“Richard Jewell” di Clint Eastwood (2019)

L’avvocato, tipo Philip Marlowe, ha i piedi sulla scrivania e pare saperla lunga sulla vita. E ha la segretaria nella stanza accanto dell’ufficietto da squattrinato.

Qui, dobbiamo dire, abbiamo avuto un mancamento e abbiamo dubitato di Clint. Ci vedevamo già le scene successive con la tv accesa a mostrare film in bianco e nero per il piacere dei cinefili. Ma, fortunatamente, non abbiamo a che fare con un Quentin Tarantino qualsiasi

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“Tolo tolo” di Checco Zalone (2020)

Cinema Mandrioli Ca’ dei Fabbri (Minerbio)

Dati i precedenti film dello Zalone e visto il provino la moglie fedele compagna di questa rubrica si è defilata. Detestando di andare al cinema da solo ho dovuto quindi pietire la compagnia di un amico. Ma ci vergognavamo di farci riconoscere nei cinema cittadini a vedere l’ovvietà, quindi siamo andati in periferia. Pensavamo, furbi, di trovare anche il popolo vero, quello africano protagonista del film. Invano, però, perché nemmeno al cinema “Emiro” di Rubiera, a dispetto del nome, è dato di vedere degli africani, tantomeno musulmani.
Però alla fine il Cinema Mandrioli di Ca’ dei Fabbri, quello della foto, ci ha persuasi, parendoci popolare a sufficienza.

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“La parola ai giurati” di Sidney Lumet (1957)

“Si tratta di teatro filmato” dicono. “Unità aristotelica di tempo, luogo e azione” certamente. Che Sidney Lumet sapesse quel che faceva, non c’è dubbio. che questo sia teatro piuttosto che cinema, è invece molto dubbio.

Twelve Angry Men (questo il vero titolo del film, Dodici incazzati) comincia in un’aula di tribunale, dove il giudice informa la giuria che il processo per omicidio di primo grado a carico di un ragazzo accusato di avere ucciso il padre ha come esito la sedia elettrica. (altro…)

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“Cena con delitto – Knives Out” di Rian Johnson (2019)

Natale non è natale senza un film visto al cinema di pomeriggio. Se poi è un giallo sullo stile di Agatha Christie, tutti chiusi in una casa con un morto scomodo al quale rendere giustizia, è Natale due volte.

Saremo clementi.

Harlan Thrombey (Christopher Plummer), famoso scrittore di gialli, viene trovato morto nella residenza di famiglia il mattino dopo la festa per il suo 85esimo compleanno. Pare trattarsi di suicidio ms non è così e da subito conosciamo infatti l’identità dell’assassino, le sue motivazioni e i modi dell’omicidio. Ma l’ispettore Blanc (Daniel Craig) non è convinto. Con l’aiuto della polizia tenterà di dirimere il caso, che da semplice diventa complicatissimo. Scoprire chi ha ucciso Thrombey è la sua missione ma non solo, deve scoprire anche da quale familiare è stato ingaggiato per risolvere questo caso.

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“The Irishman” di Martin Scorsese (2019)

Film sterminato. Giuro. Fin dall’inizio si preannuncia sconfinato.
E così è: inizia negli anni ’50, attraversa la storia degli Stati Uniti, l’elezione di Kennedy, la Baia dei Porci, l’assassinio di Kennedy, la scomparsa di Hoffa e tante altre vicende minori finché pare che lo zampino delle famiglie italiane si allunghi anche alla Serbia del 1991 e sicuramente oltre.

In una casa di cura, seduto su una sedia a rotelle, Frank Sheeran (Robert De Niro), veterano della seconda guerra mondiale, racconta la sua vita da sicario della mafia.
Tramite l’avvocato Bill Bufalino entra in contatto con Russell, capo della potente famiglia criminale Bufalino (Joe Pesci) e tramite questo con Jimmy Hoffa (Al Pacino), il capo dell’International Brotherhood of Teamsters, sindacato dei camionisti. (altro…)

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“Un uomo tranquillo” di Hans Petter Moland (2019)

Eh no, ci dispiace.
Abbiamo letto le critiche al film, in genere schifiltose e con mignolo alzato; invece dobbiamo dire che l’abbiamo goduto al punto da vederlo due volte di seguito.
E non, come a volte ci capita, perché la prima volta non avevamo colto bene la trama ma proprio per il piacere di rivederlo e di gustarlo di nuovo.

Sarà che ci piacciono le nevi perenni e i climi nordici, sarà che la sequenza di morti ci ha deliziato fino alla fine, fatto sta che qui, niente storie, siamo in presenza di un gran racconto e di uno che sa quel che fa.

Togliamoci il cappello e raccontiamo la storia.

Nels Coxman (Liam Neeson), un autista di spazzaneve che si guadagna la giornata sgombrando le strade attorno alla fittizia cittadina di Kehoe, nel cuore del Colorado, è un cittadino modello, un padre amorevole ma impegnato nel lavoro, e soprattutto un uomo che non farebbe del male a nessuno. Quando però suo figlio viene trovato morto a causa di una overdose di eroina Coxman si trasforma in uno spietato vendicatore.
Scoperto da tale Dante che i responsabili sono i membri della gang del “Vichingo”, boss della droga locale, Coxman comincia dal basso il suo cammino di vendetta, rintracciando prima l’esecutore materiale della morte del suo ragazzo e risalendo poi la catena di comando, scatenando nel mentre un’altra storia parallela di sangue, droga e vendetta con una tribù indiana del posto.

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“American Hustle” di David O. Russell (2013)

Amy Adams, Christian Bale, Jeremy Renner, Jennifer Lawrence sono fantastici. Assieme a Bradley Cooper.

Ambientato nel seducente mondo di uno dei più sbalorditivi scandali che hanno scosso gli Stati Uniti, American Hustle racconta la storia di un brillante impostore, Irving Rosenfeld (Christian Bale), che, insieme alla sua scaltra amante britannica Sydney Prosser (Amy Adams), viene obbligato a lavorare per un agente dell’FBI fuori controllo, Richie DiMaso (Bradley Cooper).
DiMaso li catapulta in un mondo di faccendieri, intermediari del potere e mafiosi, un mondo tanto pericoloso quanto affascinante. Carmine Polito (Jeremy Renner) è un volubile e influenzabile politico del New Jersey, stretto tra la morsa dei truffatori e dei federali, mentre l’imprevedibile moglie di Irving, Rosalyn (Jennifer Lawrence), farà crollare il castello di finzioni”

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