SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. Il cacciatore e Michael Cimino (1939-2016) – edizione straordinaria

di Roberto Bolzan

230015172-f8e04a15-4e83-413a-b33a-bd3fc6515ea2
Ho visto il cacciatore solo quattro anni dopo la sua uscita nelle sale, nel 1982. Al cineclub Mascarella, un parrocchiale senza riscaldamento, panche di legno per seduta e qualità infima della proiezione, come potete immaginare, ma forse non potete immaginare.
Era inverno ed i pochi disperati che eravamo noi a vedere questo film semiclandestino eravamo tutti seduti a semicerchio attorno alle due stufette catalitiche che davano qualche grado di calore alla stanza.
Eppure, inutile dire che ricordo ogni particolare di quella pellicola.

Se il segno della grandezza dell’arte è quello di essere chiaro e di entrare in profondità, questo film lo fa. A me è sempre rimasta viva la rappresentazione della vita degli operai dell’acciaieria di Clairton, l’origine russa, le feste, la caccia al cervo, l’amicizia. Non parliamo del resto, la roulette russa e tutto quanto. E ancora, fino alla fine, l’amicizia fedele e senza ritegno

All’epoca frequentavo tutti i cineclub di Bologna e penso di avere visto tutto il vedibile. Ne deduco che un film oggi così osannato fosse severamente bandito e sostanzialmente fuori circolazione, se sono stato costretto a vederlo in quel misero cineclub e tanti anni dopo. E nemmeno ora è facile vederlo. Sky non lo da, per esempio, neppure nell’occasione triste della morte di Cimino. Eppure vinse 5 Oscar ed aveva come attori Robert De Niro e Maryl Streep, una fotografia stupenda ed una sceneggiatura di prim’ordine.

Ma la cosa si spiega. Il film compiva il peccato mortale di mostrare i Viet cong nella veste cattiva invece che di innocenti vittime dei berretti verdi. I mao mao che gridavano mentre torturavano crudelmente i nostri non erano sopportabili dai pensanti dell’epoca, e nemmeno da quelli di oggi. Sono passati quasi quarant’anni e lo stesso pregiudizio antiamericano affligge le menti anche liberali come un cerchio alla testa.
Lo vidi con lo stesso stato d’animo di compiere un peccato che mi portò, anni dopo, ad entrare nella libreria Feltrinelli di Porta Ravegnana ed uscirne con i libri peccaminosi di Miglio e Tremonti.
Fa ridere oggi, ma all’epoca era un atto di libertà.

Dopo Il cacciatore Cimino si mise i testa delle idee strane e pensò di essere un genio. Dilapidò la sua reputazione con I cancelli del cielo, tra capricci ed inconcludenze, diventando famoso per avere fatto fallire la United, non tanto per il film che pochi videro e con grande fatica. L’anno del dragone è la chiusa finale di una storia che avrebbe dovuto essersi chiusa allora.

Tanti ringraziamenti comunque per chi ha saputo donare per un attimo il sapore della libertà a qualcuno di una generazione di adolescenti.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Chiudi il menu
×
×

Carrello