SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “Sulla mia pelle” di Alessio Cremonini (2018)

di Roberto Bolzan

Chi ci segue su questa rubrica sa quanto siamo prevenuti sul cinema italiano contemporaneo e di quando lo snobbiamo impietosi.

Sgombriamo il campo da qualsiasi equivoco e lo diciamo chiaramente: Sulla mia pelle è un film veramente bello, intelligente e di valore.

La vicenda è quella nota di Stefano Cucchi, trentenne romano che viene fermato per droga, passa la notte in una stazione di polizia, forse viene picchiato, si vede convalidare l’arresto, a causa di forti oolori conseguenti ad una frattura delle vertebre viene ricoverato nella clinica penitenziaria del Gemelli e qui muore dopo qualche giorno per cause non ben chiare ma probabilmente legate ad un grave stato di denutrizione e di disidratazione.

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SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “Un tranquillo weekend di paura” di John Boorman (1972)

di Roberto Bolzan

Burt Reynolds, che ci ha lasciato in questi giorni, ha avuto la grande fortuna di incontrare un regista superlativo come John Boorman in un film straordinario come Deliverance (Un tranquillo week end di paura, come è stato felicemente tradotto in italiano).

Quattro amici decidono di lasciarsi alle spalle la città per un weekend e di scendere in canoa un fiume che verrà presto deviato da una diga in costruzione.
I quattro conoscono subito la poca ospitalità degli abitanti del luogo che vivono in povertà e in alcuni casi con figli menomati da tare genetiche.
Iniziata la discesa a violenza esploderà per iniziativa di due rudi montanari che aggrediranno il gruppo.
Nella battaglia che si scatena nella foresta morirà uno degli amici ma i tre sopravissuti, arriveranno, sconvolti e trasformati, alla fine del viaggio.

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SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “The Terminal” di Steven Spielberg (2013)

di Roberto Bolzan

La vicenda della Diciotti ci fa venire in mente un film di qualche anno fa che prende spunto, tra l’altro, da una vicenda realmente accaduta all’aeroporto Charles de Gaulle all’iraniano Mehran Karimi Nasseri che aveva smarrito i documenti di rifugiato rilasciati dal Belgio e che per questo ci è rimasto per 18 anni.

Questa storia si svolge a New York. Viktor Navorski (Tom Hanks) è un turista dell’Europa dell’est. Mentre è in volo per l’America, il suo paese (la Krakozhia) viene colpito da un colpo di stato. Di conseguenza il passaporto gli viene invalidato e quindi gli viene vietata l’uscita dall’aeroporto. Nello stesso tempo non gli viene più consentito di rientrare nel suo paese, che non è riconosciuto dagli Stati Uniti.
Viktor è costretto a rimanere nella zona franca dell’aeroporto per mesi, finché le relazioni diplomatiche tra i due paesi evolveranno fino a permettergli di uscire.
Mentre le settimane diventano mesi, Viktor scopre come il micro universo del terminal sia un ricco e complesso mondo di assurdità, generosità, ambizione, divertimento, ceti sociali e perfino romanticismo..Le relazioni con il personale dell’aeroporto ed una storia d’amore con una hostess (Amelia Warren – Catherine Zeta-Jones) sono ‘oggetto della narrazione.

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SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “USS Indianapolis” di Mario Van Peebles (2016)

di Roberto Bolzan

Film che canta le armi e gli eroi (anzi, giustamente, l’eroe), le uniformi e le foto, le gambe abbronzate, le ragazze, gli amori, le lettere, la giovinezza e le scazzottate. Gli ufficiali, le divise immacolate, le responsabilità e l’onore, il nemico, la lealtà. E l’oceano, il Mar delle Filippine infestato da squali e musi gialli.

Nel 1945, agli sgoccioli della seconda guerra mondiale, l’incrociatore USS Indianapolis trasporta in gran segreto Little Boy, la prima delle due bombe atomiche lanciate sul Giappone. Durante il viaggio di ritorno la nave, simbolo della potenza bellica americana, viene affondata da un siluro giapponese al largo delle Filippine.
Trecento moriranno subito. I novecento superstiti rimarranno attaccati alle poche scialuppe ed in mare aperto per cinque giorni in quanto, essendo una missione top secret, l’SOS non verrà mai recepito. Solo un terzo di loro sopravviverà alla disperazione e agli squali e il capitano Charles Butler McVay (Nicholas Cage), loro comandante, dovrà anche prendersi responsabilità non sue e affrontare un lungo e logorante processo. Verrà parzialmente assolto ma questo non impedirà le consegunze estreme che ne verranno. (altro…)

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SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “Il ciclone” di Leonardo Pieraccioni (1996)

di Roberto Bolzan

Intanto, perché parlare oggi di questo film? ma perché abbiamo sempre vivo il suo ricordo come del fondo dell’abisso di un periodo particolarmente infelice del cinema italiano e pensiamo sempre di doverne parlare. Un prototipo, insomma, da prendere ad esempio negativo per le nostre chiacchierate domenicale sul cinema.
Qualche giorno fa abbiamo interloquito con amici, stupendo per il nostro giudizio (accade spesso) ed ecco spiattellata l’occasione. Non ce la facciamo scappare.

Allora. la pellicola narra, se così si può dire, di un gruppo di ballerine spagnole di flamenco che, rimaste a piedi, trovano ospitalità presso una famiglia in una casa della campagna toscana, portando scompiglio a causa delle loro prorompente bellezza e della vitalità ispanica.
Tutta la famiglia vede la vita sconvolta, in particolare il figlio ragionier Levante che s’innamora di una di queste. Dopo una gran quantità di interecci amorosi che coinvolgono anche la figlia e l’altro figlio il gruppo riparte portando con sé Levante che alla farà famiglia in Spagna, sempre da ragioniere.

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SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “Il sacrificio del cervo sacro” di Yorgos Lanthimos (2017)

di Roberto Bolzan

Non ridete. Siamo andati  a vedere anche questo cult stracult.

Per principio evitiamo i film premiati a Cannes e mai ci sarebbe passato per la testa di derogare a questo proposito. Però ci è sembrato doveroso farlo, visto che un amico che stimiamo ce ne ha parlato bene e noi ammettiamo sempre la possibilità di essere prevenuti e per cecità e superbia perderci dei capolavori. Ci è successo tante volte nella vita, perché non con un’arte viva come il cinema?

Ahimè ci sono leggi della natura che non si possono cambiare.

Diciamo subito allora che l’idea di base era buona, per non dire ottima. Un chirurgo provoca la morte sotto i ferri del suo paziente ed l figlio di questi fa ammalare i suoi figli chiedendogli di sacrificarne uno per pareggiare i conti. Altrimenti moriranno tutti.

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