SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “1981: Indagine a New York” di J.C. Candor (2016)

di Roberto BolzanUnknown

 

Film bianco e marrone, di neve e di cappotti di lana pettinata, storia di gangsters ed imprenditori corrotti, di immigrati ispanici, di banchieri ebrei, di baracche e depositi di petrolio, di camion e di ettolitri di carburante.

Siamo nel 1981 a New York, in un anno che apprendiamo essere stato terribile per quella città, un anno veramente di grande violenza. Abel Morales (Oscar Isaac) è un immigrato ispanico che cerca di espandere la propria attività nel settore della distribuzione di carburante. La corruzione dilagante e la delinquenza gli rendono la vita difficile con furti di camion e violenze sui suoi autisti. I suoi principi sono innanzitutto il rispetto della legge. La moglie (Jessica Chastain), figlia di un uomo senza scrupoli, è più incline a piegarsi ad accordi con i concorrenti e ad anteporre la propria sicurezza personale ed una giustizia naturale agli ideali, ma Abel non ne vuole sapere.

Nella trama entrano il mondo degli altri imprenditori del combustibile, quello della procura che indaga, il crimine diffuso e tollerato sullo sfondo, una famiglia di ebrei che presta il danaro e poi proroga il prestito, sempre salvo il tornaconto, altri imprenditori che accettano di dargli una mano, i camionisti che vengono rapinati o che rapinano.
I grattacieli e Manhattan sono lontani, appena appena sullo sfondo, e tutta la vicenda si svolge tra ufficetti, camion, depositi e serbatoi. Gli accordi vengono firmati in baracche gelide mentre l’avvocato aspetta fuori per controllare i documenti.

Film livido e potente, personaggi di grande respiro, narrato con modestia ma insieme con grande personalità, film di gangsters fuori dalla retorica di genere.
Un tema importante come la giustizia trattato senza sconti e si passa dalla posizione granitica di uno a quella dell’altra, più conciliante con l’idea di trovare una propria giustizia privata quando la collettività non ne offre alcuna. I temi civili, sociali e personali si mescolano e diventa difficile capire quanto sia ragionevole Abel nella difesa del proprio stile davanti a qualsiasi contingenza.

Chandor ha descritto in Margin call ed in Tutto è perduto la crisi e l’uomo in mezzo alla tempesta, in modo affatto scontato. Tenete d’occhio questo regista.

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