Un giorno nella nuova Raqqa (trad. dal blog Raqqa is Being Slaughtered Silently)

Il 15 Dicembre scorso, nella città di Gaziantep in Turchia, viene ucciso l’attivista anti ISIS Naji Jerf, regista del blog Raqqa is Being Slaughtered Silently (Raqqa è uccisa silenziosamente). Il blog, scritto clandestinamente da persone di varie confessioni, è una preziosa testimonianza delle difficili condizioni di vita nella capitale del califfato e contraddice la propaganda  che afferma che l’ISIS ha portato giustizia e benessere. Per questa ragione l’ISIS ha assassinato quattro autori del blog, Naji incluso.

Il Dito nell’occhio vi propone la traduzione di uno degli articoli più emblematici del blog “Un giorno nella nuova Raqqa”. L’articolo, scritto da una persona di fede musulmana, dimostra come l’islamismo sia contro tutte le religioni, Islam incluso.

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Un giorno nella nuova Raqqa

Posted by: Abu Mohammed in Raqqa news, press 25/12/2015

Tutto sembra normale quando esci di casa, come se nulla fosse cambiato, ma è questione di attimi e le differenze cominciano ad apparire. Vedi uomini con barbe lunghe e vestiti corti, come ordinato dall’ISIS, le donne sono non sono riconoscibili, anche tua madre. Il numero dei membri dell’ISIS cambia a seconda dei quartieri. Alcuni di loro hanno vestiti puliti, e puoi odorare il loro profumo. Di altri puoi sentire la puzza a decine di metri di distanza. Quando esci dai quartieri più piccoli puoi osservare cartelloni che riempiono le strade, e media point dove sono trasmessi i video con cui l’ISIS terrorizza la persone.

E’ impossibile distinguere gli incarichi dei membri dell’ISIS di stanza a Raqqa, essi sono armati pesantemente e molti indossano cinture esplosive. Essi tuttavia difficilmente si incontrano presso la missione “Alhisba” ricca per definizione. Ogni membro dell’organizzazione si prende l’incarico di ordinare di fare ciò che è ritenuto buono e di proibire il resto nel caso non si trovi una buona accusa contro un oppositore, che spesso è un civile.

La vita a Raqqa è sottosopra. Nel passato era ricca di lavoro e di studio per gli studenti delle scuole, di preghiera per gli eremiti, era fare shopping in compagnia di tua moglie, specialmente prima della festività della fine del Ramadam, ed era visitare i propri parenti. Ma adesso, tutte queste semplici cose, non sono più possibili.

Oggi, devi essere molto attento alla ora di uscire per strada accompagnato da tua madre o tua moglie: devi controllare minuziosamente ogni dettaglio, anche minimo, nell’abbigliamento di tua moglie. Il più piccolo errore può costarti la libertà. Prima ti porteranno alla missione Alhisba, poi agli Ahisba headquarters, dove tutto avverrà molto in fretta e dove quel piccolo errore potrà costarti la vita, non dovrai sorprenderti se ciò accadrà.

Al mercato devi stare molto attento a quello che dici, chiudere i tuoi occhi, comprare lo stretto necessario e tornare a casa prima che la tua lingua proferisca qualche parola non esplicitamente blasfema, ma la cui inappropriatezza possa essere portata in evidenza dalla sagacia e dall’eloquenza di qualche membro di questo nuovo Islam. Ciò determinerà le tue sanzioni in questo mondo ed anche nell’altro, e le porte dell’inferno che attraverserai dopo aver proferito parole innocenti. Non posso dimenticare un uomo di circa venti anni che protestò per il prezzo eccessivo dei pomodori di fronte ad un membro dell’ISIS che decise di punirlo. Negli Alhisba headquartes durante le torture accadde qualcosa, e lui finì decapitato e crocifisso in Clock square, sotto l’accusa di aver maledetto i membri dell’ISIS che lo interrogavano.

Potri parlare per ore dei cambi accaduti a Raqqa dopo la “successione”, tutto è peggiorato. I prezzi sono raddoppiati ed il sogno ora è di tornare indietro nel tempo, nonostante non fossero rose e fiori ma, come si dice “qualunque congiuntivite è più dolce della cecità”. Il regime ha ridotto le paghe degli impiegati, proibisce ai civili di viaggiare e tassa i negozianti. L’ISIS possiede un discreto numero di raffinerie di petrolio in Iraq e Siria ed i carburanti sono diventati i beni più trattati nelle zone controllate dall’ISIS. Il loro prezzo è inferiore a quello precedente, ma solamente per i membri dell’organizzazione. Per gli altri, è ricomparso il kerosene, un bene che era praticamente caduto in disuso.

