2 AGOSTO 1980: BOMBA ALLA STAZIONE DI BOLOGNA

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Il 2 agosto del 1980 esplode la sala d’aspetto della seconda classe della stazione di Bologna. Il tragico bilancio è di 85 morti ed oltre 200 feriti. Solo un paio di mesi prima Bologna era stata colpita da un altro tragico evento, la strage del DC 9 ITAVIA precipitato al largo di Ustica. Nonostante siano passati 36 anni la verità non è ancora venuta a galla, l’unica cosa certa che sappiamo è che le cose non sono andate come ce le hanno raccontate. Pubblichiamo di seguito una riflessione del nostro Roberto Bolzan.

 

di Roberto Bolzan

Tra la fine di giugno e l’inizio di agosto del 1980 si è combattuta nei cieli italiani e nelle stazioni una vera e propria guerra nella quale sono rimaste vittima 166 persone inconsapevoli.
Non si tratta di quello che tutti ci siamo sentiti raccontare in questi anni, della battaglia aerea sui cieli di Ustica, e non si tratta di attentati squilibrati di un gruppo di neofascisti o delle trame segrete dei servizi. Siamo stati per una generazione intera abituati a pensare pigramente alle stragi di stato, a dare la colpa sempre ai servizi deviati. Non che non ci siano stati, ma non parliamo di questo. Non in questi casi.
Trentasei anni dopo quell’anno che ha colpito così tremendamente Bologna la verità, non la verità processuale perché quella si è arenata tra le nebbie, la verità dei fatti si sta facendo strada spontaneamente, nello svolgimento naturale che i fatti prendono nella memoria prima di farsi storia.
Trentasei anni non sono ancora storia ma non sono cronaca. Chi li ha vissuti da giovane oggi è un uomo maturo e la sua vita non è più quella di allora, figli sono nati e cresciuti e vecchi sono morti. Chi allora era adulto è entrato nell’età nella quale ormai poco importa. Un’intera generazione è cresciuta in questo intervallo di tempo, senza sapere più di tanto, se non che un giorno un aereo è caduto, colpa di un missile (e non è vero), e che una bomba è esplosa in un giorno d’inizio vacanze, spazzando via un’ala della stazione e le vite di persone a caso, polverizzate così.
Mia figlia ha studiato scolara di fianco alla lapide di Manuela Gallon, undicenne, falciata sul finire della scuola elementare e per me era una quotidiana riflessione dolorosa, per lei una cosa commovente ma lontana.
Il tempo è passato e la verità sta venendo a galla inesorabile.
La prima, la cosa più logica, è mettere in relazione questi due avvenimenti. Bologna, la città colpita, perché l’aereo di Ustica veniva da Bologna; la prossimità temporale; la mancanza di rivendicazione; il mezzo, l’esplosivo.
Oggi, a chi vuole leggere i documenti, una sentenza di un tribunale esclude tutte le ipotesi tranne quella della bomba a bordo dell’aereo. Basta leggere i documenti. Non è accertata, ma rimane solo quella.
Oggi, a chi non crede alle verità di comodo, basta wikipedia per vedere descritta l’ipotesi mediorientale, libica, all’origine della strage della stazione di Bologna. E basta leggere qualche libro, approfondire con qualche sito specializzato la conoscenza dei fatti, e cade subito l’ipotesi neofascista e cade la manfrina della strage di stato.
E’ tempo della verità, non solo a risarcimento e consolazione dei familiari e dei sopravvissuti, ma perché il paese deve lasciarsi alle spalle le verità di comodo.
C’è un filo che lega quel che è successo allora e quello che succede oggi in tutt’Europa, che in effetti per ora ci risparmia ma, com’è successo allora, non è detto che ci risparmi sempre.
Mancano i dettagli, vero. Non sappiamo esattamente del lodo Moro. Non sappiamo chi ha ordinato e chi ha materialmente compiuto i massacri. Altre cose non sappiamo. Ma sappiamo ormai, chi sa leggere sa, che l’origine è lì.
Una guerra che dura ormai da mezzo secolo, che si intreccia strettamente con l’altra guerra civile europea, quella con il mondo sovietico, che si è lentamente trasformata diventando da prevalentemente politica a religiosa, ma senza mai perdere la continuità.
E’ tempo di unirsi in una comune consapevolezza, lasciare perdere le immagini semplici, i Paolo Bolognesi, le Darie Bonfietti, i proclami di chi nulla più riesce a spiegare; se ne vadano a quel paese per conto loro. E’ tempo di riconoscere che da mezzo secolo almeno sempre gli stessi protagonisti, arabi mediorientali, nelle stazioni, negli aeroporti, in volo, nelle discoteche, nei villaggi olimpici, nelle ambasciate, nelle redazioni, sui marciapiedi, dove capita, stanno massacrando cittadini pacifici ed inconsapevoli. E’ ora di comprendere e di dire basta.
Bologna è una città ospitale, una vecchia puttana, ha ospitato volentieri queste persone e ne è stata orribilmente ripagata. E’ tempo di saperlo, è tempo di fare i conti.

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