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04Ott/16

Io, il Mario Draghi dei 30 e lode

Dopo venti anni che insegni lo sai quando gli studenti copiano durante uno scritto, i sintomi sono inequivocabili. C’è quello apparentemente sotto barbiturici, Nick Mano Fredda, che con occhio strafatto ti fissa per capire come ti muovi,  quali sono le tue logiche di sorveglianza, quando il faro della torretta di guardia sarà girato in un’altra posizione. Poi c’è lo yogi, quello che assume strane posizioni. Eta Beta, che sotto il banco pare che abbia un intero negozio di cancelleria. Ci sono gli staffettisti, che uno alla volta vengono a farti domande irrilevanti cosicché i loro compagni possano copiare mentre sei distratto. I prostatici e quelli con l’incontinenza urinaria sono i più banali.

Tutti questi comportamenti sono indizi certi di traffici loschi, ma non possono indurti ad espellere uno studente: non hai prove certe. Loro capiscono che tu non sai cosa fare ed il numero di studenti appartenenti alle categorie citate sopra aumenta esponenzialmente. Questo genera in te un senso di impotenza e quindi di rabbia.

Osservando i consueti comportamenti, un giorno ho pensato che in fondo era una delle ultime occasioni in cui quei ragazzi sarebbero stati solidali fra loro. Una volta usciti dal circuito scolastico le logiche tipiche degli ambienti lavorativi avrebbero preso il sopravvento, portandoli inevitabilmente a competere. Quasi provavo umana simpatia (i panni dell’amico sono sempre più comodi di quelli del carnefice).

Era però il periodo in cui si cominciava a discutere di Quantitative Easing. Questo clima mi ha portato a pensare che la mia carica mi rende il Mario Draghi dei 30 e lode. In fondo, che differenza fa per me “stampare” un 30 e lode di più o uno di meno? Perché non essere generosi? Ed allora il comportamento dei ragazzi non è così diverso da quello degli adulti: SOVRANITA’ MONETARIA!!! Il fatto che ciò generi inflazione (nel mio caso, tutti studenti “eccellenti”, quindi con un titolo che non certifica alcunché) non si vede subito, ci penseremo fra qualche anno, dopo la laurea.

L’unico modo per cambiare i comportamenti è quello di introdurre la nozione di scarsità delle risorse. Perciò, prima dell’ultimo scritto mi sono presentato in classe e ho spiegato che se, ad esempio, 10 studenti avessero fatto un compito sufficiente, si sarebbero spartiti un totale di 10×25=250 punti. Sei da 30 e vuoi lasciare che i tuoi amici sbircino la soluzione? Affari tuoi, ma sappi che ci stai rimettendo. Ancor di più se la soluzione finisce in mano a chi si è organizzato con un gruppo Whatsapp: da 30 finirai a 25, fatti tuoi (io alla fine comunque faccio pure l’orale, sono un vero rompiscatole). Termino il ferale annuncio ed un po’ del gesso che svolazzava nell’aria mi finisce in gola e quasi soffoco. Non sono scaramantico, ma se fra pochi anni morirò di una brutta malattia sappiate che quel po’ di gesso è stato l’inizio.

Risultato? Solo un 70% degli studenti si presenta allo scritto: un buon inizio. Durante il compito non vedo Eta Beta, non vedo staffettisti, non vedo Nick Mano Fredda, nessuno ha problemi di prostata, Qualche yogi c’è comunque, vabbè. I risultati mostrano una biodiversità degli errori che indica generalmente elaborazioni autonome, In altre parole, forse si è copiato, ma non in modo massiccio come gli anni passati.

Quali conclusioni trarre senza scadere nella retorica? La più evidente, a mio giudizio, è che la solidarietà, apparentemente un tratto tipico dell’italiano, si fa più rarefatta quando i costi ad essa associati vengono esplicitati. La scuola, attraverso la rinuncia di molti docenti a quantificare le diverse performance degli studenti, probabilmente contribuisce a creare una cultura che favorisce il ricorso a sotterfugi a svantaggio di preparazione e responsabilità individuali. Per contro, l’introduzione del concetto di scarsità, tipico della gestione economica delle risorse finite, dovrebbe portare i ragazzi ad una maggiore consapevolezza delle proprie capacità, favorendo scelte in merito al proprio futuro più informate.

