14 settembre 1741: Händel termina “Il Messia”

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Si tratta di una celeberrima composizione corale che narra la biografia spirituale del Cristo, ritratta attraverso le profezie del Vecchio Testamento: la Nascita, la Passione, la Resurrezione, il Giudizio Universale. Haendel stesso, conoscitore profondo della Bibbia, fornì la trama a Charles Jennes, che fu l’autore del testo originale inglese. Le suggestioni di una poderosa eloquenza sonora, in un elaborato gioco dove la mitezza si alterna al furore e la prostrazione al tripudio, nel Messia di Händel troviamo raffigurata l’intera gamma dei sentimenti e degli affetti. Questo, oltre a Israele in Egitto, è l’unico oratorio il cui testo consiste esclusivamente in versi biblici, tratti dai libri dei profeti e dai salmi da Charles Jennens, che trovò ispirazione dal “Book of Common Prayer of the Church of England”. Il Messia fu composto in sole tre settimane dal 22 agosto al 14 settembre 1741, in uno di quei prodigi dell’ispirazione passati alla storia della musica. Händel rielabora molte composizioni vocali e strumentali precedentemente scritte e le congiunge a pagine scritte ex novo ottenendo un insieme sorprendente per coerenza e sistematicità.
Questo oratorio riflette lo stile dei grandi inni corali della tradizione polifonica inglese (gli anthems), mentre si allontana notevolmente dai dettami formali dell’opera, soprattutto nelle arie di tipo solistico. La funzione narrante e di “collegamento” qui è affidata al coro, a differenza dell’oratorio bachiano in cui la stessa funzione viene svolta dal tenore. La struttura compositiva alterna le arie dei solisti con la possente magnificenza dei brani corali, che la tessitura vocale e la tecnica contrappuntistica rendono particolarmente impegnativi. Dall’ouverture è un “crescendo” che raggiunge l’apice nel grande Coro dell’Alleluia, un vero e proprio “Coronation Anthem”, e qui potrebbe sembrare che tutto ciò che viene dopo sia quasi mortificato da un tale splendore e da una tale potenza. Ma Händel ci regala ancora altre emozioni quando la sua musica, senza rinunciare ad altri momenti di solennità, fa leva sulle corde dell’intimità; e se squilli di tromba rammentano il destino dei mortali sottoposti al terribile giudizio divino, la dolce malinconia delle linee melodiche sottolinea l’intima certezza del credente nella misericordia divina annunciata dal Messia.
Nell’aprile del 1742 a Dublino, alla prima rappresentazione, Händel impiega: quattro solisti (soprano, alto, tenore, basso), un coro a cinque voci, violino I° e II°, viola, violoncello, basso continuo, tromba I° e II°, timpani. E’ un organico che si amplia già dalla “prima” londinese, dove alla base della strumentazione abbiamo gli archi ancora concepiti in funzione polifonica, oboi e fagotti aggiunti per dare più consistenza alla linea dei violini e del basso continuo, e timpani e trombe in raddoppio per dare ancora più forza alla sonorità complessiva.
La rappresentazione a Dublino fu percepita immediatamente nel suo pieno valore; nella prima londinese, l’anno successivo, il re Georgio II° fu talmente commosso, che per tutta la durata dell’Alleluia si alzò in piedi, ovviamente imitato da tutto il pubblico; questa divenne così una consuetudine tramandata fino ai giorni nostri in molti paesi anglosassoni. Godetevi il coro dell’Alleluia a questo link: https://www.youtube.com/watch?v=IUZEtVbJT5c

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