“L’ufficiale e la spia” di Roman Polanski (2019)

Pochi titoli giornalistici sono rimasti nella storia come il “J’accuse…!” di Emile Zola, pubblicato sulle pagine de L’Aurore il 13 gennaio 1898.
Bene ha fatto Polanski a usare lo stesso tutolo per il film che racconta, da una prospettiva originale, l’affare Dreyfus e lo scandalo che divise la Francia alla fine del XIX secolo.

L’occhio è quello di Marie-Georges Picquart, suo diretto superiore, che, una volta promosso a capo della Sezione di statistica, la stessa unità del controspionaggio militare che aveva montato le accuse contro Dreyfus, sente puzza di bruciato e intuisce l’innocenza di Dreyfus. Non solo, individua il vero responsabile dello spionaggio.  S’accorge infatti che il passaggio di informazioni al nemico non si è ancora arrestato. E il bordereau, ossia il documento che proverebbe la sua colpevolezza, non è stato scritto da lui.
Picquart, ormai determinato a scoprire la verità anche a costo di diventare un problema, parla con i suoi superiori ma viene da questi dissuaso: l’ebreo Dreyfus è meglio che non venga più resuscitato, a costo di mettere a repentaglio la sicurezza militare.

Ci sono l’Isola del Diavolo, il famoso articolo di Zola e i processi che confermeranno la condanna prima e poi infine la riabilitazione di Dreyfus.

Il tutto narrato tra divise, barbe, baffi, duelli di sublime realismo. Le scene sono fantastiche, sia le strade cittadine con gli operai intenti a riselciarle, sia gli interni con i pavimenti di legno odorosi di cera. Non c’è scena che suoni falsa o costruita.

I rapporti personali, sempre molto formali, sono secchi ed essenziali, come si conviene, senza debolezze.

Pur mosso dal sentimento dell’onore e della verità Picquart non nega affatto il pregiudizio personale, razziale, sull’ufficiale alsaziano. L’antisemitismo moderno nasce in Francia in questo volgere del secolo, e si vede. Quando Dreyfus reclama per sè i gradi che gli spettano per il naturale avanzamento di carriera, Picquart, diventato ministro, glieli rifiuta freddamente. Mai più si rivedranno. Non è per un sentimento universale di giustizia che si è fatto un anno di prigione ma per l’onore dell’esercito e per una dirittura morale che dedica alla Francia, non all’uomo.

Questo articolo ha 2 commenti.

  1. Grazie Roberto. La tua descrizione sintetizza esattamente ciò che ho pensato durante, ma anche dopo l’ uscita dal cinema. Il film mi ha colpito molto. Non conosco bene la Storia, tantomeno quella moderna che come tutti sanno,non rientra mai nei programmi per le superiori. , e una delle cose che m’ hanno colpito e` proprio quella dell’ accanimento aprioristico ed ideologico contro l’ ” ebreo “, che covava pure in un individuo che poi dimostrera` amore per la verita `..o per la propria rettitudine professionale, chissa!
    La hai descritta bene in una frase : l’ antisemitismo moderno nasce in Francia al volgere di questo secolo….e si vede.
    Aggiungo una domanda , ma senza pretese:
    … quindi quello Russo, di antisemitismo , immagino ereditato poi dai bolscevichi , e poi quello Germanico..sono figli di questo?

    1. No, anche se l’origine è comune ed è l’avversione al danaro alla base del pensiero socialista (Fourier, Proudhon, Marx).
      In Francia si combinò con il nazionalismo ed ebbe dignità letteraria. Zola stesso era antisemita pochi anni prima del J’accuse.

Rispondi a Bolzan Roberto Annulla risposta

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Chiudi il menu
×
×

Carrello