10Set/16

Lo Zen della Libertà

Zen guys by water

Vi proponiamo la traduzione di un articolo apparso in un blog (l’originale lo trovate qua https://libertarianzen.blogspot.it/2013/01/the-zen-of-liberty.html?showComment=1463903084284#c7707409773694884479).

L’articolo mette in evidenza alcune affinità fra lo Zen ed il libertarismo, affinità che speriamo poter indagare più a fondo con la collaborazione dell’Abate e dei monaci del monastero Zen Fudenji (vicino a Fidenza). In particolare, la relazione fra la cultura Zen che stimola la libertà interiore, vista come la capacità di “guardare dentro l’abisso”, ed il livello di protezione che gli individui richiedono allo stato sembra essere un tema estremamente interessante.

Buona lettura.

 

 Lo Zen della Libertà (di Ted)

Il libertarismo è una filosofia politica che afferma che gli individui liberi, lasciati a sè stessi, creeranno il maggior benessere per l’intera società semplicemente perseguendo i propri interessi individuali, sempre che non violino i principi di non aggressione verso gli altri individui e che rispettino il diritto di proprietà.  I libertari credono che i mercati nascano spontaneamente là dove l’ingresso al mercato sia consentito a chiunque lo desideri, e che le transazioni di beni e servizi all’interno dei mercati portino a benefici per chi compra e per chi vende. I libertari credono anche che questo processo sia naturale e che proprio questo processo, nel mercato delle idee,  ci abbia portato elementi essenziali del nostro vivere comune come, ad esempio, il linguaggio.

Il buddhismo Zen è l’antica forma del buddhismo Mahayana praticata in Cina e Giappone. Deriva dal Buddhismo Theravada e risale a Siddhartha Gautama, che secondo la tradizione arrivò alla piena illuminazione e divenne il Buddha storico. Detto in parole povere, la filosofia del Buddhismo è che la causa della sofferenza dell’uomo sia l’ignoranza  ed il desiderare ciò che non si può avere. I buddhisti credono in quattro nobili verità: che la sofferenza esiste (in sanscrito si denota con Duhkha, che può essere meglio definita come dolore, frustrazione o malattia cronica), che esiste una causa di essa (in sanscrito Trishna, cioè sete, o desiderio), che ha una cura (l’Illuminazione, o Nirvana) e che per raggiungere questa cura si debba seguire il sentiero ottuplice.

Il sentiero ottuplice è un codice di condotta che comprende la retta comprensione, la retta motivazione, la retta parola, la retta azione, la retta vita, il retto sforzo, la retta consapevolezza, la retta concentrazione. Chi segue questo sentiero creerà un buon Karma per sè stesso e per chi lo circonda. Il Karma non è un’aurora mistica che circonda la tua testa quando fai qualcosa di buono o di sbagliato. Il Karma è il prodotto delle nostre azioni, secondo una regola di causa ed effetto. Se suoni il clacson, la macchina davanti a tesi si accorgerà che il semaforo è verde ed inizierà a muoversi. Può darsi che questo ti permetta di non arrivare in ritardo al lavoro una volta di troppo, oppure no. Ferire gli altri, mentire, rubare o uccidere può avere conseguenze metafisiche, anche se non è certo. E’ invece certo che tutto ciò avrà conseguenze fisiche. Mentire agli altri porterà stress nella tua vita e ti darà probabilmente una pessima reputazione. Rubare può essere remunerativo per un po’, ma il ladro rischia di essere ferito od ucciso quando si appropria di qualcosa con la forza e, comunque, avrà sempre paura degli altri. Inoltre, il sentimento naturale di compassione per gli altri gli causerà stress ed ansia. Uccidere ha conseguenze identiche. E’ quindi evidente che condurre una vita pacifica ed onesta porterà ad un maggior benessere che condurre una vita violenta e disonesta.

