“Richard Jewell” di Clint Eastwood (2019)

L’avvocato, tipo Philip Marlowe, ha i piedi sulla scrivania e pare saperla lunga sulla vita. E ha la segretaria nella stanza accanto dell’ufficietto da squattrinato.

Qui, dobbiamo dire, abbiamo avuto un mancamento e abbiamo dubitato di Clint. Ci vedevamo già le scene successive con la tv accesa a mostrare film in bianco e nero per il piacere dei cinefili. Ma, fortunatamente, non abbiamo a che fare con un Quentin Tarantino qualsiasi

Perché il riferimento al noir, al cinema di genere, è ineludibile. Non è un caso. Clint ci ha fatto capire che qui c’è la ciccia, il senso profondo del film.
Ed è proprio così.

Richard Jewell è un totale idiota. Un fanatico delle regole. Uno che nella vita non ha fatto altro che rompere le balle al prossimo applicando protocolli e seguendo regole. Uno con lo stato e l’autorità poliziesca nel sangue. Uno che, anche dopo quel che gli è successo, ha continuato a tormentare l’esistenza di chiunque: perché beve una birra, che non si deve; perché schiamazza a un concerto, che è vietato. Lo vediamo nelle sequenze finali, quando ha già coronato il suo miserabile sogno di diventare un poliziotto, con una faccia da sadico applicatore delle regole e dei protocolli. Uno che li conosce a memoria, i manuali, le regole e i protocolli e te li sbatte sul muso.

Non è e non può essere lui il sogno di libertà dell’America, non è credibile, non è ragionevole. Non da Clint Eastwood.

Il film non è su Richard Jewell.
Pensavamo fosse la conclusione della trilogia degli eroi americani, ma non è così, per fortuna. E’ molto più complicato e difficile.
Sully è la storia di un pilota che fa di testa sua e salva i passeggeri di un aereo che sta per precipitare. Messo sotto accusa dimostra che nel momento cruciale la sua esperienza gli ha guidato le decisioni. E’ l’eroe impiegato moderno. Attentato al treno mostra tre ragazzi addestrati alle armi che bloccano il terrorista compiendo il loro dovere. Sono ragazzi cresciuti a valori e sentimenti. Richard Jewell mostra che questo non è sufficiente. Per caso Richard è un eroe. Solo per caso il pedissequo seguire il protocollo non è diventato un inutile tormento a carico di qualche malcapitato. Siamo anche certi che Richard, all’occasione, avrebbe fatto ad altri la stessa cosa che hanno fatto a lui. Le scene finali, nella stazione di polizia di un paesino della Georgia, sono inequivocabili.
Clint Eastwood ci mostra un volenteroso carnefice che per caso ha salvato delle vite umane. Ma volenteroso carnefice rimane.

L’eroe è Watson Bryant (Sam Rockwell), l’avvocato evocato da questo chiaro riferimento al hard boiled, al genere noir. E’uno che parla poco. Niente retorica. La lascia a Richard, è lui che fa il discorsone avanti l’FBI ove richiama i suoi diritti. Watson conosce il potere. Di più e meglio, la sua segretaria, dell’Europa, forse slava o più probabilmente greca, conosce molto bene le fregature inevitabilmente in arrivo. Conoscono il potere e ne diffidano. Lo combattono apertamente.

Watson dà 100 dollari a Richard perché non diventi uno stronzo. Quid pro quo. Il professionista che dà i soldi al cliente.
Qui c’interroghiamo? Perché Watson fa questo? Pensiamo che lo faccia per una forma di attivismo, perché crede in quel che fa. Vuole aiutare Richard perché sente che è una persona onesta. Lo fa gratuitamente, anzi perfino l’ha pagato in anticipo.
La sua non è una professione, è una missione. Ma lungi dall’attivismo politico, dalle organizzazioni di assistenza, dai club caritatevoli. Lungi dai discorsi. Alla larga dall’impegno politico.
Watson è un cinico, conosce la vita, ha vissuto le sue durezze. E’ lui il protagonista. Si trova nel momento cruciale ad assumere un caso incredibilmente difficile e non esita. Si butta e fa le scelte giuste. Trova la dimostrazione che non può essere stato Richard. Gli leva le castagne dal fuoco anche quando l’idiota preferisce collaborare con i suoi aguzzini, nella convinzione del suo dovere protocollare. Affronta il circo mediatico senza possibilità di prepararsi e trova il modo giusto.

Watson Bryant è il vero protagonista del film. Guardatelo e innamoratevi. E’ in lui che ci identifichiamo, non certo nell’idiota pedissequo. E’ lui il modello dell’America che resiste al potere. E’ lui la speranza.
Guardatelo bene, dice Clint. Richard ha la casa piena di fucili e pistole. Le usa per cacciare i cervi. Watson usa la testa. La sua opposizione è disincantata e totale.
E’ lui quel che vorremmo e possiamo essere.

Questo articolo ha 2 commenti.

  1. Roberto sei un genio.
    Ormai le tue recensioni superano qualsiasi mia aspettativa .
    Grazie.
    Sono rimasta sbalordita anche perche `la tua recensione dice quello che , pur se accaduto dentro di me
    ( innamorarmi dell’ avvocato) non ero riuscita a spiegarmi bene, come hai fatto tu. È proprio vero. Anche Clint, ovviamente é un genio; non é mio amico purtroppo… ma per fortuna ci sei tu(!)

    Ieri sera , tra l’ altro, sono andata a vedere JoJo Rabbit
    . C’ era Sam Rockwell…
    Ormai il mio invaghimento é completato.😃 mi dispiace un po’ per il mio (ex) attore prediletto, Christian Bale, che scende inevitabilmente in seconda posizione.
    ( vai a vedere il film, se riesci, merita)

  2. Mi dispiace per Christian Bale ma peggio per lui.

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