SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “The Founder” di John Lee Hancock (2016)

Ci piacciono sempre i film che narrano del capitalismo e delle vite di uomini che si sono fatti largo nella vita. Non ci siamo persi quindi la storia del proprietario di McDonald, colui che l’ha fatta diventare la prima catena di ristoranti del mondo.

Siamo negli Stati Uniti, nei magici anni ’50, con i drive-in, le automobili pastello e le donne con le gonne. Ray Kroc, venditore senza successo di frullatori per ristoranti, si imbatte nei fratelli Mac e Dick McDonald che hanno avviato un chiosco innovativo di hamburger a San Bernardino.
Il metodo di produzione si potrebbe dire fordiano ed è studiato con la massima cura per preparare un pasto caldo in 30 secondi, cosa graditissima al pubblico che, infatti, si affolla davanti al locale in lunghe file.Kroc comprende immediatamente la potenzialità del metodo e propone ai fratelli di occuparsi dello sviluppo logico dell’azienda, moltiplicando i locali in tutta la nazione. I locali nascono sul progetto originale di Dick, con i due archi dorati a fare sostegno alla struttura.
Si dà così subito da fare per avviare un franchising. Ma non si ferma lì. Gli alti costi erodono la maggior parte dei profitti e allora propone delle innovazioni, che i fratelli immancabilmente bocciano perché vanno a discapito della qualità del prodotto.
I primi ristoranti aperti non producono i risultati sperati ma l’incontro con Rollie Smith, un consulente finanziario, gli permette di capire il punto in cui si può controllare ed estrarre il valore dal prodotto. Con queste modifiche al progetto iniziale Kroc espande la sua catena ed operando in maniera spregiudicata estromette i due soci dalla società con una piccola somma di danaro e molte promesse, appropriandosi anche del nome McDonald e diventando l’organizzazione mondiale che conosciamo.

Kroc non inventa nulla ed il suo capitalismo non ha nulla di eroico. E’ piuttosto un ragioniere interessato in ogni momento ad aumentare il profitto, limando sulle spese per la corrente e, immaginiamo, sulle forniture di polpette e cetriolini. Il concetto produttivo è fornito interamente dal genio di Dick McDonald, fin nell’architettura dell’arco che diventerà il logo dell’impresa. Poiché non si diventa ricchi con un piccolo margine su 30 cento di prodotto, è chiaro che serve altro, ma non è lui il genio che intuisce come e dove estrarre il valore. Perfino la cattiveria non è interamente sua ma consegue all’affidamento della causa a legali senza scrupoli. Lui ci mette la perseveranza, che non è poco certamente, ma non è virtù gran che eroica.

Il film è blando, un po’ ruffiano, senza la tensione muscolare e ritmica del Petroliere, di piccole ambizioni e di trovatine (nel finale: la rivelazione di cosa davvero aveva intrigato Kroc, il discorso provato allo specchio). E’ un film di truffa ma senza divertimento (niente a che vedere con La stangata o I soliti sospetti o di Prova a prendermi o American hustle), senza forza e vita propria. Ma soprattutto un film di mezzucci, quelli di Kroc, che non inventa nulla e non è grande nemmeno nella cattiveria, ma anche cinematografici. Unica scena emozionante, il fulmine a ciel sereno con la moglie di un socio (che gli soffierà, ovvio).

Possiamo perdonare la disonestà di Kroc ma i film no, li vogliamo onesti. Pollice verso.

SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “The Founder” di John Lee Hancock (2016)

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Chiudi il menu
×
×

Carrello