SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “ Una notte d’estate (Gloria)” di John Cassavetes (1980)

di Roberto Bolzan unknown

Ci interroghiamo sempre su come nasca un capolavoro e se ci siano delle leggi scientifiche che consentono di fabbricarne uno a comando. E pensiamo all’autore che si mette a tavolino e, con tutta l’intelligenza e la furbizia del mondo, pianifica il capolavoro. Non funziona così.
Il capolavoro è fatto di bravura, certo e ovvio, ma anche di fortuna, di ispirazione, di amore, e poi di fortuna e del caso, e fortuna e caso rendono ogni capolavoro qualcosa di unico ed irripetibile.
Inutile quindi smontare i film e analizzarli fotogramma per fotogramma, alla ricerca del segreto nascosto. Non è questione di montaggio o di inquadrature, esattamente come da una radiografia non si coglie l’anima di una persona. E noi restiamo con la domanda del perché continuiamo a vedere questo film senza mai stancarcene e di cosa abbia di tanto straordinario. Eppure, è così, e siccome non riusciamo a staccarcene, ve lo consigliamo.

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SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “Escobar (Escobar: Paradise Lost)” di Andrea Di Stefano (2014)

di Roberto Bolzanescobar

Torniamo da un viaggio di affari a Medellin e non vediamo l’ora di vedere il film appena uscito nelle sale. Non potevamo mancarlo anche se diffidiamo dei registi italiani, diffidiamo dei film francesi, dei film belgi e moderatamente di quelli spagnoli, diffidiamo dei premi del Festival di Toronto, di quelli del Festival del cinema di Roma e detestiamo i film distribuiti nelle sale italiane due anni dopo la prima uscita ufficiale nei circuiti che contano. Per non dire come siamo prevenuti nei confronti degli attori canadesi.
Ma a questi pessimi auspici non si poteva che rispondere coraggiosamente, andandolo a vedere, e ben ce ne incolse perché la pellicola è onesta e merita.

Giustamente il regista e sceneggiatore, attore di giovane successo alla sua prima prova dietro la macchina da presa, evita di incastrarsi nella storia del più ricco e grande criminale che la storia abbia conosciuto (al netto dei criminali politici, che fanno storia a sé). La storia di Pablo Emilio Escobar Gaviria avrebbe facilmente travalicato i limiti della storia che si voleva raccontare, rendendola ingestibile.  (altro…)

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SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “Questa terra è la mia terra” di Hal Ashby (1976)

di Roberto Bolzanquesta_terra_e_la_mia_t%d0%b5rra

Amiamo fra tutti Walt Whitman ed il canto della libertà. E nessuno l’ha cantata meglio di Woody Guthrie.

Il film è la vera storia di Woody Guthrie, cantante e suonatore di chitarra. Siamo nel 1936, l’America sta vivendo il momento drammatico della grande crisi. Unitosi ad altri disperati come lui, prima come clandestino sui treni merci, poi su sconquassati camioncini carichi di masserizie, raggiunge finalmente il Sud, dove trova un precario lavoro come raccoglitore di frutta. Si unisce a una squadra di disperati come lui. Lotta con loro per un migliore trattamento nel lavoro. Viene scoperto dal padrone di una radio; col suo talento potrebbe aver successo se si integrasse, ma preferisce sostenere con le sue canzoni le lotte dei lavoratori. Rinuncia a Mary e preferisce andarsene vagabondo per l’America, a cantare. (altro…)

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SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “Frankenstein junior” di Mel Brooks (1974) con Gene Wilder

di Roberto BolzanUnknown

Quale compito ingrato parlare di film che tutti conoscono! e pazienza se se ne può parlare male; ma quando se ne deve parlare bene è una pena. Poco gusto, vi assicuro.

Qui poi parliamo di un amore assoluto a prima vista, senza rimedio, e allora andiamo a raccontare la storia, già con il sorriso che ci sfiora il labbro.

Anni ’30. Bianco e nero. Il professor Frederick Frankenstein (non si può pronunciarlo che ‘Frankenstin’) esperto di neurologia e nipote di un famoso luminare riceve una visita da parte di un notaio che gli comunica che il nonno barone gli ha lasciato un castello in Transilvania.
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SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “Diritto di uccidere” (Eye in the sky) di Gavin Hood (2015)

di Roberto Bolzan1466074077380.JPG.html

La pellicola narra l’uso dei droni in guerra.

Il colonnello dell’esercito britannico Katherine Powell  (Helen Mirren) guida a distanza una squadra di militari antiterrorismo nella cattura, in territorio keniota, di una cittadina inglese che ha rinnegato il proprio paese per il fondamentalismo islamico di Al Shaabab. Quando l’esercito, servendosi di droni, scopre la verità sui piani dei terroristi (che stanno preparando un attentato, che sono pronti ad indossare i corpetti esplosivi, che l’attentato causerà certamente molti morti) l’urgenza di fermarli con ogni mezzo diviene una priorità. Ma nei piani alti nessuno vuole prendersi la responsabilità di un attacco letale e dei suoi danni collaterali. (altro…)

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SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “Il clan” di Pablo Trapero (2015)

di Roberto Bolzantheclan4-xlarge

Unire eventi storici e politici e vicende personali e fare di questo misto un bel film è possibile, con buona pace di Michele Placido e Marco Tullio Giordana. Non che serva molto, basta non voler prendere lo spettatore per mano per condurlo in una qualche finzione costruita apposta ed alla quale piegare la storia. Basta avere una vicenda interessante da raccontare, un periodo cruciale con il quale iniziare, anche nella più classica e scontata delle maniere, con i titoli del telegiornale o con i discorsi dei generali trasmessi per tv. Serve almeno un attore decente, meglio se bravo e le idee chiare su come si raccontano le storie, e senza tante storie.

