SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “I cavalieri dalle lunge ombre” di Walter Hill (1980)

di Roberto Bolzanlong_riders_ver3_xlg

Ci sono film perfetti del genere cerebrale, e li amiamo molto naturalmente, e c’è il western e nel western c’è stato il genio di Sam Peckinpah. Se si sa questo (e basta sapere questo) si possono vedere i film di Walter Hill e si può vedere il suo capolavoro.

Missouri, 1866. Finita la Guerra di secessione, Jesse James (James Keach), ex militare sudista che non accetta la sconfitta subita nella guerra di Secessione, si guadagna da vivere assaltando treni e rapinando banche a capo di una banda composta dal fratello Frank (Stacey Keach), dagli Younger (David, Robert e Keith Carradine) e dai Miller (Dennis e Randy Quaid).
Mentre le rapine diventano sempre più numerose, sulle loro tracce si mette l’agente Rixley dell’agenzia Pinkerton. Dopo un conflitto a fuoco ed un incidente nell’assalto alla casa dei James, che provocano la morte di due innocenti tra cui il loro fratello disabile, la banda decide di disperdersi nei vari stati dell’Unione. Rixley, convinto che i malviventi torneranno ad unirsi, diffonde la notizia di una grossa taglia e si assicura la collaborazione di due piccoli ladruncoli rifiutati dalla banda, Bob e Charlie Ford.
Alla fine la banda è distrutta a Northfield e poco dopo lo stesso Jesse è ucciso dai traditori fratelli Ford. L’ultimo James si arrende ma pretende di seppellire il fratello nel suo paese e ne accompagna la bara in treno in un ultimo viaggio attraverso la prateria.

Film di amicizia virile, di bordelli, di fratelli, di legami di sangue, di violenza, di vita, southern, di appartenenza, di spazi immensi. Film di clan e di famiglie. Senza fronzoli, senza retorica, senza donne, senza un pelo di grasso, pura polpa al sangue appena scottata. Calibri grossi, ferite esposte, pastrani lacerati

Walter Hill, immenso e sottovalutato, ha avuto una discreta fama con I guerrieri della notte, amato dalla critica fighetta che ha creduto di vedervi i temi giovanili e la metropoli. Qui si permette il ralenti nella sparatorie e nelle vetrine sfondate a cavallo senza per questo essere nemmeno per un istante dolciastro. Si permette la civetteria di far interpretare i vari clan familiari che compongono la banda ad altrettante famiglie di attori, senza perdere un grammo di virilità.
Un film su dei fuorilegge e ribelli diretto da un fuorilegge e da un ribelle.

Sette milioni e mezzo di dollari il budget, per intendere che non sono i soldi a fare i capolavori. A Cannes, 1980, passa inosservato.

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