SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “World war z” – di Marc Forster (2013)

Cult movie fin dalla nascita, a partire dalla sceneggiatura presa dai diritti del romanzo di Max Brooks (figlio di Mel Brooks), la guerra mondiale degli zombie è costato cifre stratosferiche per produrre un film che si sarebbe potuto girare con pochi soldi. Ma tant’è!
I 250 milioni di dollari hanno consentito di girare esplosioni e incidenti aerei ma il piacere sta nella storia e nei suoi risvolti geopolitici. (altro…)

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SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “I magnifici sette” di Antoine Foquas (2016)

Di ritorno da un viaggio il menù del volo non dava molta scelta e quindi abbiamo visto questo, che appartiene ad un genere che ci piace molto.

Il western è un genere di scelte morali e rappresenta da sempre il fondamento etico del cinema americano. I cowboy si confrontano con i criminali e si contrappongono a sindaci spietati o comunità pavide, sono gli unici con la schiena dritta e tengono alta la bandiera della moralità in un mondo in cui è troppo conveniente ammainarla. Cosa c’è di meglio?
Per di più il regista dichiara di aver iniziato a fare il regista dopo aver visto I sette samurai, e in un’altra intervista dichiara Il buono, il brutto e il cattivo come il suo film preferito. Kurosawa e Leone, caspita! ci siamo detti, andiamo a vedere il frutto di tanta applicazione. (altro…)

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SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “The Founder” di John Lee Hancock (2016)

Ci piacciono sempre i film che narrano del capitalismo e delle vite di uomini che si sono fatti largo nella vita. Non ci siamo persi quindi la storia del proprietario di McDonald, colui che l’ha fatta diventare la prima catena di ristoranti del mondo.

Siamo negli Stati Uniti, nei magici anni ’50, con i drive-in, le automobili pastello e le donne con le gonne. Ray Kroc, venditore senza successo di frullatori per ristoranti, si imbatte nei fratelli Mac e Dick McDonald che hanno avviato un chiosco innovativo di hamburger a San Bernardino.
Il metodo di produzione si potrebbe dire fordiano ed è studiato con la massima cura per preparare un pasto caldo in 30 secondi, cosa graditissima al pubblico che, infatti, si affolla davanti al locale in lunghe file. (altro…)

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SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “Perfetti sconosciuti” di Paolo Genovese (2016)

noi-perfetti-sconosciutidi Roberto Bolzan

 

Un thriller. Uno dei film più tesi e drammatici che si siano visti negli ultimi tempi.

Credetemi.

23 settembre 2015. Eclissi di luna. Eva e Rocco invitano a cena a casa i loro amici: Cosimo e Bianca, Lele e Carlotta, e Peppe. I padroni di casa sono ormai da tempo in crisi, situazione cui contribuisce anche il rapporto conflittuale con la figlia adolescente, la seconda coppia è invece formata da novelli sposi, i terzi hanno anche loro i propri problemi, mentre l’ultimo, dopo il divorzio, non riesce a trovare né un lavoro né una compagna stabile.
Durante la cena Eva propone a tutti di mettere sul tavolo il proprio cellulare e di rivelare ai presenti il contenuto di tutte le comunicazioni che riceveranno nel corso della serata.  Si dice convinta che tante coppie si lascerebbero se ogni rispettivo partner controllasse il contenuto del cellulare dell’altro. Anche se con qualche tentennamento tutti accettano, ma quello che doveva essere un gioco si trasforma ben presto nell’occasione per rivelare tutti i segreti dei commensali.
Si scopre così che ….

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SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “Captain Fantastic” di Matt Ross (2016)

di Roberto Bolzancaptain-fantastic

“Stay hungry, stay foolish” diceva, ormai dieci anni fa, Steve Jobs, dimenticandosi di darci il manuale di istruzioni con tutti gli equivoci che ne conseguono.

Ben Cash vive con i figli nei boschi della costa nord occidentale degli USA. Lontano da ogni forma di civiltà, la famiglia vive cacciando, coltivando e di piccolo artigianato che scambia con un negoziante della cittadina più vicina.
Ben cerca di crescere i suoi figli preparandoli fisicamente e intellettualmente alle difficoltà della vita mediante una connessione primordiale con la natura.
I Cash festeggiano il compleanno di Noam Chamsky invece del Natale perché preferiscono ricordare una figura reale che ha fatto tanto per la cultura piuttosto che un personaggio di fantasia.
Il risultato è. tra l’altro, che i figli possono discutere gli emendamenti della Costituzione americana mentre i loro cugini, coetanei, sanno a malapena della sua esistenza.