Il Buddhismo Theravada e quello Mahayana (che include lo Zen) si dividono sui percorsi da seguire per arrivare all’Illuminazione. Per il Buddhista Theravada, un praticante ordinario difficilmente conseguirà l’illuminazione in questa vita; dovrà praticare per molte vite. Per il Buddhista Mahayana l’illuminazione è possibile, perché è già stata realizzata, ma la nostra ignoranza e la nostra tendenza a vederci separati dal mondo che ci circonda ci sono di ostacolo. Per il Buddhista Mahayana, l’Illuminazione è rimuovere le illusioni e realizzare che ciò che rimane è il nostro vero Io.

Così lo Zen prese piede, non in opposizione alle precedenti forme di Buddhismo, ma piuttosto come lo sviluppo e la maturazione delle idee del Buddhismo Theravada, portandole alle loro naturali conclusioni attraverso l’opera di chi era riuscito a raggiungere l’Illuminazione come Siddharta Gautama  (analogamente, il porre limiti all’azione del governo basandosi sul mercato ed il libero scambio porta naturalmente una persona a sposare le filosofie note come miniarchismo e anarco-capitalismo).

Oggi lo Zen si manifesta al grande pubblico attraverso i pesanti tratti calligrafici tipici delle arti orientali, le cerimonie del the ed i famosi koan come, ad esempio, “Qual è il suono di una sola mano che applaude?” Tutte le arti Zen derivano dall’apprezzare l’essenza delle cose. Libri come “Lo Zen ed il tiro con l’arco” (Eugen Herrigel, Adelphi) ci mostrano la relazione fra pensiero ed azione. Lo Zen è una filosofia di azione, di realtà, che analizza la relazione fra noi e l’Universo che ci circonda.  Lo Zen ha origine dall’intuizione che tutto ciò che esiste è completamente al di fuori della nostra nostra comprensione intellettuale e che esiste in uno stato mutevole, interdipendente di “talià” (Tathata). Le “cose” che appaiono, che noi classifichiamo come separate ed indipendenti non hanno, infatti, un’essenza propria oltre a quella che noi attribuiamo loro.

Consideriamo, ad esempio, una sedia. Supponiamo che sia di legno. Per noi, la sedia ha una forma specifica ed esiste separatamente da cose come tavoli ed alberi. Ma questa essenza di “sedietà” che noi percepiamo esiste solo dentro di noi.  Ciò che abbiamo è un oggetto, fatto da qualcuno, da qualche parte del mondo, che noi riconosciamo come sedia. Questo oggetto ha gambe, un posto su cui sedersi, quindi è una sedia (ed anche il Buddhismo Zen è d’accordo su questo punto, per scopi pratici). Ma cosa succede se la spostiamo? E’ ancora una sedia? Se le seghiamo due gambe? E se fosse piccola, come quella della Barbie, perderebbe la sua “sedietà” o sarebbe solo il modello di una sedia con la sua “modello-di-sedietà”?

Che accade se ci sediamo sul tavolo? Il tavolo diventa una sedia? Beh, per ogni intento e scopo, sì, se ti siedi su una tavolo, il tavolo diviene una sedia. Ma il tavolo non è cambiato, ciò che è cambiato è la tua mente. Cosa possiamo dire di una sedia che sia immutabile? Se la sedia è fatta di legno, cosa che possiamo verificare con certezza, possiamo dire che la sedia è stata realizzata con pezzi di legno, tagliati, sabbiati ed assemblati con viti per costruirla. Ma da dove viene il legno? Facciamo l’ipotesi che il legno sia di una quercia del Maine, tagliata per fare mobili. Va bene, ma cos’è il legno? E’ il materiale che costituisce l’albero. Gli alberi sono grandi piante usate per fare sedie. La quercia nasce dalla ghianda, che a sua volta è nata da un’altra quercia. La ghianda necessita acqua, aria, terra e luce solare per germogliare verso il cielo. Dunque la quercia, e gli alberi in generale, non possono esistere come entità isolate. Essi richiedono l’esistenza di acqua, aria, terra, insetti, uccelli e, in tanti casi, anche di chi li userà per fare sedie. In questo modo, ogni cosa dipende da ogni altra cosa nell’Universo e nulla è permanente. Esattamente come la sedia, anche le nostre identità hanno una natura elusiva.  Però, indipendentemente da come esiste nella nostra mente, la sedia è lì, sotto di te. Lo Zen cerca esattamente di confutare la visione psicologica di un mondo isolato e frammentato, fatto di entità separate fra loro.

