Io, il Mario Draghi dei 30 e lode

Dopo venti anni che insegni lo sai quando gli studenti copiano durante uno scritto, i sintomi sono inequivocabili. C’è quello apparentemente sotto barbiturici, Nick Mano Fredda, che con occhio strafatto ti fissa per capire come ti muovi,  quali sono le tue logiche di sorveglianza, quando il faro della torretta di guardia sarà girato in un’altra posizione. Poi c’è lo yogi, quello che assume strane posizioni. Eta Beta, che sotto il banco pare che abbia un intero negozio di cancelleria. Ci sono gli staffettisti, che uno alla volta vengono a farti domande irrilevanti cosicché i loro compagni possano copiare mentre sei distratto. I prostatici e quelli con l’incontinenza urinaria sono i più banali.

Tutti questi comportamenti sono indizi certi di traffici loschi, ma non possono indurti ad espellere uno studente: non hai prove certe. Loro capiscono che tu non sai cosa fare ed il numero di studenti appartenenti alle categorie citate sopra aumenta esponenzialmente. Questo genera in te un senso di impotenza e quindi di rabbia.

Osservando i consueti comportamenti, un giorno ho pensato che in fondo era una delle ultime occasioni in cui quei ragazzi sarebbero stati solidali fra loro. Una volta usciti dal circuito scolastico le logiche tipiche degli ambienti lavorativi avrebbero preso il sopravvento, portandoli inevitabilmente a competere. Quasi provavo umana simpatia (i panni dell’amico sono sempre più comodi di quelli del carnefice).

Era però il periodo in cui si cominciava a discutere di Quantitative Easing. Questo clima mi ha portato a pensare che la mia carica mi rende il Mario Draghi dei 30 e lode. In fondo, che differenza fa per me “stampare” un 30 e lode di più o uno di meno? Perché non essere generosi? Ed allora il comportamento dei ragazzi non è così diverso da quello degli adulti: SOVRANITA’ MONETARIA!!! Il fatto che ciò generi inflazione (nel mio caso, tutti studenti “eccellenti”, quindi con un titolo che non certifica alcunché) non si vede subito, ci penseremo fra qualche anno, dopo la laurea.

L’unico modo per cambiare i comportamenti è quello di introdurre la nozione di scarsità delle risorse. Perciò, prima dell’ultimo scritto mi sono presentato in classe e ho spiegato che se, ad esempio, 10 studenti avessero fatto un compito sufficiente, si sarebbero spartiti un totale di 10×25=250 punti. Sei da 30 e vuoi lasciare che i tuoi amici sbircino la soluzione? Affari tuoi, ma sappi che ci stai rimettendo. Ancor di più se la soluzione finisce in mano a chi si è organizzato con un gruppo Whatsapp: da 30 finirai a 25, fatti tuoi (io alla fine comunque faccio pure l’orale, sono un vero rompiscatole). Termino il ferale annuncio ed un po’ del gesso che svolazzava nell’aria mi finisce in gola e quasi soffoco. Non sono scaramantico, ma se fra pochi anni morirò di una brutta malattia sappiate che quel po’ di gesso è stato l’inizio.

Risultato? Solo un 70% degli studenti si presenta allo scritto: un buon inizio. Durante il compito non vedo Eta Beta, non vedo staffettisti, non vedo Nick Mano Fredda, nessuno ha problemi di prostata, Qualche yogi c’è comunque, vabbè. I risultati mostrano una biodiversità degli errori che indica generalmente elaborazioni autonome, In altre parole, forse si è copiato, ma non in modo massiccio come gli anni passati.

Quali conclusioni trarre senza scadere nella retorica? La più evidente, a mio giudizio, è che la solidarietà, apparentemente un tratto tipico dell’italiano, si fa più rarefatta quando i costi ad essa associati vengono esplicitati. La scuola, attraverso la rinuncia di molti docenti a quantificare le diverse performance degli studenti, probabilmente contribuisce a creare una cultura che favorisce il ricorso a sotterfugi a svantaggio di preparazione e responsabilità individuali. Per contro, l’introduzione del concetto di scarsità, tipico della gestione economica delle risorse finite, dovrebbe portare i ragazzi ad una maggiore consapevolezza delle proprie capacità, favorendo scelte in merito al proprio futuro più informate.

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