11 MARZO 2004 – ATTENTATI DI MADRID: 191 MORTI e 1.500 FERITI

 

SPAIN EUROPE MORE SURVEILLANCE

La mattina di giovedì 11 marzo 2004, ad appena tre giorni dalle elezioni spagnole, dieci zaini contenenti esplosivo furono fatti detonare su quattro treni regionali di Madrid, in quattro stazioni differenti.

 Le esplosioni avvennero nel giro di pochi minuti, fra le 07:39 e le 07:42. Tre bombe esplosero alla stazione di Atocha, due in quella di El Pozo del Tío Raimundo e una a Santa Eugenia. Il quarto treno (sul quale erano presenti quattro ordigni) esplose nei pressi di via Téllez sui binari che portano ad Atocha provenendo da sud.   I soccorsi e la polizia cominciarono ad arrivare intorno alle 8 e riferirono subito di molti morti e di un numero tale di feriti da rendere necessario allestire un ospedale da campo nel vicino centro sportivo municipale di Daoiz y Velarde. Alla fine, secondo le stime ufficiali, i morti furono 191 e i feriti 1858: il più grave attentato terroristico mai avvenuto in Spagna per numero di persone rimaste uccise o ferite. Due bombe furono ritrovate inesplose in altri vagoni dei treni e furono fatte detonare dagli artificieri. Una terza bomba inesplosa fu ritrovata in serata nella stazione di Pozo del Tío Raimundo: l’analisi dell’esplosivo e del resto del contenuto dello zaino – tra cui un telefonino, utilizzato come detonatore – permise di rintracciare gli indizi che portarono alla formulazione delle prime ipotesi investigative e infine all’identificazione dei responsabili degli attentati. Fin dalle prime ore dopo le esplosioni, la maggior parte delle ipotesi sui responsabili si concentrarono sostanzialmente intorno agli indipendentisti baschi dell’ETA e all’organizzazione terroristica al Qaida, già responsabile degli attacchi dell’11 settembre 2001 negli Stati Uniti. A tre giorni dalle elezioni, le discussioni riguardo le responsabilità degli attentati furono al centro di una grossa polemica tra il Partito Popolare del presidente uscente Aznar e il Partito Socialista guidato da José Zapatero. Sulle prime, prese corpo con una certa forza – anche sui media – l’ipotesi che si trattasse di un attacco dell’ETA. Se l’attacco fosse stato portato avanti dall’ETA, il Partito Popolare avrebbe potuto mettere in discussione la credibilità dei partiti di sinistra; se invece l’attacco fosse stato portato avanti da al Qaida, il governo avrebbe avuto qualche problema in più: la Spagna era in quel momento impegnata insieme agli Stati Uniti nella guerra in Iraq, e gli attacchi islamisti sarebbero stati visti dall’opinione pubblica come una ritorsione di al Qaida e, più in generale, come una sostanziale conseguenza della politica estera di Aznar. Per tutti e tre i giorni successivi agli attentati, duramente condannati dalla comunità internazionale, in Spagna fu proclamato lutto nazionale: diversi cortei e manifestazioni pubbliche contro il terrorismo e contro la violenza – ma anche contro l’ETA – furono organizzati in diverse città del paese e raccolsero una larghissima partecipazione, e tutte le trasmissioni televisive mostrarono nell’angolo superiore destro dello schermo un segno di lutto. Il governo di Aznar insistette molto nel dare all’ETA la responsabilità degli attacchi, e lo stesso fecero – su indicazione del governo – le rappresentanze diplomatiche spagnole di vari paesi del mondo. Lo sforzo diplomatico intenso e immediato portò il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ad approvare proprio l’11 marzo una risoluzioneche condannava “nel modo più netto gli attacchi esplosivi perpetrati a Madrid dal gruppo terroristico ETA”. Col passare delle ore, però, emersero indizi che contraddicevano la versione del governo e accreditavano invece l’ipotesi che i responsabili dell’attacco fossero stati fondamentalisti islamici. Invece che arretrare e mostrare dei dubbi, il governo rispose radicalizzando la sua posizione nei confronti dell’ETA.Tre giorni dopo gli attentati, Abu Dujan al-Afghani, un presunto portavoce di al Qaida, rivendicò in un video la responsabilità degli attacchi di Madrid. José Luis Rodríguez Zapatero, esponente del Partito Socialista Operaio Spagnolo (PSOE), vinse con il 43,3 per cento dei voti, mentre Mariano Rajoy – allora presidente e candidato del PP – si fermò al 38,3 per cento. Il risultato elettorale ribaltò quello che i sondaggi avevano previsto fino a pochi giorni prima del voto. Al di là delle posizioni specifiche riguardo le responsabilità degli attacchi, è oggi opinione piuttosto condivisa che le elezioni del 2004 siano state inevitabilmente condizionate dalle bombe di Madrid, e che il Partito Popolare di Aznar le abbia perse anche per la cattiva gestione della crisi nelle ore successive agli attentati. Una commissione d’inchiesta istituita dal nuovo governo spagnolo condannò 21 persone al termine di un lungo processo finito a ottobre del 2007, e stabilì che gli attentati furono opera di un gruppo di estremisti di ispirazione jihadista non direttamente collegati ad al Qaida.

Tratto da http://www.ilpost.it/2014/03/11/attentati-madrid-2004-treni-stazioni-ferroviarie/

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