25 GENNAIO 1820: NASCE IL GABINETTO VIEUSSEUX

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Fu fondato a Firenze da Giovan Pietro Vieusseux (qui ritratto assieme al padre), banchiere mercante e editore di origine ginevrina, e divenne nel secolo XIX punto d’incontro tra la cultura italiana e quella europea. Non esisteva a Firenze, prima di allora, un esercizio come quello aperto da Vieusseux: il Gabinetto si proponeva di offrire in lettura con costante aggiornamento il meglio delle pubblicazioni italiane e straniere, con il fine dichiarato di porre in contatto Firenze e la Toscana, e più in generale l’Italia, con le più innovative esperienze dei paesi europei. Come è stato possibile che il Gabinetto Vieusseux sia divenuto nel giro di pochi anni dalla fondazione, in un’Italia allora ‘periferica’, un riferimento essenziale per gli intellettuali e imprenditori toscani e italiani, nonché per gli stranieri che giungevano a Firenze? Per rispondere a questa domanda dobbiamo capire chi fosse Giovan Pietro Vieusseux.

Di Vieusseux viene generalmente sottolineato il ruolo avuto nella formazione di una coscienza italiana sovraregionale, come uno dei protagonisti dell’orientamento «moderato» condiviso da uomini come Gino Capponi, Cosimo Ridolfi, Raffaello Lambruschini, tra i più attivi partecipanti alla multiforme attività del suo Gabinetto. Meno frequentemente viene ricordato come, nella sua azione, il processo risorgimentale si inserì in un vasto quadro di esperienze e aspirazioni europee nel quale si collocava la cultura della famiglia Vieusseux. Giovan Pietro era nato a Oneglia nel 1799, da famiglia di mercanti ginevrini che nella città ligure avevano una succursale per il commercio dell’olio e del grano guidata dal padre, Pierre. Jacques, padre di Pierre, era stato in contatto con Jean-Jacques Rousseau e per la sua difesa dei diritti della borghesia aveva avuto accesso a cariche importanti nei consigli di Ginevra. Gli eventi legati alla Rivoluzione francese e le difficoltà del commercio in età napoleonica avevano segnato per i Vieusseux la fine della loro partecipazione alla vita politica e il trasferimento in Italia, a Livorno, dove avrebbero collaborato con la casa di commercio Senn Guebhard. Per conto di questa ditta Giovan Pietro compì un lungo viaggio in Nord Europa e in Russia, per accertare condizioni e opportunità del commercio all’indomani delle guerre napoleoniche e del blocco continentale. Del viaggio, compiuto dal 1814 al 1817, Vieusseux tenne un diario (pubblicato dall’editore Olschki nel 1998). Lungo l’itinerario maturò la decisione di orientare la propria attività verso il commercio del libro. I Vieusseux vedevano nel commercio un’alta espressione dell’attività umana, uno strumento di crescita comune quando retto da forti codici morali e ideali, e quello del libro in particolare poteva garantire a Giovan Pietro un più diretto impegno ai fini del bene comune. Nacque così nel 1820 il Gabinetto Scientifico Letterario. Nacque a Firenze, allora l’«Atene d’Italia», per più motivi, tra cui la relativa tolleranza del Granducato e la presenza di tanti viaggiatori che la disponibilità di libri e periodici nelle diverse lingue avrebbe trattenuto più a lungo in città. Il Manifesto annunciò nel dicembre 1819 l’imminente apertura nel Palazzo Buondelmonti, in piazza Santa Trinita, e indicava tra i servizi per il pubblico tre sale per la lettura e una per la conversazione (ben illuminate e riscaldate), la possibilità di giochi idonei alla quiete dei frequentatori come gli scacchi e la dama, un servizio di ristoro dal più vicino caffè, e un’apertura tutti i giorni dell’anno, esclusi solo Pasqua e Natale, dalle 8 di mattina alle 10 di sera, con distribuzione dei volumi in lettura dalle 9 alle 17. Lo «stabilimento» garantiva la disponibilità dei migliori periodici internazionali, con una parte di libri (la «biblioteca consultativa») riservata alla lettura in loco e, dal 1822, con libri destinati al prestito (la «biblioteca circolante»). Per l’offerta così ampia e così varia il Gabinetto si impose da subito all’attenzione del pubblico come uno dei migliori sulla scena europea della Restaurazione. L’esperienza mercantile del fondatore forniva la possibilità di acquisire pubblicazioni provenienti dai vari paesi, superando le difficoltà poste alla circolazione dei beni dalle dogane, dai cambi monetari, dalla censura. La famiglia Vieusseux poteva infatti contare su una solida e affidabile rete di contatti commerciali. Grazie ad essa Giovan Pietro faceva arrivare a Firenze, in modo regolare, riviste quali «Revue encyclopédique», «Bibliothèque universelle», «Edinburgh