SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “Green book” di Peter Farrelly (2019)


di Roberto Bolzan

Gli italoamericani hanno la panza e mangiano spaghetti Alfredo con meatballs. Gli italoamericani sono mafiosi e parlano mafiòso. E dovunque tu vada ti trovano, come i mafiòsi. Gli italoamericani amano i figli e la vigilia di Natale sono con la famigghia. Gli italoamericani hanno la moglie bbona e pure la cuggina. Gli italoamericani hanno sempre tante bocche da sfamare. Gli italoamericani e il gioco d’azzardo e va da sé che barano. Gli italoamericani sono ignoranti e gli va bene così e con 50 dollari diventano amici di tutti. Però, gli italoamericani, se gli dai del mezzo negro s’incazzano e ti prendono a pugni (su certe cose non si scherza). Gli italoamericani hanno il cuore tenero.

Don è un pianista di fama dal grande talento, pioniere fra gli afroamericani accettati nei circoli esclusivi della musica americana. Abita a New York, in un sontuoso appartamento sopra la Carnegie Hall con un maggiordomo tuttofare indiano.
Tony è un buttafuori italo americano, è circondato da una famiglia numerosa, sempre riunita intorno a una tavola imbandita.
Tony ha bisogno di soldi, le bocche da sfamare sono tante e il locale in cui lavora è stato chiuso per alcuni mesi.
Don ha bisogno di qualcuno che lo porti in giro in un tour di 8 settimane negli stati del sud. Siamo nel 1963, Kennedy presidente.
La Negro Motorist Green Book era una guida ai ristoranti e agli hotel che accettavano neri, per capirsi.

Alla fine i due diventano amici, com’è logico aspettarsi. La storia è veramente accaduta.

La commedia è impeccabile, la scrittura è perfetta ed a prova di qualsiasi critica. Il film è quanto di più classico si possa immaginare, un prodotto calibrato fin nei particolari. I colori pastello sono giusti senza esagerazioni, le automobili incantevolmente d’epoca. Non poteva perdere l’Oscar e quello per il miglior film è esattamente quel che meritava. Un prodotto classico per il più classico dei premi.

Direte: l’omaggio politicamente corretto ad un film sul razzismo. Sbagliate.
Il film non ha niente di negro. Lo stesso Mahershala Alì prende il premio per l’attore non protagonista. Ed è giusto. Non è il protagonista.
Il film non contiene nulla e quel che c’è di robusto è proprio l’ambientazione italoamericana, quella bella solida di Moonstruck o dei Soprano. E’ possibile che rappresenti l’inizio di una nuova stagione per il tema spaghetti & meatballs.

Se volete vedere cinematografia negra c’è Black Panther, un immaginario regno africano trionfante, ricchissimo, tecnologicamente avanzato, magnificamente agghindato secondo la tradizione. 

Agli africani il divertimento e la mitologia identitaria. A noi i sia pur perfetti pizza, spaghetti & meatballs.

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