30 DICEMBRE 2010: IL BRASILE NEGA L’ESTRADIZIONE DI CESARE BATTISTI

Cesare Battisti (nella foto) ha presentato oggi nella città di Fortaleza un libro sul periodo trascorso in prigione in Brasilia, occasione nella quale ha ribadito la richiesta di un'amnistia all'Italia, facendo "un appello al popolo e ai politici italiani in buona fede, affinché sia posta una pietra sul passato". La presentazione del volume 'Ai piedi del muro' è avvenuta nella sede di un sindacato di docenti a Fortaleza (nordest), la città da dove Battisti è entrato nel paese nel 2004. "Anni fa, Francesco Cossiga disse che 'la guerra era finita', e quando ciò succede i prigionieri possono tornare a casa", ha sottolineato l'ex militante dei Proletari armati per il comunismo, condannato in Italia per quattro omicidi. "Ci vuole un'amnistia", ha aggiunto, ricordando che "altri paesi, tra i quali la Francia, lo hanno fatto".ANSA/Deivyson Fernandes

Il Brasile nega l’estradizione del terrorista italiano Cesare Battisti, ex-appartenente ai proletari armati per il comunismo, condannato in contumacia per 4 omicidi avvenuti durante gli “anni di piombo”. Vergognosa la decisione del presidente brasiliano Luiz Inacio Lula che lascia impunito un uomo che ha un’infinita scia di sangue alle spalle. Battisti, vile e sanguinario assassino, è sempre fuggito di fronte alle sue responsabilità e non si è mai pentito dei suoi crimini. È triste constatare come abbia potuto godere di una rete di protezione, un vero e proprio “soccorso rosso” che gli ha permesso di trovare appoggi, finanziamenti e connivenze prima in Francia, poi in Messico e infine in Brasile, dove tuttora vive liberamente. Ecco alcuni stralci di un articolo apparso su www.ilpost.it il 30 dicembre 2010 che ricostruisce la vicenda-Battisti più nel dettaglio.

Chi è Cesare Battisti

Cesare Battisti è nato nel 1954 in provincia di Latina. La sua adolescenza è movimentata e burrascosa: lascia le scuole superiori nel 1971 e si fa conoscere dalle forze dell’ordine perché protagonista di piccoli crimini: nel 1972 viene arrestato per una rapina, due anni dopo viene arrestato di nuovo per rapina con sequestro di persona. Finisce di nuovo in carcere nel 1977, sempre per rapina, ed è lì che conosce Arrigo Cavallina, fondatore di un gruppo terrorista di estrema sinistra chiamato Proletari armati per il comunismo (d’ora in poi, PAC). Uscito dal carcere si trasferisce a Milano e partecipa attivamente alle azioni dei PAC.

 I Proletari armati per il comunismo

Le azioni dei PAC consistono in rapine a banche e a supermercati (“espropri proletari”, dice il gruppo), sabotaggi alle fabbriche, aggressioni (vari medici e agenti carcerari vennero gambizzati nel 1978) e omicidi. Per quattro di questi omicidi i processi riconosceranno la partecipazione, diretta o indiretta, di Cesare Battisti. Ed è qui che le cose si fanno complicate. Intanto basti sapere che i processi relativi a quegli omicidi si celebreranno senza la presenza di Battisti che, arrestato nel 1979, evade nel 1981 e lascia l’Italia, per non tornarci più.

 I quattro delitti

Sono quattro, quindi, gli omicidi nei quali Cesare Battisti risulta essere coinvolto. Il 6 giugno del 1978 viene ucciso Antonio Santoro, maresciallo della polizia penitenziaria, accusato dai PAC di avere maltrattato e torturato alcune persone detenute. Le sentenze diranno che Battisti sparò a Santoro insieme a una complice. Il 16 febbraio del 1979 in provincia di Venezia viene ucciso Lino Sabbadin, un macellaio. Le sentenze diranno che Battisti agì da “copertura armata”. Lo stesso giorno, a Milano, viene ucciso il gioielliere Pierluigi Torregiani. Secondo le sentenze Battisti fu tra gli ideatori e gli organizzatori dell’agguato. Nel corso di questa sparatoria, un colpo sparato dal gioielliere ferisce suo figlio quindicenne, Alberto Torregiani, che passerà il resto della sua vita su una sedia a rotelle. Oggi Alberto Torregiani è uno dei più forti sostenitori dell’estradizione per Cesare Battisti. Sia Sabbadin che Torregiani nei mesi precedenti alla loro morte avevano ucciso dei rapinatori difendendosi durante dei tentativi di rapina. Il 19 aprile del 1979 a Milano, viene ucciso l’agente della DIGOS Andrea Campagna. Secondo le sentenze, Battisti è stato l’esecutore materiale dell’omicidio.

 I processi

Battisti è fuggito dall’Italia prima che i processi prendessero inizio, quando era in carcere per scontare una condanna per possesso illecito di armi. È andato prima in Francia, poi in Messico, poi di nuovo in Francia, protetto dalla cosiddetta dottrina Mitterrand: una politica con cui la Francia dava ospitalità e sicurezza a ex terroristi italiani purché questi lasciassero la lotta armata e la violenza. Abolita la dottrina Mitterrand e annunciata la sua estradizione in Italia, Battisti scappa in Brasile: lì viene arrestato nel marzo del 2007. Viene arrestato nel 2007 a Copacabana, in Brasile, dove però nel 2009 gli viene accordato lo status di rifugiato politico: il ministro della giustizia brasiliano, Tarso Genro, ritiene che in Italia l’incolumità di Cesare Battisti sarebbe in pericolo per via delle sue idee politiche. Questo nonostante il parere favorevole all’estradizione del CONARE, il Comitato nazionale per i rifiugiati, che si era opposto al riconoscimento dello status di prigioniero politico. Siamo quasi ai giorni nostri, e ricorderete le polemiche tra il governo italiano e quello brasiliano. Battisti in questi anni è rimasto in custodia in un carcere brasiliano.

Il 18 novembre 2009 il Supremo Tribunal Federal, la più alta istituzione giurisdizionale del Brasile, ha considerato illegittimo lo status di rifugiato politico concesso a Cesare Battisti dal governo brasiliano. La sentenza, per quanto favorevole ad assecondare la richiesta di estradizione presentata dall’Italia, lascia però alla presidenza della repubblica la decisione finale. Le motivazioni della sentenza vengono pubblicate il 16 aprile del 2010. Lula si è preso tutto il tempo necessario per decidere, chiedendo diversi pareri legali e chiarendo che non avrebbe lasciato la decisione alla presidente-eletta Dilma Rousseff, che si insedierà il primo gennaio e ha già detto di essere favorevole all’estradizione di Battisti. Il 30 dicembre 2010 l’avvocatura generale del governo ha dato parere contrario e il presidente brasiliano Lula, nell’ultimo atto ufficiale della sua presidenza, ha negato l’estradizione.

Nelle foto: Cesare Battisti

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