All posts by Bolzan Roberto

30Ott/16

SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “La notte dei morti viventi” di George A. Romero (1968)

di Roberto Bolzanlocandinapg1

Borges considerava la grandezza di Edgar Allan Poe osservando che era dovuta interamente a lui la creazione del genere poliziesco. A pochi scrittori è dato questo riconoscimento, che dev’essere considerato come il più grande che possa toccare ad un artista: quello di creare dal nulla un genere nuovo.

Il cinema è un’arte giovane e all’inizio quasi ogni opera è capostipite di un filone narrativo; a pochi altri iniziatori, pur tuttavia, è toccata la gloria che ha toccato George Romero che, quasi per gioco, con un gruppo di amici e pochi soldi, nell’estate del 1968 ha dato vita alla saga degli zombie con La notte dei morti viventi.

La storia è un classico: una strada di campagna, una grigia domenica pomeriggio, un’automobile che arriva in un cimitero. Barbara e suo fratello Johnny sono in visita alla tomba del padre quando improvvisamente vengono attaccati da una strano uomo che si muove lentamente e in maniera impacciata, ma che agguanta Johnny e lo uccide. Barbara riesce invece a fuggire e giunge a una casa isolata, dove trova rifugio.
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22Ott/16

SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “The young Pope”di Paolo Sorrentino (2016). Serie TV

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di Roberto Bolzan

 

 

Abbiamo appena lodato il film Oscar di Sorrentino e non ci siamo mai occupati di serial tv, roba da giovinastri, ma l’Occhio è sempre sul pezzo e non perde un colpo. Ci siamo quindi, per dovere, visto l’inizio del serial e lo raccontiamo in presa diretta. Se sbagliamo è per la fretta, ma la cronaca ha le sue esigenze. Le prossime puntate ci diranno se ci abbiamo preso.

Lenny Belardo è un cardinale giovane, mite e dallo scarso peso politico. Continue reading

16Ott/16

SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino (2013)

di Roberto Bolzanhqdefault

 

Più di tutti detestiamo i film che citano per nobilitarsi, ed ecco che per dovere ci tocca vedere un film che inizia citando Celine, forse non capendo quanto incauto sia citare l’autore che forse più di tutti è la lingua moderna, ma francese, e il viaggio entro l’uomo notturno. Scrittore irriducibile al cinema.
Ma siamo grati al Dito che ci costringe anche a vedere cose che altrimenti declineremmo senza dubbio e ci dà l’occasione per esercizi intellettuali inconsueti ma interessanti.
Lasciamo stare Celine, quindi, ed anche le menosissime citazioni sparse sistematicamente nel corso del lungo tour de force con la Roma stereotipata narrata nelle due ore e mezza, tanto dura la versione originale.

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