L’obiettivo del Buddhismo Zen è di capire la vera natura di noi stessi e, facendo questo, dello stesso Universo.

Così, finalmente, sono arrivato al punto cruciale della mia discussione, cioè che il Libertarismo e lo Zen hanno tantissimo in comune.

Nel suo articolo “Io, la matita”, l’economista Leonard E. Read afferma che nessuno sulla Terra sa come fare una matita. In principio questo può sembrare assurdo, ma approfondendo la questione ci si rende conto che l’affermazione è corretta. Infatti, per fare una matita partendo da zero è necessario tagliare il legno. Ma per tagliare il legno serve una sega, per fare la quale è necessario estrarre ferro e trasformarlo in acciaio. La grafite dovrà essere estratta da qualche altra parte e la gomma per cancellare dovrà essere prodotta attraverso un altro procedimento, completamente diverso dai precedenti. Se qualcuno volesse farsi una matita da sè, il costo finale potrebbe essere di qualche milione di Euro e potrebbe impiegare anni per costruirla. Infatti, le matite non sono fatte in questo modo. Esse sono prodotte dalla cooperazione di milioni di individui, ognuno dei quali lavora per migliorare le proprie condizioni di vita; ognuno collabora volontariamente, in assenza di coercizione e facendo affari con gli altri e tutti pensano che gli affari portati a termine siano di beneficio per entrambe le parti. Così, noi siamo oggi in grado di comprare una scatola di matite per pochi Euro, senza prestare molta attenzione a quanto sia complesso realizzare ciascuna matita. E la matita è probabilmente uno degli oggetti più semplici che utilizziamo oggi. Le persone che concorrono a creare la matita spesso non sono a conoscenza l’uno dell’altro. Essi provengono da storie diverse, diverse classi sociali ed economiche, abitudini e religioni, spesso parlano lingue diverse. Nonostante ciò, possiamo comprare le matite a bassissimo prezzo. Secondo Read, le persone in questo processo sono guidate da una “mano invisibile”. L’esistenza della nostra società ed il miglioramento delle condizioni di vita di tutti non è a scapito degli interessi personali delle persone ma, al contrario, è un prodotto necessario di questi interessi.

Lo Zen ci insegna che siamo una parte inseparabile dell’Universo in cui viviamo, che è perfetto e completo. Sono le nostre illusioni e la nostra ignoranza che non ci permettono di vederlo come tale. Il Libertarismo ci insegna che la società funziona al meglio quando gli individui sono liberi di decidere, vincolati solo dal vincolo della non aggressione. La discordia nasce quando cerchiamo di interferire, tentando di riparare cose che non sono necessariamente rotte.

Le persone sensibili possono sentire che il mondo soffre di “ingiustizia sociale”, che dovrebbe essere eliminata dallo Stato. Così votano perchè siano approvate leggi che tassano il benessere per sussidiare il povero, o che innalzano il salario minimo nel tentativo di migliorare le condizioni di vita delle persone all’ultimo gradino della scala sociale. In realtà queste leggi arrecano danno al povero, perché un salario minimo troppo elevato semplicemente non permetterà ai datori di lavoro di assumere personale scarsamente qualificato. Il risultato è che il povero non potrà lavorare perché le aziende dovrebbero coprire con le proprie perdite la differenza fra la sua produttività ed il salario minimo. Così, invece di alleviare il problema, queste leggi finiscono per complicare la vita sia del povero che del ricco.

