SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “The Terminal” di Steven Spielberg (2013)

di Roberto Bolzan

La vicenda della Diciotti ci fa venire in mente un film di qualche anno fa che prende spunto, tra l’altro, da una vicenda realmente accaduta all’aeroporto Charles de Gaulle all’iraniano Mehran Karimi Nasseri che aveva smarrito i documenti di rifugiato rilasciati dal Belgio e che per questo ci è rimasto per 18 anni.

Questa storia si svolge a New York. Viktor Navorski (Tom Hanks) è un turista dell’Europa dell’est. Mentre è in volo per l’America, il suo paese (la Krakozhia) viene colpito da un colpo di stato. Di conseguenza il passaporto gli viene invalidato e quindi gli viene vietata l’uscita dall’aeroporto. Nello stesso tempo non gli viene più consentito di rientrare nel suo paese, che non è riconosciuto dagli Stati Uniti.
Viktor è costretto a rimanere nella zona franca dell’aeroporto per mesi, finché le relazioni diplomatiche tra i due paesi evolveranno fino a permettergli di uscire.
Mentre le settimane diventano mesi, Viktor scopre come il micro universo del terminal sia un ricco e complesso mondo di assurdità, generosità, ambizione, divertimento, ceti sociali e perfino romanticismo..Le relazioni con il personale dell’aeroporto ed una storia d’amore con una hostess (Amelia Warren – Catherine Zeta-Jones) sono ‘oggetto della narrazione.

La mente mielosa di Spielberg non poteva produrre altro che un film di buoni sentimenti, zuccheroso e banalotto. A parte Stanley Tucci, capo della sicurezza all’aeroporto, che scruta i monitor alla ricerca di indizi su chi stia er compere un reato, il film scorre come un fiume ben arginato verso la conclusone, senza  scosse.

Ci interessava molto di più sapere qualcosa delle zone franche. La zona di transito degli aeroporti è infatti un’area che non rientra formalmente in nessuna giurisdizione nazionale. E’ un espediente legale per rendere più agevoli i viaggi e i controlli dei passaporti.
E’ ovvio che questa particolarità ha generato, nel tempo, situazioni molto singolari. Ricordiamo, oltre a quella che ha ispirato il film, la permanenza di Edward Snowden all’aeroporto di Šeremet’evo (Mosca) nel 2013. Nello stesso aeroporto, anni prima, si erano accampati sedici somali nel tentativo, infruttuoso, di entrare in Russia senza documenti. L’area di transito del terminal F ha poi ospitato generazioni successive di rifugiati che scappavano dalle guerre in Afghanistan e in Somalia
Nello stesso anno Feng Zhenghu, l’attivista cinese per i diritti umani, era rimasto tre mesi all’aeroporto giapponese di Narita in attesa che le autorità cinesi ne autorizzassero il rimpatrio.
La storia più singolare è quella di Hiroshi Nohara, giapponese, che ha vissuto quattro mesi nell’aeroporto di Città del Messico per poi sparire con una donna senza lasciare più tracce di sé.

Immaginiamo che queste aree siano luoghi dove la burocrazia impazzisce e non può più nulla contro la volontà dell’individuo. ‘intera potenza dello stato si ritrae, disinteressandosene. Non può fare altro.
Ne godiamo.

 

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