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SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “Il segreto dei suoi occhi” di Juan José Campanella (2009)

di Roberto Bolzanstasera-in-tv-il-segreto-dei-suoi-occhi-su-rai-3-7-620x350

Non dispiacerà, in questo posto frequentato da liberali, richiamare Jorge Luis Borges, argentino di Buenos Aires, eppure inglese di formazione e legato da amore speciale per la letteratura americana. C’è un rapporto speciale tra quella città e l’America anglosassone e noi, che pur non ci siamo mai stati, lo vediamo in tante cose.
E quando troviamo fortunosamente, perché un amico ce lo presta, un film che ci rimanda alla scuola hard-boiled, intimamente hard-boled al di là presumibilmente delle sue intenzioni, non uno scimmiottantamento superficiale intendo, allora godiamo come ricci.
Non è posto qui per parlare  di letteratura: ma leggete i romanzi di Spillane e capite cosa intendo: c’è più liberalismo in Mike Hammer che in tutta la produzione di Luigi Einaudi.

La storia: Giugno 1974. Una bella ragazza uccisa brutalmente nella sua camera da letto. Benjamin Esposito (Ricardo Darín) aveva indagato insieme al suo assistente alcolizzato Pablo Sandoval (Guillermo Francella), e l’affascinante e bella cancelliere Irene Menendez-Hastings (Soledad Villamil) per venirne finalmente a capo, individuando rocambolescamente Isidoro Gómez (Javier Godino).
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SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “La morte corre sul fiume” di Charles Laughton (1956)

di Roberto Bolzanthe-night-of-the-hunter

Love e Hate due parole, tatuate lettera per lettera, sulle dita della mano destra e della mano sinistra. Un cappello a falda larga. Una lunga ombra sui muri. La faccia di Robert Mitchum. Ecco Harry Powell, il predicatore assassino vestito di nero, uno dei personaggi più inquietanti che possiate incontrare.
Una canzone angosciante ed ipnotica, il fiume ed il biblico salvataggio di Mosè nella cesta, una fotografia in bianco e nero che violenta ogni convenzione, la profondità di campo a rendere fisico l’obiettivo e tangibile l’orrore.

Il film si svolge negli anni Trenta, lungo l’Ohio (Virginia occidentale).
Ben Harper è condannato a morte per aver preso parte ad una rapina che ha provocato l’uccisione di due uomini. Prima di essere catturato, però, riesce a nascondere il bottino e ne rivela la posizione solo ai due figli, John e Pearl, di dieci e cinque anni. In prigione Harper divide la cella con Harry Powell. Questi tenta di estorcere ad Harper il nascondiglio del bottino, ma l’unico indizio che riesce ad ottenere è una citazione della Bibbia che Harper mormora nel sonno: e un bambino li condurrà.
Uscito di prigione Powell corteggia e sposa Willa, la vedova di Harper. Attraverso sottili intimidazioni e lusinghe cerca di indurre i bambini a rivelare dove si trova il denaro, ma questi diffidano di lui e non aprono bocca. Quando Willa smaschera il piano di Powell, questi la uccide e la getta nel fiume.
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SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “Sully” di Clint Eastwood (2016)

di Roberto Bolzansully

“Il 15 gennaio del 2009, più di 1.200 membri delle squadre di primo intervento e 7 traghetti che trasportano 130 pendolari, hanno tratto in salvo i passeggeri e l’equipaggio del volo 1549. New York ha messo in campo il suo meglio. In soli 24 minuti”

Patriottismo asciutto ed una storia lineare. Questo dicembre ci regala molte occasioni per andare al cinema, evitandoci quindi la visione dei cinepanettoni, che sono d’altra parte scaduti di qualità. Non possiamo che rallegrarcene.

Nel 2009 un volo di linea appena decollato viene colpito da uno stormo di uccelli che provoca l’avaria di entrambi i motori. Il capitano Chesley “Sully” Sullenberger, pilota con un’esperienza di quarant’anni, decide di scendere sull’Hudson, tra i grattacieli di Manhattan, portando in salvo tutti i 155 passeggeri a bordo e gli assistenti di volo. Subito navi, traghetti, elicotteri e mezzi di soccorso recuperano tutte le persone e consentono il miracolo: nessuna vittima. Ultimo a uscire dall’aereo che stava iniziando ad affondare, Sullenberger viene subito salutato come un eroe.