Nello stesso modo, chi pratica Zen potrebbe cercare di alleviare le proprie sofferenze tentando li liberarsi dal desiderio. Il problema è che ogni tentativo di liberarsi del desiderio sarebbe un atto dettato dal desiderio. Così, si cercherebbe di eliminare un problema creandone un altro, o addirittura rinforzando il problema di cui ci si vuole liberare. In modo simile, durante la meditazione il praticante potrebbe cercare di fermare il flusso del pensiero, ritornando però a pensare a come non pensare, in un incessante via vai. E’ una situazione difficile, che illustra come il fraintendimento del mondo e di noi stessi ci possa portare a fare cose che, anzichè risolvere problemi, li peggiorino o ne creino di nuovi (se ti interessa, la risposta è non cercare di non pensare, ma concentrarti su ciò che stai facendo, cioè la respirazione e la postura, nel movimento, nell’azione.  La risposta del Libertarismo è analoga, lascia che le persone vivano come ritengono sia più idoneo per loro stessi. Ciò che più importa è quanto bene puoi vivere la tua vita. Se i diritti degli individui sono il fondamento della società, allora ognuno avrà la maggior probabilità di vivere la vita che desidera vivere).

Sia il Libertarismo che lo Zen hanno al proprio centro il rispetto per l’ordine naturale delle cose. Gli individui agiscono perseguendo i propri interessi, ma non a spese degli altri. Chi non rispetta questo principio sarà considerato in errore. Indipendentemente dalla nostra cultura, siamo esseri compassionevoli,  sappiamo che far del bene agli altri ci porterà del bene. Siamo molto intelligenti e, collettivamente, abbiamo una conoscenza sconfinata, così ampia che, per quanto ci sforziamo, non riusciremo mai ad assimilarla integralmente. La grande rivelazione del Libertarismo è che, facendo del bene a noi stessi, finiamo col migliorare le condizioni degli altri.

E’ il più grande errore del periodo storico  in cui stiamo vivendo pensare che la maggioranza dei votanti abbia il diritto di usare la forza per sequestrare la proprietà privata di una persona per trasferirla ad un’altra. E’ un errore perché la redistribuzione si basa sull’uso della forza. Se la forza non fosse usata e le stesse transazioni fossero fatte spontaneamente, gli effetti sarebbero molto meno devastanti, al contrario, essi sarebbero fonte di miglioramenti sociali. Quello che oggi è furto e dipendenza dallo stato, sia da parte dell’agricoltore benestante  che viene sussidiato per produrre biometano, sia per la madre single  che sopravvive grazie a buoni in denaro per comprare cibo ed edilizia pubblica, si trasformerebbe in una naturale allocazione di risorse da parte del mercato che premierebbe i settori più produttivi della società e si prenderebbe cura, attraverso opere di carità, di chi ha veramente bisogno. Dove c’è domanda ci sarebbe offerta e dove le persone competono per aggiudicarsi le richieste del mercato i beni e servizi diventano meno cari (quindi accessibili a più persone) ed innovativi.

I grandi progressi della storia umana, dal linguaggio, all’elettricità, dall’automobile all’aereo per finire a  internet od a qualunque altra cosa Dio voglia sono stati donati all’umanità da uomini con grandi risorse ed ingegno, capaci di prendere ciò che già esisteva ed innovarlo, combinandolo con altre innovazioni, per creare qualcosa di nuovo, il tutto per realizzare il proprio interesse personale. Questa è la natura, l’essenza degli esseri umani. I tentativi di punire le persone di successo per sostenere chi non è capace sono irrealistici e fanno più danno che bene. Chiaramente, la natura è un instancabile ed intelligente avversario ed ogni tentativo di andare contro di essa finirà in modo disastroso.

Zen e Libertarismo sono entrambi centrati sull’individuo e sulle sue relazioni con il mondo che lo circonda. La tua individualità, il tuo corpo, la tua mente ed il tuo spirito sono proprietà di cui non potrai mai liberarti, ma che nemmeno potranno mai avere un’esistenza indipendente dal mondo che ti circonda. Sia nello Zen che nel Libertarismo c’è libertà e responsabilità. Forzare gli altri a fare la cosa “giusta” non funziona, perché la virtù e propria delle persone a cui è permesso agire secondo il proprio libero arbitrio.

