SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “L’ora più buia” di Joe Wright (2017)

di Roberto Bolzan

Noi che abbiamo studiato amiamo la retorica e sappiamo che esistono quella buona e quella cattiva, esattamente come il colesterolo. E ci sono sia il colesterolo che la retorica in questo film. Quindi è d’uopo distinguere.

Il colesterolo ci si alza al vedere le colazioni di Churchill, le salsicce a pranzo e le abbondanti bevute, che apprezziamo e approviamo convinti tra l’altro. La retorica, quella cattiva, la troviamo in due momenti: quando ci raccontano che Gary Oldman lamenta di essersi quasi intossicato fumando 400 sigari al prezzo di 400 Euro ciascuno, e noi che fumiamo i Romeo y Julieta che troviamo a Miami a 15 Dollari vorremmo averlo a tiro per una salutare pedata nel sedere; il secondo momento quando Churchill, sceso in metropolitana, declama versi di Thomas Babington Macaulay ed un negro casualmente presente nel vagone li prosegue a memoria, evidentemente conoscendoli benissimo, avendoli letti sul tavolo di cucina invece di andare a bere al pub come tutti. Faccio notare che non si tratta di Macaulay Culkin.

Ecco, queste retoriche ci fanno imbestialire.

Ma il resto, il colesterolo buono e la retorica buona, quelli sono magnifici.

L’ora più buia è ambientato all’inizio della seconda guerra mondiale, nel momento cruciale della scelta, da parte del primo ministro britannico Winston Churchill (Gary Oldman), tra l’armistizio con la Germania nazista e l’intervento nel conflitto.
Di fronte all’avanzata dell’esercito tedesco e all’imminente invasione della Gran Bretagna, Churchill è chiamato a decidere tra la tutela del paese in nome di una pace apparente e temporanea e la difesa dei propri ideali di autonomia e libertà. Dietro le quinte la moglie Clementine (Kristin Scott Thomas) e la segretaria personale Elizabeth Nel (Lily James). Ben Mendelsohn nei panni di Re Giorgio VI, Ronald Pickup come Neville Chamberlain, il primo ministro uscente, firmatario dei patti di Monaco e Lord Halifax (Stephen Dillane).

Ci sono tutti, come si vede, così come le riunioni del Parlamento, che avvengono esattamente come ce le immaginiamo. Così come ci immaginiamo siano le relazioni familiari di Churchill, di cui in realtà non sappiamo molto nonostante la grande quantità di scritti che ci ha lasciato.

Il film non è un film storico. Chi vuole sapere la storia guardi History Channel. Il film è un romanzo su uno dei momenti cruciali del secolo scorso, un momento che ha segnato la storia ed il destino di tutti noi.

Abbiamo da poco visto Dunkirk, Come questo, film astratto, musica la storia prendendola a pretesto per generare un ritmo magico, così Wright narra una storia universale prendendo i personaggi storici come sfondo, come nel più classico dei romanzi. E la storia universale si riassume nel viaggio in metropolitana, dove ci sono una partenza (la nomina di Churchill a primo ministro), un viaggio (i suoi dubbi, viaggio interiore nella viscere della terra) ed un arrivo (la risoluzione dei dubbi e la decisione di andare in guerra). E se non mettiamo le emozioni in questo momento, quando mai?

Chi vuole la storia guardi History Channel. Qui c’è la retorica, ancor meglio e ancora di più. Lord Halifax dirà che Churchill ha mobilitato la lingua inglese per portarla in guerra. Non sappiamo immaginare una frase più bella e più chiara.

Quando pensiamo al politico che non ha mai lavorato in vita sua, e lo disprezziamo, dovremmo pensare a Churchill, che pensava di saper cucinare un uovo solamente perché l’aveva visto fare, che non aveva mai nemmeno pensato di dover lavorare. Dovremmo pensare ai danni fatti da chi ha sempre lavorato e tantissimo e poi, quando è stato il momento, non ha saputo che combinare guai. Al politico non si addice il lavoro.

La parola distingue l’uomo dagli animali, nient’altro che la parola. E questo è un film di parole. Di più, è un romanzo, un romanzo classico. Un’opera rara.

One thought on “SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “L’ora più buia” di Joe Wright (2017)

  1. Anche qu sono d’accordo.,
    E’ un film molto bello nel suo genere: forte e intenso.
    Le scenografie fumose del film sono stupende. Mi ha colpito sopratutto la sobrietà e addirittura la povertà degli ambienti (la Camera dei Comuni, la casa di Churchill). Anche io ho trovato “grillina” la scena del primo ministro che scappa ed incontra la gente comune nella metropolitana.
    La visione del film mi ha indotto a rinfrescare le mie concoscenze di quel periodo, Nel film Churchill definisce Mussolini “quel lacchè di Hitler”.
    Falso, falsissimo.
    Il Primo Ministro aveva una stima enorme per il Duce, non condivisa affato per la verità da Eden, ed era caduto in pieno nel bluff mussoliniano. L’Italia era considerata a pieno titolo una delle quattro grandi potenze. Il che naturalmente amplifica l’insipienza del dittatore italiano il quale ben sapeva quali erano le nostre reali condizioni. O avrebbe dovuto: riflessione amara sulle dittature. Alla fine il capo si autoconvince delle frottole che propina.
    Ho letto in questi giorni le memorie scritte a Londra nel maggio-giugno del 1940 dal futuro ambasciatore e segretario generale del Ministero degli Esteri Egidio Ortona, allora giovane segratario di Ambasciata.
    Rifulge l’opera abilissima di Dino Grandi, nostro Ambasciatore, ed in misura minore del suo successsore Bastianini, per avvicinare l’Italia all’Inghilterra e i suoi gradi successi su questa via saggia. Ma Grandi fu silurato ed a Roma prevalsero i lacché, con le conseguenze ben note.
    Mi ha colpito la prostrazione imbelle del Regno Unito, di Chamberlain e di Halifax, di fronte alle prevaricazioni Hitleriane e la quasi umiliante loro propensione a concedere qualsiasi cosa all’Italia pur di tenerla fuori dalla guerra.
    Churchill riuscì a ribaltare tutto ciò.

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