SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “Colazione da Tiffany” di Blake Edwards (1961)

di Roberto Bolzan

Chiudiamo un anno stopposo con una commedia amarissima. Un film che tutti conosciamo, ma è sempre bene nella vita fare un ripasso. E qui siamo a livelli altissimi per cui ne vale certamente la pena.

New York, 1961. Holly Golightly  (Audrey Hepburn) è una ragazza che campa a 50 dollari per prestazione. Non si dice in cosa consista, per delicatezza, ma s’intuisce; Paul Vasrjac è un giovane scrittore che ne riceve 1000 come buonuscita dalla sua protettrice. I due s’incontrano e s’innamorano. S’innsmorano per modo di dire perché lei è una ragazzina immatura, con mille ansie e paure ed una sciocca sregolatezza, lui uno scrittore gran sognatore e si fa mantenere da una ricca signora sposata che in realtà lo paga per le sue prestazioni sessuali e che lo molla senza nessun dispiacere.
Lei cerca .un uomo ricco sotto i 50 anni, fa da tramite senza rendersi conto tra un carcerato di Sing Sing ed il suo avvocato ed ha abbandonato un marito ed i suoi quattro figli, Non si rende conto dei guai e del disturbo che procura con la sua sventatezza, attraversa le altrui esistenze ignorando le conseguenze delle sue azioni. Non ruba per necessità, lo fa per il gusto di trasgredire, come se ogni cosa desiderata le fosse dovuta. Vive in omaggio alle apparenze, vende se stessa per un gioiello mentre con noncuranza interrompe relazioni, lascia luoghi, abbandona animali. Lui s’innamora di lei ma senza un vero motivo. L’accompagna nelle sue imprese senza coinvolgimento. I due vanno a letto insieme ma nemmeno questo scatena un vero amore; il rapporto fisico è privo di significato e di sentimento, come d’altronde tutto quello che fanno.Il film parte come una commedia sofisticata, si trasforma in un ritratto con velleità liriche per finire poi sui toni di una favola sentimentale.
Edwards è capace di sottigliezze e di grande maestria, la commedia è il suo mondo, ma non è questo quel che conta. Non c’è alcuna morale esplicita nel film, il tocco è sempre leggero eppure il paesaggio umano che rappresenta è desolante: personaggi superficiali ed interessati solo al denaro nella forma più sciocca, scrittori che s’innamorano e decidono di seguire delle sgallettate senza alcuna virtù, a parte un fisico asciutto adattissimo a portare l’ultima moda. Anche la trasgressione è superficiale e compiuta per gioco.
Edwards mai abbandona il tono della commedia e si tiene alla larga dalle spiegazioni. Non c’è nulla da spiegare, il mondo che rappresenta è così e non può essere diversamente, non concepisce alcuna alternativa e non entra mai nell’età adulta; un mondo vuoto e sciocco, privo di spessore e di profondità, dove anche il dolore è risolto in poco e senza conseguenze.

Una pillola amara di terribile crudezza proposta con il sorriso sulle labbra e da mandare giù come fosse miele, senza didascalie e senza istruzioni. Un film che non ha alcuna possibilità di essere buonista perché è al di là del buonismo. Il genio di un grande, grandissimo, regista.

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