 

05Gen/16

Un giorno nella nuova Raqqa (trad. dal blog Raqqa is Being Slaughtered Silently)

Il 15 Dicembre scorso, nella città di Gaziantep in Turchia, viene ucciso l’attivista anti ISIS Naji Jerf, regista del blog Raqqa is Being Slaughtered Silently (Raqqa è uccisa silenziosamente). Il blog, scritto clandestinamente da persone di varie confessioni, è una preziosa testimonianza delle difficili condizioni di vita nella capitale del califfato e contraddice la propaganda  che afferma che l’ISIS ha portato giustizia e benessere. Per questa ragione l’ISIS ha assassinato quattro autori del blog, Naji incluso.

Il Dito nell’occhio vi propone la traduzione di uno degli articoli più emblematici del blog “Un giorno nella nuova Raqqa”. L’articolo, scritto da una persona di fede musulmana, dimostra come l’islamismo sia contro tutte le religioni, Islam incluso.

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Un giorno nella nuova Raqqa

Posted by: Abu Mohammed in Raqqa news, press 25/12/2015

Tutto sembra normale quando esci di casa, come se nulla fosse cambiato, ma è questione di attimi e le differenze cominciano ad apparire. Vedi uomini con barbe lunghe e vestiti corti, come ordinato dall’ISIS, le donne sono non sono riconoscibili, anche tua madre. Il numero dei membri dell’ISIS cambia a seconda dei quartieri. Alcuni di loro hanno vestiti puliti, e puoi odorare il loro profumo. Di altri puoi sentire la puzza a decine di metri di distanza. Quando esci dai quartieri più piccoli puoi osservare cartelloni che riempiono le strade, e media point dove sono trasmessi i video con cui l’ISIS terrorizza la persone.

E’ impossibile distinguere gli incarichi dei membri dell’ISIS di stanza a Raqqa, essi sono armati pesantemente e molti indossano cinture esplosive. Essi tuttavia difficilmente si incontrano presso la missione “Alhisba” ricca per definizione. Ogni membro dell’organizzazione si prende l’incarico di ordinare di fare ciò che è ritenuto buono e di proibire il resto nel caso non si trovi una buona accusa contro un oppositore, che spesso è un civile.

La vita a Raqqa è sottosopra. Nel passato era ricca di lavoro e di studio per gli studenti delle scuole, di preghiera per gli eremiti, era fare shopping in compagnia di tua moglie, specialmente prima della festività della fine del Ramadam, ed era visitare i propri parenti. Ma adesso, tutte queste semplici cose, non sono più possibili.

Oggi, devi essere molto attento alla ora di uscire per strada accompagnato da tua madre o tua moglie: devi controllare minuziosamente ogni dettaglio, anche minimo, nell’abbigliamento di tua moglie. Il più piccolo errore può costarti la libertà. Prima ti porteranno alla missione Alhisba, poi agli Ahisba headquarters, dove tutto avverrà molto in fretta e dove quel piccolo errore potrà costarti la vita, non dovrai sorprenderti se ciò accadrà.

Al mercato devi stare molto attento a quello che dici, chiudere i tuoi occhi, comprare lo stretto necessario e tornare a casa prima che la tua lingua proferisca qualche parola non esplicitamente blasfema, ma la cui inappropriatezza possa essere portata in evidenza dalla sagacia e dall’eloquenza di qualche membro di questo nuovo Islam. Ciò determinerà le tue sanzioni in questo mondo ed anche nell’altro, e le porte dell’inferno che attraverserai dopo aver proferito parole innocenti. Non posso dimenticare un uomo di circa venti anni che protestò per il prezzo eccessivo dei pomodori di fronte ad un membro dell’ISIS che decise di punirlo. Negli Alhisba headquartes durante le torture accadde qualcosa, e lui finì decapitato e crocifisso in Clock square, sotto l’accusa di aver maledetto i membri dell’ISIS che lo interrogavano.

