SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “The party” di Sally Potter,

di Roberto Bolzan

Non è che siamo contrari agli esercizi di stile. Bisogna che siano per una buona causa, ecco, si.

Qui la causa è buonissima, atteso che the party è sia la festa che il Partito, quello laburista britannico, naturalmente, e ad essere presi in mezzo sono i vezzi ed i tic dell’establishment. E che, se pur di commedia si tratta, è nella versione nera, con il disfacimento di ogni convinzione (le convenzioni sono disfatte da un pezzo) e conseguente finale drammatico.

Un appartamento, sette persone e mille segreti con altrettante bugie: il tutto nell’arco di una serata. È quanto accade a casa di Janet e Bill, pronti a ricevere gli amici più stretti per un party celebrativo: la donna è stata nominata ministro-ombra della salute per i laburisti. Mentre la moglie sembra pregustare la vittoria maneggiando tra i fornelli, il marito appare preoccupato e distratto. È sufficiente una sua confessione a scatenare fra gli ospiti un dirompente effetto domino.

Il film è delizioso fin dall’inizio, con la pistola puntata contro lo spettatore (sappiamo già che verrà usata) che piacerà a certe nostre lettrici, sempre che non ci abbiano abbandonati adirate. E poi tutto il repertorio classico del politicamente sensibile, sia pur britannico: il ministro dela sanità (oops, LA ministra, Kristin Scott Thomas) che si rimprovera di approvare una visita privata per il marito (Timothy Spall), l’amica che dice al marito tedesco (Bruno Ganz), giacchetta alla coreana e marasma New Ag: “Gratta un seguace dell’aromaterapia, troverai un nazista”, la lesbica incinta di tre gemelli che si chiede se sono maschi (che farsene? e come sentirsi con dei maschi dentro di sé?). Il repertorio è ben conosciuto e non porta sorprese, a riprova che il politicamente corretto è ormai la parodia di sé stesso, riconoscibile e datato come le barzellette sulle suocere.
Sta di fatto che il finale che arriva a sorpresa dà la giusta misura alla commedia.

Concludiamo: niente di sperimentale; il bianco e nero pare più per ragioni di risparmio che altro, perfida e debolezze umane abbondano e non costano nulla, le idee non dipendono dal budget.

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