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SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “Free State of Jones” di Gary Ross (2016)

di Roberto Bolzan61771_ppl

 

Amiamo i film senza retorica, quelli secchi ed asciutti che mostrano le passioni senza zucchero e al di là delle parole usate per esprimerle. E questo lo è.
Amiamo anche i film che usano l’impalcatura della storia per ambientare la piccola nicchia di una vicenda individuale, dalla quale inevitabilmente derivano interesse e potenza. E non c’è dubbio su questo, lo è.
Amiamo, infine, e ci piacciono i filmoni lunghi che danno il tempo alla storia di svilupparsi compiutamente.
Siamo dunque corsi a vederlo all’uscita, fiduciosi, anche perché avrebbe tutti i requisiti per piacerci, tenendo conto del fatto che narra di una micronazione, di schiavi e di libertà, tutti temi che ci fanno andare in solluchero.
Trattasi sostanzialmente di un dramma storico ambientato durante la guerra di secessione americana. Racconta la storia vera del contadino Newton Knight (Matthew McConaughey, ottimo) e della sua ribellione armata contro l’esercito confederato. (altro…)

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SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “Snowden” di Oliver Stone (2016)

locandinapg3di Roberto Bolzan

 

Abbiamo già scritto di Oliver Stone, a proposito di un film sperimentale e pazzesco, geniale e straordinario, Assassini nati.

Dieci anni dopo lo stesso regista, la stessa persona, ha prodotto un film sul comandante che ieri ci ha lasciati (senza che ci dispiacesse, se è consentita una nota personale). E’ da ricordare che l’intervista a Fidel Castro viene ritirata dal produttore HBO poco dopo l’uscita in seguito all’esecuzione a Cuba di tre dirottatori (leggasi gente che provava a scappare dal regime) e l’arresto di 70 dissidenti, evidentemente giudicando insostenibile la propaganda alla dittatura castrista.
Questo per dire che conosciamo le idee bislacche del regista, ma non abbiamo paura di nulla e ne parliamo ugualmente, senza remore. D’altronde egli si definisce anarchico e la cosa di per sé c’interessa. Abbiamo infatti molti amici che fanno la stessa confusione e pensiamo che una ventata d’aria fredda debba prima o poi arrivare a rimettere in ordine le idee; ma oggi non è così e quindi non trascuriamo nulla di quel che ci arriva di utile per le nostre riflessioni.

Il 5 giugno 2013 il Guardian rivela un ordine segreto del Fisa che dimostra che il governo degli Stati Uniti ha imposto a Verizon di trasferire alla National Security Agency (Nsa) i dati relativi a milioni di telefonate.
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SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “V per Vendetta” di James McTeigue (2005)

di Roberto Bolzan1

Ci capita di tanto in tanto di vedere dei film sovversivi e, da quando siamo titolari di questa rubrica, dedichiamo una cura particolare a quelli che non si può non avere visto.
Diamo  un’occhiata quindi a questo mito.

Derivata dall’omonimo fumetto (grafic novel in italiano moderno) del 1988, V per Vendetta ha ottenuto un successo mondiale nel 2005, quando la maschera di Guy Fawkes (il ribelle impiccato per la fallita congiura delle polveri del 1605) è diventata nell’immaginario comune simbolo della rivoluzione.
V per Vendetta è stato visto da molti gruppi politici come un’allegoria dell’oppressione da parte dei governi: libertari e anarchici hanno utilizzato la maschera di V per promuovere le loro convinzioni. Per ultimo, Anonymous, che dal 2008 utilizza il volto di Guy Fawkes come simbolo identificativo.

La storia è ambientata a Londra, in un futuro alternativo in cui il potere è nelle mani di un governo totalitario. In quest’ambiente si muove il protagonista, V, un enigmatico personaggio mascherato in cui il desiderio di libertà si fonde con uno spiccato spirito anarchico: carismatico e spietato, straordinariamente esperto nell’arte del combattimento e dell’inganno, V provoca una serie di atti terroristici cercando di esortare i suoi concittadini a ribellarsi alla tirannia e all’oppressione. (altro…)

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