Ogni cosa in Raqq è divenuta “algebrica”, gli uomini debbono portare la barba ed accorciare i vestiti, le donne debbono indossare vestiti imposti dall’organizzazione e la lista può continuare all’infinito. Tuttavia, siamo tutti forzati a rimanere a Raqqa, impossibilitati a comunicare con le famiglie all’estero se non attraverso alcuni Internet cafè sotto il controllo dell’ISIS.

Ogni giorno in più che spendo a Raqqa sento crescere la rabbia e la mia determinazione a combattere questi lunatici, ma poi mi fermo pensando a quello che potrebbe accadere alla mia famiglia, ai miei fratelli che vivono qui. L’ISIS è spietata con i membri delle famiglie di chi si oppone a loro. Un amico mi raccontò di un episodio avvenuto quando ISIS aveva recentemente preso il controllo della città. Viaggiando verso la città di Deir el-Zor, l’autobus fu bloccato ad una barriera presso la porta est della città. I membri dell’ISIS verificarono le identità dei passeggeri e riconobbero uno di loro:

ISIS: sei quell’uomo?
PASSEGGERO: sì, sono io
ISIS: scendi, prendi anche la tua valigia
PASSEGGERO: Perché? Qual è il problema?
ISIS: tuo padre lavorava per il regime
PASSEGGERO: vero, ma morì prima della rivoluzione

L’uomo fu costretto a scendere, il conducente obbligato a ripartire. Tutti noi rimasti sull’autobus potemmo solo guardare, non avevamo alcun potere di cambiare le cose.

Ho visto tanti parenti ed amici andarsene, sia che fossero forzati che per libera scelta, provare il tormento di vivere lontano dalla città dove sei nato. Ogni posto, anche a pochi chilometri di distanza, ti sembrerà strano. Li ho visti morire di pena nel separarsi dalla loro casa e dai loro parenti ed amici, sebbene siano al sicuro dai bombardamenti e dalle esecuzioni sommarie. Per me, la morte in Raqqa è meglio della miseria dell’esilio, indipendentemente dal fatto che tu abbia o no un lavoro, che tu abbia o no la nazionalità del nuovo paese, rimarrai una persona aliena ai loro occhi e ora, purtroppo, dovunque vadano le persone della mia città saranno sotto il controllo delle autorità, anche se sono cristiani

A Raqqa i giorni sono tutti simili, eccetto per gli orari dei bombardamenti. Il giorno inizia, vai al mercato e porta a casa la spesa, poi vai al lavoro e sottomettiti alla regola che impone che ogni parola sia attentamente pesata prima di essere pronunciata, non dimenticare di andare alla moschea agli orari prescritti per la preghiera, torna a casa e stacci fino al giorno successivo.

Raqqa è una città agricola, circondata da campi, ma il controllo della polizia su ortaggi e frutta ne fa lievitare il prezzo, nonostante non siano scarsi. La sanità è in condizioni tragiche. Il regime non permette l’ingresso delle medicine nella città e la cosa si è ulteriormente complicata quando i curdi hanno occupato la città di Tel Abyad al confine con la Turchia, chiudendo l’ultima linea di passaggio per i medicinali. Sfortunatamente per i civili, il crescente numero di bombardamenti sembra focalizzarsi sull’Ospedale Nazionale, il più grande della città e l’estrema risorsa per tutti noi. Oggi l’ospedale è completamente fuori servizio e le malattie sono diventate una calamità senza precedenti. A partire dalla liberazione della città, le centrali e sottostazioni elettriche sono state fra gli obiettivi più gettonati dall’aviazione ed ora l’elettricità è praticamente inesistente, e le riparazioni impossibili. Fortunatamente, grazie alla vicinanza di Raqqa all’Eufrate, l’acqua non manca,

I media associano Raqqa all’ISIS, la chiamano “la capitale del califfato”. Tutti però dimenticano che Raqqa fu la capitale della liberazione. Posso ricordare quando in città si celebrava il festival delle “Avanguardie del partito Baath” e gli studenti venivano da tutte le città siriane senza conoscere nulla della città, pensando che vivessimo nelle tende in mezzo al deserto. La mia sola speranza oggi è che il mondo possa dimenticarsi il nuovo nome della città e che possiamo tornare indietro alla bella vita che conducevamo in precedenza.

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