel 1978 John Landis gli chiede di partecipare al film che sta preparando, una commedia satirica sulla falsariga di American Graffiti, appena uscito. Chi più dell’esuberante Belushi, nei panni di Bluto Blutarsky poteva essere indicato per trasgredire le ferree regole del college? Il futuro fratello del blues è la vera forza dirompente della pellicola di Landis: si schiaccia lattine di birra vuote sulla fronte, divora hamburger in un sol boccone e beve una bottiglia di whisky tutta d’un sorso, tanto che non è possibile parlare del film senza occuparsi di lui.

1962, in piena presidenza Kennedy, l’uomo della Nuova frontiera americana, del nuovo sogno. Due matricole del College Faber vogliono iscriversi a uno di club studenteschi. Rifiutati dall’Omega, frequentato dagli studenti di buona famiglia, trovano accoglienza allo sregolato Delta in cui l’elemento di punta è John Blutarsky (Bluto), sporco, grasso e maleducato.

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SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “Mars Attacks!” di Tim Burton (1996)

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“Ho capito di aver creato con i miei film un club ideale per gli eterni ragazzi che amano i falliti, la libertà, i marziani e le donne che ti seguono con una valigia in mano….”

Siamo eterni ragazzi e abbiamo sempre amato Tim Burton e lui ci ha ricambiato sempre con altrettanto slancio, senza chiederci nulla in cambio. Amiamo il fumetto, il cinema di serie B, il trash, il punk e il pop in tutte le sue forme: da lì veniamo e lì siamo a nostro agio.

Mars Attacks è un film tutto da godere, una commedia nera e macabra e una parodia del fumetti e dei racconti di fantascienza degli anno ’50, quelli con i marziani verdi che invadono la Terra. (altro…)

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SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “Detenuto in attesa di giudizio” di Nanni Loy (1971) con Alberto Sordi

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A volte di un film basta la trama.

Giuseppe Di Noi, da anni trasferitosi in Svezia e sposato con una svedese, stimato professionista, decide di portare in vacanza in Italia la sua famiglia.
Alla frontiera italiana l’uomo viene arrestato senza che gli venga fornita alcuna spiegazione. Dopo tre giorni di carcere a Milano, apprende di essere accusato di “omicidio colposo preterintenzionale” di un cittadino tedesco. Convinto che si tratti di un equivoco, il malcapitato viene tradotto di carcere in carcere, fino alla località immaginaria di Sagunto ed internato in una cella di isolamento, in quanto, essendo considerato “latitante”, gli viene impedito di usufruire degli arresti domiciliari. (altro…)

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