SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “The Old Man & the Gun” di David Lowery (2018)
di Roberto Bolzan Eh, qui il cuore si spreca. Non solo perché si tratta anche di una storia d'amore. Ma perché c'incanta. Old Man & the Gun racconta la vera…
di Roberto Bolzan Eh, qui il cuore si spreca. Non solo perché si tratta anche di una storia d'amore. Ma perché c'incanta. Old Man & the Gun racconta la vera…
di Roberto Bolzan
Diciamo subito, per toglierci il pensiero, che il bianco e nero disturba parecchio. Noi, che dobbiamo forzare un proposito che abbiamo fatto da tempo (mai film in B/N); il regista, che deve darsi a virtuosismi di messe a fuoco perfette, fori stenopeici, calibratura dei toni e immagini graficamente perfette, quando sarebbe molto meglio che si fosse dedicato interamente alla storia.
Tra immagini di mattonelle, panni stesi tra mille gradi di trasparenza ed altri grafismi si dipana lentamente la storia di una famiglia borghese che nei primi anni ’70 vive nel quartiere Roma di Città del Messico. Padre (che se ne va subito), madre, nonna, quattro figli, due domestiche ed un cane scagazzone che svolgono i compiti quotidiani tra mille scosse ma senza provocarci brividi.
di Roberto Bolzan
Da tanti anni non ci capitava di vedere un film in prima fila angolata e questo ci ha fatto tornare anche spiritualmente all’epoca per noi eroica nella quale è ambientato il film, quando non si poteva prenotare il posto e si frequentavano i cineclub.
Ci siamo perciò goduti fino in fondo la scomodità, omaggio ai bei tempi ahimè andati ed alle atmosfere del tempo che fu. Perché oggi, tempi di identità non binarie e Lgbtqi e chi più ne ha più ne metta, vedere un Freddy Mercury un po’ vergognosetto negli approcci con i maschi ci è apparso come un salutare ritorno ad una tradizione sana e quasi bacchettona.
Che poi, i Queen! a parte le canottiere candide di Freddy non hanno mai trasgredito granché e anche nel film si dichiarano elettricisti mancati, avvocati o comunque carriere ben allineate. Al massimo qualche vestito da donna. Niente a che vedere con i Sex Pistols, con i Van der Graaf, con i Led Zeppelin, con i Deep Purple, con i Doors. Questi si li abbiamo amati torbidamente, con il cuore in subbuglio e con l’anima tesa verso il peccato. I Queen mai. (altro…)
di Roberto Bolzan
Aspettavamo, ovviamente, la fatidica frase sul grande balzo dell’umanità e purtroppo non c’era modo di evitarla. Comprendiamo l’imbarazzo del regista di fronte a questa gravosa necessità e siamo contenti di non essere stati al suo posto. Retorica al massimo grado, quindi, ma, va detto, solo in quell’istante e mai più, per due ore abbondanti di film che, invece, ne avrebbe consentita in quantità industriali.
Il resto è il massimo del godimento: rumori, silenzi, immagini, primi piani, dialoghi minimali, una storia che alterna le vicende che conosciamo bene con la vita privata ed i dolori di Neil Armstrong. A questo punto dobbiamo dichiarare che crediamo che l’uomo sia andato sulla Luna, se non altro per l’intimo piacere di farlo e perché non c’è ragione di non farlo. Ma lasciamo libero chi legge di credere che sia stata una finzione girata a Hollywood.
Per i cinefili c’è un periodo dell’anno veramente importante, e non sto parlando di Cannes ma di Halloween. E’ un periodo di grandi attese che termina con qualche gioia e inevitabilmente tanti dolori, Questo almeno a partire da esattamente 40 anni fa quando un quasi sconosciuto Carpenter (benché avesse già girato un capolavoro come Precinct 13) ha prodotto con niente (300.000 dollari) e in 20 giorni il capostipite Halloween.
Non faremo come una nostra illustre collega che recensisce il film parlando solo di quello di Carpenter. Non ci sottraiamo mai alla necessità della cronaca, per quanto siano a volte tristi doveri. Certo che la tentazione è forte.
Il seguito di Halloween 1978 ricalca, infatti, per lo più fedelmente che più fedelmente non si può la storia originale. Non la raccontiamo, è un classico ormai della cultura popolare.
di Roberto Bolzan
Di questi tempi, a ridosso di Ogissanti, dovremmo in realtà occuparci di altri film appena usciti, ma abbiamo promesso di scrivere una recensione di tanto in tanto su film che trattano il medio evo. E quale occasione migliore di questa, sapendo che martedì prossimo il nostro Andrea Babini racconterà la storia di Ipazia d’Alessandria nel terzo capitolo della sua monumentale storia del medioevo in Italia ed Europa?
E allora parliamo di questo film di una decina di anni fa, violentemente anti cristiano, vero,