SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “Ore 15:17 – Attacco al treno” di Clint Eastwood (2018)

di Roberto Bolzan

Eravamo pronti, dopo Sully, ad affondare i denti nel collo, pronti ad uccidere. Perché non crediamo nei capolavori in serie.

Ci eravamo anche preparati ed avevamo preso appunti: la scena del gelato troppo lunga, la terrazza del Gritti, Dio mio il Gritti, che banale. E poi dormono in tre nella stessa stanza, signora mia. E poi a Roma, americani a Roma! la fiera del cattivo gusto.

Insomma, volevamo demolire. Ci piaceva attaccare a picconate il mostro sacro che già avevamo colto in fallo con J. Edgar.

Mal ce ne incolse. Sarebbe bastato leggere Wikipedia (Tre turisti americani affrontano un attacco terroristico a bordo di un treno diretto a Parigi. Imbarazzante) per capire a cosa saremmo andati incontro. Ma l’abbiamo letto dopo e allora Il vecchio Clint ci ha preso di sorpresa. Ci ha annichiliti.

E’ la storia dei tre ragazzi americani in viaggio in Europa nell’agosto 2015 che, trovatisi sul treno in cui un attentatore era pronto a fare una strage armato di mitra, hanno sventato l’attentato a rischio della propria vita. Per dare ancora più adesione ai fatti reali i tre ragazzi sono interpretati da loro stessi: personaggi e attori coincidono.

Un ampia introduzione ci mostra che i tre, di Sacramento, California, non sono propriamente delle aquile. Diagnosticata una DSA (l’insegnate della scuola cattolica prescrive un medicinale, le madri saggiamente rifiutano – scena che da sola vale il film) i ragazzi sono a disagio con la scuola e scelgono carriere modeste e la fatica della vita ordinaria. Non abbiamo delle eccellenze, qui.

Amano le armi, questo si. Ci sono scene di guerra in Medio oriente e la retorica che accompagna l’America in guerra. C’è la religione. La scuola cattolica è denigrata, la religione è un fatto interiore, parte della triade Dio/Patria/Famiglia.

Il film è oltre la meraviglia, è opera di un genio che ha ridotto all’osso il contorno e presenta solo la storia. La storia è quella di uomini ordinari di fronte all’imprevisto e di quanto la coscienza ed i valori siano importanti nel momento della decisione.

La prestazione dei tre non attori è fantastica, vista la loro non professionalità, e testimonia la forza fisica che ancora anima Clint Eastwood, capace di fare ottimo uso di materia informe. Niente contorno, solo ciccia.

Andatelo a vedere se avete il gusto delle storie e dei racconti, non è un film a tesi, se avete delle idee fisse, se Hollande vi fa schiumare di rabbia, lasciate stare.

A Clint si può attribuire la presentazione di un altro grande: “my name is John Ford. I make movies”. Penso che nessun altro la meriti quanto lui.

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