“Joker” di Todd Phillips (2019)

Film verde. Penso che succeda così, che un tecnico addetto propone la tavolozza dei colori, come quando impostate, nelle preferenze, quella del vostro sito, e il regista sceglie. In questo caso, ha pensato, diamo un bel verde neon, così da insquallidire il tutto.
E tutta la pellicola è tinta di un verde malato che sicuramente vuole significare Arte. E quando si tende all’Arte non si lesinano i mezzi e si va decisi.

E’ la storia di un disgraziato che vive a Gotham city sbarcando il lunario come comico insieme a colleghi mefitici (uno nano), capo cattivo (lo licenzia perché fa gli spettacoli con i bambini con una pistola che gli cade dalle tasche, figurarsi) e vicina che non se lo fila minimamente (ha già i suoi problemi, l’ultimo pensiero è di caricarsene degli altri), nonché servizi psichiatrici che lo piantano in asso.
Per caso si trova la pistola in mano quando dei ricchi cattivi lo aggrediscono e li fa fuori. Presoci gusto prosegue sulla strada del riscatto ammazzando tutti quelli che lo prendono in giro mentre la città si solleva e viene messa a ferro e fuoco da una folla di sottoproletari mascherati da clown.

Il film è insopportabile nella sua puntigliosa pedanteria che percorre senza trascurare nulla i luoghi del disagio: l’abuso, l’abbandono, il padre ricco, lui bambino trovato legato al termosifone, la madre psichiatrica, tossica, che lo cede ai suoi amanti, l’attaccamento morboso alla madre. Tutti gli ingredienti del caso sociale nella più sbadigliante delle ovvietà.

Non manca il sermoncino verso la fine, quando Joker si dimostra l’ennesimo matto che sbrocca perché la madre lo trattava male e la società lo tratta male e la gente fa schifo, mentre un tempo qua erano tutti campi e ci si conosceva per nome, mentre adesso sono tutti maleducati.

Alla fine dai cofani delle auto bruciate pare sorgere un mondo nuovo di comprensione e giustizia anche per gli infelici. Ma è solo un’illusione di un attimo perché poi si vede Joker in manicomio bene ammanettato. Il che non gli impedisce di fare strage della psicologa che gli fa le solite inutili domande, andandosene ballando in un’apoteosi di gloria.

Joaquin Phoenix bravo, bravissimo. Robert De Niro, immancabile, che provvede a tutti i riferimenti filmografici necessari (Taxi driver, Re per una notte). Nient’altro di significativo.

 

Questo articolo ha 4 commenti.

  1. Grazie Roberto.

    Ho visto il film venerdì sera. E da due giorni che sto male per via di una certa impressionabilita ` che però si scatena a volte a volte no.
    Pensa che stavo per chiederti di farmi una recensione. Ma tu mi hai preceduto
    Ti ringrazio perché è esattamente quello che sto provando . Mi ha infastidito moltissimo il risentimento verso chi ce l’ha fatta , ricchi o persone agiate che siano , trasformato in una pseudo- celebrazione d’ un movimento di recriminazione egoriferita e violenta , mossa dalla frustrazione e dall’invidia. Anche se tra le righe si riesce a leggerne gli errori di fondo e le aberranti conseguenze. È la stessa arrogante ignoranza di tante piazze che si riempiono per le ragioni sbagliate . L’ unica cosa però che mi abita i ricordi di bellezza ripensando al film è la sua danza scriteriata sulla scalinata una volta travestito da Joker .
    La sublime e affascinante gioia quasi oppiacea che è una disperazione mascherata, il gusto della vendetta del distruggere tutto intorno a sé per calmare il dolore.Una cosa davvero molto inquietante ma rivestita di quella grazia leggiadra ed elettrizzante che solo un attore cosi speciale poteva rappresentare. La trama è come la hai descritta tu.
    In questo film tutta la bellezza che fuoriesce , anche nella sua connotatazione più negativa possibile, è data dalla meravigliosa recitazione.

  2. Si, il film è tutto suo.

  3. Bonasera Roberto,
    la sua recensione è illuminante. Vorrei averla letta prima di buttare via i miei soldi e 40 minuti del mio tempo. Sì, perché non sono coraggiosa come lei e quando un film non mi piace me ne vado.
    Comunque lei scrive benissimo, complimenti sentiti.

    1. Grazie. I complimenti sono un grande incentivo a stroncare ancora di più 🙂
      In realtà il mio intento è che i film si vedano, sempre, anche quelli tristi. Ma capisco chi si alza e se ne va.

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