Potri parlare per ore dei cambi accaduti a Raqqa dopo la “successione”, tutto è peggiorato. I prezzi sono raddoppiati ed il sogno ora è di tornare indietro nel tempo, nonostante non fossero rose e fiori ma, come si dice “qualunque congiuntivite è più dolce della cecità”. Il regime ha ridotto le paghe degli impiegati, proibisce ai civili di viaggiare e tassa i negozianti. L’ISIS possiede un discreto numero di raffinerie di petrolio in Iraq e Siria ed i carburanti sono diventati i beni più trattati nelle zone controllate dall’ISIS. Il loro prezzo è inferiore a quello precedente, ma solamente per i membri dell’organizzazione. Per gli altri, è ricomparso il kerosene, un bene che era praticamente caduto in disuso.

Ogni cosa in Raqq è divenuta “algebrica”, gli uomini debbono portare la barba ed accorciare i vestiti, le donne debbono indossare vestiti imposti dall’organizzazione e la lista può continuare all’infinito. Tuttavia, siamo tutti forzati a rimanere a Raqqa, impossibilitati a comunicare con le famiglie all’estero se non attraverso alcuni Internet cafè sotto il controllo dell’ISIS.

Ogni giorno in più che spendo a Raqqa sento crescere la rabbia e la mia determinazione a combattere questi lunatici, ma poi mi fermo pensando a quello che potrebbe accadere alla mia famiglia, ai miei fratelli che vivono qui. L’ISIS è spietata con i membri delle famiglie di chi si oppone a loro. Un amico mi raccontò di un episodio avvenuto quando ISIS aveva recentemente preso il controllo della città. Viaggiando verso la città di Deir el-Zor, l’autobus fu bloccato ad una barriera presso la porta est della città. I membri dell’ISIS verificarono le identità dei passeggeri e riconobbero uno di loro:

ISIS: sei quell’uomo?
PASSEGGERO: sì, sono io
ISIS: scendi, prendi anche la tua valigia
PASSEGGERO: Perché? Qual è il problema?
ISIS: tuo padre lavorava per il regime
PASSEGGERO: vero, ma morì prima della rivoluzione

L’uomo fu costretto a scendere, il conducente obbligato a ripartire. Tutti noi rimasti sull’autobus potemmo solo guardare, non avevamo alcun potere di cambiare le cose.

Ho visto tanti parenti ed amici andarsene, sia che fossero forzati che per libera scelta, provare il tormento di vivere lontano dalla città dove sei nato. Ogni posto, anche a pochi chilometri di distanza, ti sembrerà strano. Li ho visti morire di pena nel separarsi dalla loro casa e dai loro parenti ed amici, sebbene siano al sicuro dai bombardamenti e dalle esecuzioni sommarie. Per me, la morte in Raqqa è meglio della miseria dell’esilio, indipendentemente dal fatto che tu abbia o no un lavoro, che tu abbia o no la nazionalità del nuovo paese, rimarrai una persona aliena ai loro occhi e ora, purtroppo, dovunque vadano le persone della mia città saranno sotto il controllo delle autorità, anche se sono cristiani

A Raqqa i giorni sono tutti simili, eccetto per gli orari dei bombardamenti. Il giorno inizia, vai al mercato e porta a casa la spesa, poi vai al lavoro e sottomettiti alla regola che impone che ogni parola sia attentamente pesata prima di essere pronunciata, non dimenticare di andare alla moschea agli orari prescritti per la preghiera, torna a casa e stacci fino al giorno successivo.

Raqqa è una città agricola, circondata da campi, ma il controllo della polizia su ortaggi e frutta ne fa lievitare il prezzo, nonostante non siano scarsi. La sanità è in condizioni tragiche. Il regime non permette l’ingresso delle medicine nella città e la cosa si è ulteriormente complicata quando i curdi hanno occupato la città di Tel Abyad al confine con la Turchia, chiudendo l’ultima linea di passaggio per i medicinali. Sfortunatamente per i civili, il crescente numero di bombardamenti sembra focalizzarsi sull’Ospedale Nazionale, il più grande della città e l’estrema risorsa per tutti noi. Oggi l’ospedale è completamente fuori servizio e le malattie sono diventate una calamità senza precedenti. A partire dalla liberazione della città, le centrali e sottostazioni elettriche sono state fra gli obiettivi più gettonati dall’aviazione ed ora l’elettricità è praticamente inesistente, e le riparazioni impossibili. Fortunatamente, grazie alla vicinanza di Raqqa all’Eufrate, l’acqua non manca,