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SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “L’invasione degli ultracorpi” di Don Siegel (1956)

di Roberto BolzanLinvasione degli ultracorpi

Ci sono film sostenuti da un’idea così potente da non avere bisogno d’altro per diventare dei capolavori. Semplicemente lo sono già, fin dall’inizio. Per vocazione, si potrebbe dire. Per necessità.

Don Siegel racconta una storia che diventa subito una leggenda del cinema di fantascienza.

A Santa Mira, una piccola città della California, si verificano strani episodi. Alcuni abitanti dichiarano di non riconoscere i loro parenti più stretti e gli amici più intimi. Il dottor Miles esamina alcuni casi ma non riesce a spiegare la causa del fenomeno. Ma un corpo che esamina gli fa capire che qualcosa sta accadendo. Il corpo ha la fisionomia di un amico ma non ha rughe né impronte digitali.
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SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “1981: Indagine a New York” di J.C. Candor (2016)

di Roberto BolzanUnknown

 

Film bianco e marrone, di neve e di cappotti di lana pettinata, storia di gangsters ed imprenditori corrotti, di immigrati ispanici, di banchieri ebrei, di baracche e depositi di petrolio, di camion e di ettolitri di carburante.

Siamo nel 1981 a New York, in un anno che apprendiamo essere stato terribile per quella città, un anno veramente di grande violenza. Abel Morales (Oscar Isaac) è un immigrato ispanico che cerca di espandere la propria attività nel settore della distribuzione di carburante. La corruzione dilagante e la delinquenza gli rendono la vita difficile con furti di camion e violenze sui suoi autisti. I suoi principi sono innanzitutto il rispetto della legge. La moglie (Jessica Chastain), figlia di un uomo senza scrupoli, è più incline a piegarsi ad accordi con i concorrenti e ad anteporre la propria sicurezza personale ed una giustizia naturale agli ideali, ma Abel non ne vuole sapere.

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SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “Il concerto” di Radu Mihăileanu (2009)

di Roberto BolzanIl_concerto_(film)

 

Di tanto in tanto siamo costretti a vedere dei film francesi. Di qualunque nazionalità siano i film diventano francesi quando gli attori parlano, parlano, parlano e dopo un po’ perdete il filo e non v’importa più nulla del mare di chiacchiere.
Esistono film francesi di qualunque nazionalità ma il filo conduttore è la permanenza del regista a Parigi in qualche periodo della sua vita. Il vizio s’attacca e non si perde più. D’altronde il genere piace, in particolare alle signore, e quindi perché condannarlo?

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SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “The Zero Theorem” di Terry Gilliam (2013)

di Roberto Bolzan2d41106d20

Il Qoelet o Ecclesiaste è un testo contenuto nella Bibbia ebraica e cristiana.
È scritto in ebraico e la sua redazione è avvenuta in Giudea nel IV o III secolo a.C. ad opera di un autore ignoto che scrive sotto dettatura del Re Salomone. E’ composto di 12 capitoli contenenti varie meditazioni sapienziali sulla vita, molte delle quali caratterizzate da un tenore pessimistico.
Nel Qoelet viene esposto, in forma dialettica, un contraddittorio tra il bene e il male. La riflessione ruota intorno a due interrogativi, ovvero a cosa serva fare il bene e a cosa serva fare il male. Se la morte è l’unica conclusione della vita, allora tutto sembra vano. Qoelet allora suggerisce: “Abbi fiducia nel Padre e segui le sue indicazioni”. È qui che si legge la famosa frase Vanitas vanitatum (vanità delle vanità), significando che tutto non è altro che cosa vana, fatua.

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SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “The nice guys” di Shane Black (2016)

di Roberto Bolzanv1.bTsxMTczNDYzMTtqOzE3MDEwOzEyMDA7NDA1MDs2MDAw

 

Non tutto è male al Festival di Cannes e quest’anno, tra fallimenti d’autore che non abbiamo ancora visto (e speriamo di essere impegnati in altro) come “The Neon Demon” di Nicolas Winding Refn, “Julieta” di Pedro Almodovar, “Personal Shopper” di Olivier Assayas, si trovano anche film che si vedono volentieri all’arena all’aperto in queste serate calde.

I film demenziali e le parodie sono a rischio e non sempre piacciono (come al cuore, non si comanda al cinema). Evitate quindi di portarci una fiamma nuova. Oppure, portatecela e fate il test, che in questo caso specifico non potrà sbagliare.

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SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. Il cacciatore e Michael Cimino (1939-2016) – edizione straordinaria

di Roberto Bolzan

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Ho visto il cacciatore solo quattro anni dopo la sua uscita nelle sale, nel 1982. Al cineclub Mascarella, un parrocchiale senza riscaldamento, panche di legno per seduta e qualità infima della proiezione, come potete immaginare, ma forse non potete immaginare.
Era inverno ed i pochi disperati che eravamo noi a vedere questo film semiclandestino eravamo tutti seduti a semicerchio attorno alle due stufette catalitiche che davano qualche grado di calore alla stanza.
Eppure, inutile dire che ricordo ogni particolare di quella pellicola.

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