SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “World war z” – di Marc Forster (2013)

Cult movie fin dalla nascita, a partire dalla sceneggiatura presa dai diritti del romanzo di Max Brooks (figlio di Mel Brooks), la guerra mondiale degli zombie è costato cifre stratosferiche per produrre un film che si sarebbe potuto girare con pochi soldi. Ma tant’è!
I 250 milioni di dollari hanno consentito di girare esplosioni e incidenti aerei ma il piacere sta nella storia e nei suoi risvolti geopolitici.

Partiamo dall’inizio: la formula degli zombie è (bN)(S/N)Z = bSZ.  Secondo Robert J. Smith, docente all’Università di Ottawa che ha già elaborato di modelli matematici sulla diffusione di Aids, malaria e morbo del Nilo Occidentale, rappresenta a capacità di espansione di un eventuale virus, applicabile anche a una pandemia di zombie. N è la popolazione totale del pianeta, S i suscettibili di zombificazione, Z gli zombie, b la possibilità di trasmissione. La trasmissibilità nella popolazione per il rapporto tra suscettibili di zombificazione e popolazione per il numero degli zombie dà la proporzione di zombificabili e zombie.

Se ci siamo sempre chiesi come potessero gli zombie essere davvero pericolosi con quei movimenti legnosi e lenti, in questo filma abbiamo la risposta, dato che qui corrono e non sono stupidi, anzi insieme formano un intelligenza collettiva che ricorda quella degli sciami di insetti o degli stormi di uccelli, capaci di movimenti coordinati.

Gerry Lane (Brad Pitt)  e famiglia iniziano una giornata come le altre ma ben presto si rivela una tragedia mondiale: una terribile infezione che rende gli esseri umani simili a zombie si scatena a Filadelfia e nel resto del mondo.
Gerry e la famiglia trovano riparo su una portaerei ma solo al patto che Gerry, ex investigatore dell’ONU parta alla ricerca di un rimedio. Gerry vola quindi in Corea del Sud dove si hanno notizie di un possibile paziente zero. Attaccati dagli zombie i soldati si barricano nella base dove c’è un agente che fornisce informazioni che lo indirizzano a Gerusalemme.
Gerusalemme è diventata una enorme fortezza. Gli infetti vengono attratti dai canti intonati dalla gente e formano un’enorme piramide umana, riuscendo così a scavalcare il muro. Durante la fuga Gerry si accorge che alcune persone non vengono affatto considerate dagli zombie e comprende che gli infetti ignorano i malati terminali perché non utili alla diffusione del morbo.
Nel volo verso Cardiff, ultima meta del viaggio, uno zombie si rivela nella cabina e Gerry è costretto a lanciare una granata che squarcia il velivolo.
Sopravvissuto al disastro aereo Gerry vuole procurarsi un virus di malattie infettive, in modo da verificare la sua intuizione, ma il centro virologico è invaso dagli infetti. Procuratosi il virus, Gerry diviene invisibile per gli infetti. Il vaccino viene preparato su scala mondiale e distribuito a tutti e finalmente Gerry può tornare dalla sua famiglia.

Pare che dopo avere montato metà del film nessuno avesse l’idea chiara di come andare avanti. A questo punto viene ingaggiato Damon Lindelof, lo sceneggiatore di di Lost per cercare di raddrizzare la storia, riuscendoci talmente bene da rendere incongrua gran parte delle scene girate con gran dispenso di mezzi. Purtroppo la gran quantità di danaro speso non poteva essere ignorata, con il risultato di infiorettare di trovate un disaster movie che altrimenti sarebbe stato utile al massimo a ravvivare una noiosa domenica pomeriggio.

Ma anche nei film più dimenticabili si trova a volte la scena che rimane. In questo caso, nel laboratorio, mentre Gerry si aggira vicino agli zombie, i piccoli rumori che genera li mettono in allarme e si sviluppa, credo inconsapevolmente, una toccante sequenza di uscita graduale dallo stato catatonico. Pura poesia, il risveglio degli infetti, la rappresentazione perfetta dell’alba, in una manciata di inquadrature che valgono la visione dell’intero film.

SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “World war z” – di Marc Forster (2013)

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