I media associano Raqqa all’ISIS, la chiamano “la capitale del califfato”. Tutti però dimenticano che Raqqa fu la capitale della liberazione. Posso ricordare quando in città si celebrava il festival delle “Avanguardie del partito Baath” e gli studenti venivano da tutte le città siriane senza conoscere nulla della città, pensando che vivessimo nelle tende in mezzo al deserto. La mia sola speranza oggi è che il mondo possa dimenticarsi il nuovo nome della città e che possiamo tornare indietro alla bella vita che conducevamo in precedenza.

A day in the new Raqqa

20Dic/15

Le pecore di Buridano (di Alessandro Leonardi)

NPCI

Il poster inquadra una ragazza acqua e sapone, quella della porta accanto, per capirci. Con occhiali, il sorriso della fiduciosa speranza e un elmetto giallo da cantiere in testa. Sullo sfondo altri giovani indaffarati al lavoro.
Poi vedi il simbolo. Niente querce, ulivi, margherite o altra flora.
Solo falce e martello e stella in giallo su di una bandiera rossa che copre a sua volta il tricolore. P.C.I.
Perchè “il partito comunista ritorna italiano”
Allora sai che questa fiera attivista impegnerà tempo ed energia a migliorare il mondo. Sarà sindacalista nelle fabbriche (vuote) combatterà il capitalismo (dei capitalisti all’estero) e soprattutto combatterà il fascismo. Perchè lei è antifà (che te lo dico affà).
Perchè suo bisnonno ha combattuto per la libertà e le hanno detto che era così coraggioso che ha sparato alle schiena a uno che si era rifiutato di collaborare (quella merdaccia)… e tante cose belle che hanno fatto l’italia. Altro che garibaldi.
Adesso lei è equosolidale, ha i sandali in cuoio che le sono stati regalati da un profugo siriano, è un pò vegana, crede un pò nelle scie chimiche ma non troppo come i grillini, ci crede se la colpa è degli ebrei. Di sicuro la colpa è degli israeliani che continuano a scivolare sui coltelli dei poveri palestinesi. Lei è multiculturale e amica dei muslim. E i cereali a colazione c’hanno dentro i muesli. E beve activia, per via di quella cacchetta secca e a grappoli che ha fatto a casa di Debby l’altra sera (mentre ascoltavano musica etnochic è dovuta correre sul wc e le fà un pò male il culetto). E lo stato deve aiutare, sussidiare, pagare, sovvenzionare, pensionare prima, trovare lavoro, tassare i ricchi, mantenere i profughi, dare asilo, assistenza, i poliziotti sono a.c.a.b. e il padrone è infame e le tasse sono bellissime (ma anche no dipende forse da chi paga ecco qui un pò non capisce proprio tutto bene bene).
Perchè papà ha votato renzi ma poi ha capito che è di destra e le ha detto che il nazzareno era una porcata ma per fortuna c’è il giubileo.
Il giubileo comunista (pensa te, nessuno ci aveva pensato prima).
E che figataaaaa: facciamo che falce e martello siano il sorrisetto nello smile! (E lo mette come sfondo sull’aifòn).
Mentre questo paese si secca proprio come la sua cacchetta, lei e il suo gregge di amici si dedicheranno al partito. A questo, questa volta.
E io son qui che aspetto che tutte queste vedette stataliste (da sinistra a destra, intendiamoci) facciano la fine dell’asino di buridano.

12Gen/15

GLI INVISIBILI

E’ già quattro anni che non ci vediamo, vola il tempo. Le chiedo come le è andata.

“Non tanto bene, sai? Gli ultimi sei mesi li ho passati fuori dall’Italia, ho cercato di aprire un’attività ma ho avuto alcuni problemi, spero di riuscirci fra due mesi. Prima avevo un bar qui in Italia. Ho dovuto rinunciare all’attività, troppo complicato…Sai, io leggo i tuoi post su Facebook. Mi piacciono, dici tante cose sulla situazione economica che condivido.” Continue reading