Review», «North American Review». Assieme alle riviste a carattere generale, a Palazzo Buondelmonti giungevano quelle più specificamente scientifiche come ad esempio «Annales des sciences naturelles», «Annales de chimie et de physique», «Annales des minse». All’attività del gabinetto di lettura Vieusseux affiancò un’impresa editoriale iniziata nel 1821 con la rivista «Antologia», che inizialmente proponeva una selezione degli articoli più interessanti apparsi nei periodici europei. Progressivamente però, fino alla sua chiusura da parte della censura granducale nel 1832, essa pubblicò un sempre maggior numero di articoli originali, avvalendosi di giornalisti regolarmente stipendiati come Giuseppe Montani e Niccolò Tommaseo. L’attività editoriale di Vieusseux comprenderà il «Giornale agrario toscano» (1827-1865), la «Guida dell’educatore» (1836-1845), l’«Archivio storico italiano» (iniziato nel 1842 e ancora oggi pubblicato), e opere come la quinta edizione del Dizionario dei sinonimi di Niccolò Tommaseo (1838-1840). I campi di intervento in cui il Gabinetto Vieusseux catalizzò energie e iniziative di intellettuali, proprietari terrieri, imprenditori in tutta la penisola, andavano dall’educazione popolare al progresso delle scienze, dalle innovazioni in agricoltura all’interesse per i viaggi di conoscenza, nell’impegno per un progresso sociale graduale che riuscisse ad evitare i rischi di drammatici e cruenti conflitti sociali. La Svizzera, in particolare, era da Vieusseux considerata un modello di società coesa, nella quale i mutamenti necessari per l’incremento del bene comune potevano avvenire senza traumi grazie alla diffusione dell’educazione e al ruolo civile della conoscenza scientifica. Il Gabinetto fiorentino divenne nel corso dell’Ottocento un riferimento fondamentale per la borghesia italiana più aperta e un luogo di incontro tra numerosissimi frequentatori anche stranieri tra i quali basti citare nomi come quelli di Giacomo Leopardi o Alessandro Manzoni, Stendhal o Arthur Schopenhauer. Alla morte di Vieusseux, nel 1863, i nipoti Paolo ed Eugenio ne proseguirono l’attività. Il Gabinetto, pur mantenendo intatto lo spirito cosmopolita testimoniato dalla sua frequentazione da parte di innumerevoli esponenti della cultura europea (da Fëdor M. Dostoevskij a David H. Lawrence ad André Gide), sempre più venne ad assumere il carattere di biblioteca di interesse prevalentemente letterario. Carattere, questo, che si confermerà, dopo il passaggio del Gabinetto al Comune di Firenze nel 1921 e la sua erezione in Ente Morale nel 1925, con le successive direzioni di Bonaventura Tecchi (1925-1929) ed Eugenio Montale, destituito dal fascismo nel 1938. Il Gabinetto, che dal 1940 ha sede in Palazzo Strozzi, svolge oggi un’intensa attività di ricerca e di divulgazione multidisciplinare sull’epoca che va dall’Ottocento ai nostri tempi. Durante la direzione di Alessandro Bonsanti (1941-1980), che ne recuperò l’originaria vocazione di centro di iniziative e di dibattito, nacquero negli anni Settanta tre nuovi settori: il Laboratorio di restauro, creato per il recupero dei volumi danneggiati dall’alluvione, il Centro Romantico, finalizzato allo studio e alla ricerca sulla civiltà ottocentesca e sui rapporti fra culture fino ad oggi, e l’Archivio Contemporaneo, situato in Palazzo Corsini Suarez in via Maggio (e ora dedicato alla memoria di Bonsanti), ideato come luogo di conservazione di manoscritti, carteggi e biblioteche private di personalità della cultura del Novecento. In anni più recenti è stato istituito l’Archivio Storico, che conserva i documenti relativi alla storia dell’Istituto, mentre la Biblioteca di oltre 400.000 volumi nelle diverse lingue continua a essere incrementata secondo i criteri originari. Il carattere di internazionalità del Gabinetto si è ampliato negli anni Novanta all’Asia orientale, con l’acquisizione della Biblioteca Orientale e dell’Archivio Fotografico di Fosco Maraini. L’Istituto promuove inoltre convegni, conferenze, mostre; dal 1995 è anche ripresa la pubblicazione della rivista quadrimestrale «Antologia Vieusseux», fondata da Bonsanti nel 1966. Il Gabinetto Vieusseux ha un forte carico di memoria culturale e civile, e ha rappresentato a Firenze, da quel 25 gennaio 1820 e per quasi due secoli, una straordinaria apertura sulle ‘altre’ culture. Conserva una rarissima e preziosa documentazione sulla civiltà europea, come il monumentale «Copialettere» del fondatore, il «Libro dei Soci», il «Libro del prestito librario», i carteggi e le biblioteche ‘d’autore’ del Novecento.

 

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