SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “Agora” di Alejandro Amenábar (2009)

di Roberto Bolzan

Di questi tempi, a ridosso di Ogissanti, dovremmo in realtà occuparci di altri film appena usciti, ma abbiamo promesso di scrivere una recensione di tanto in tanto su film che trattano il medio evo. E quale occasione migliore di questa, sapendo che martedì prossimo il nostro Andrea Babini racconterà la storia di Ipazia d’Alessandria nel terzo capitolo della sua monumentale storia del medioevo in Italia ed Europa?

E allora parliamo di questo film di una decina di anni fa, violentemente anti cristiano, vero,

Ad Alessandria d’Egitto, sotto la dominazione romana nel quarto secolo dopo Cristo, l’astrologa e filosofa Ipazia lotta per salvare il sapere del suo antico mondo dalla distruzione. Nel frattempo, il suo schiavo Davo è combattuto tra l’amore per la padrona e la possibilità di guadagnare la libertà unendosi al Cristianesimo.
Ipazia, ultima erede della cultura antica e massima espressione di una lunga evoluzione civile e di una libertà di pensiero che non si rivedrà più fino all’epoca moderna, viene travolta dalla crisi del mondo pagano che non ha saputo capire e proteggersi dal nascere e dal dilagare di movimenti religiosi sempre più fanatici e intolleranti.
Ci sono due uomini, convertiti, che lottano per il cuore della filosofa, che però dedica la sua vita alo studio delle coniche, prefigurando e anticipando di molti secoli le teorie eliocentriche di Keplero. Al termine della storia il vescovo Cirillo, nella sua opera per liberare la città dagli ebrei e dai pagani, condanna Ipazia e le sue milizie, i paraboliani, la catturano e la uccidono in modo atroce.

Il film ha goduto di un budget considerevole, in gran parte impiegato nelle scenografie, accurate e di effetto. Tutto ruota intorno alla magnifica interpretazione di Rachel Weisz (Ipazia) risultando per il resto una riproposizione del genere peplum ma ad alto costo. L’eroina è bella (Ipazia aveva all’epoca più di 50 anni ed era quindi una donna anziana se non proprio una vecchia, non una giovane e piacente signora), muore nuda tra le braccia del suo innamorato, i cattivi sono veramente cattivi e tutti da una parte ed il prefetto un giuggiolone incantato dai begli occhi della filosofa.

L’intento del progetto è chiaro ed è di mostrare gli effetti del fondamentalismo religioso alludendo e richiamando situazioni di cronaca recente. Ci sono state vicende nella storia del cristianesimo che sono rimaste nell’ombra e questa certo è una di queste: la presa del potere da parte dei cristiani di Alessandria sotto la guida di un vescovo violento, autoritario e spregiudicato, nonché la pretesa totalitarie della uova religione, che non tollera la sopravvivenza di un mondo di cultura raffinata e libera come quello greco pagano. Anche le discussioni che si svolgono nel film mostrano la contrapposizione tra le due scuole, due diverse retoriche: la scuola attica che privilegia un’esposizione chiara e razionale dei contenuti; dall’altra la retorica asiana, esuberante ed ampollosa, portata ad impressionare ed emozionare, anche con miracoli e elaborati rituali.

Ma non togliamo ad Andrea il piacere e l’onore della divulgazione, certo molto più completa ed esperta. Limitiamoci a dire che si tratta di una pellicola gradevole ed interessante per il tema trattato, anche se molto ideologizzato.

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