Paolo Maddalena contro la realtà oggettiva

di Fabrizio Perrone Capano

Riprendo dalla pagina di un’amica quello che viene definito “Un bell’articolo di Paolo Maddalena”, ex presidente della Corte Costituzionale, perché mi sento in obbligo di criticarlo senza appello. 
Scrive Maddalena:
“La Costituzione ha settanta anni. E tutto quello che c’è stato di buono lo si deve a Lei. L’Italia usciva sconfitta dalla seconda guerra mondiale, che aveva distrutto tutto: case, ferrovie, ponti, fabbriche, strade e chi più ne ha più ne metta, con gli spietati bombardamenti a tappeto degli anglo americani (detti “gli alleati”, non nostri, evidentemente, ma tra loro). Ma per fortuna essa non riuscì a distruggere le possenti intelligenze dei nostri Padri costituenti, i quali compirono un vero miracolo (che gli incolti della cultura chiamano “compromesso”), ma che in realtà fu una “fusione” di tre principi che non possono vivere l’uno disgiunto dall’altro: la “libertà” (rappresentata dalle forze liberali), “l’eguaglianza” (rappresentate dai social comunisti), la “solidarietà” (rappresentata dai democristiani). E fu così che davvero divenne possibile porre le basi di una solida democrazia fondata sul lavoro. L’assurda pretesa di fondare la democrazia sulla “libertà” è un controsenso, poiché una libertà senza “eguaglianza” e senza “solidarietà” sfocia inevitabilmente nella dittatura di pochi e nella schiavitù di tutti. Chi lo nega è semplicemente accecato dalla teoria sopraffattrice del neoliberismo, che fu introdotta in Italia con un libro di un modesto economista della Scuola di Chicago, Milton Friedman, dal titolo “Storia della moneta americana dal 1867 al 1960”, e che ebbe grande successo in Cile, che Pinochet ridusse alla miseria, poi in nell’Inghilterra della Thatcher e infine negli Stati Uniti di Reagan e di Clinton. Ora prospera felicemente anche in Cina, dopo che Eltsin ha avuto la dabbenaggine di regalare a una novantina di famiglie borghesi l’intero patrimonio mobiliare e immobiliare del Popolo russo. Questa teoria predica la “diseguaglianza”, la “forte competitività” e il “predominio di pochi su tutti”. Essa non tiene conto del fatto che l’economia non è una scienza esatta, come ad esempio, la fisica, alla quale possono agevolmente applicarsi modelli matematici. L’economia è un sistema ideato dall’uomo e la storia degli ultimi anni ci dice che finché, ispirandoci alla nostra Costituzione repubblicana, abbiamo seguito la teoria keynesiana, che vuole la redistribuzione della ricchezza, la valutazione del lavoro e l’intervento dello Stato, cioè del Popolo, nell’economia, abbiamo avuto trenta anni di benessere, sfociati nel “miracolo economico italiano”. I guai sono cominciati quando ci siamo ispirati ai Trattati Europei fondati, in gran parte, su principi neoliberisti. Così siamo diventati tutti poveri, mentre pochi ricchi si sono posti al comando dell’intera umanità. Chi ha ancora il lume della ragione sa che non abbiamo altra via da seguire, se non quella, ben sperimentata, che ci è indicata dalla Carta costituzionale. Oramai lo diciamo in molti: chi vuole la tutela della “dignità” dell’uomo e il suo benessere, deve chiedere una sola cosa: che la Costituzione sia attuata! I Soloni del momento sono avvertiti.
Paolo Maddalena

Secondo me questo osannato scritto è invece pieno di errori, di cose che mostrano quanto questa gente sia lontana dalla realtà italiana, dai problemi di chi cerca di lavorare, di produrre. Disarmante.
Partiamo dalla premessa: il malcelato disprezzo e l’odio verso coloro che NOI provocammo in una guerra lunga, criminale e disastrosa. Una guerra che copriva un genocidio.
Non è vero che gli alleati fecero in Italia bombardamenti a tappeto. Questa cosa la inventarono i nostri cari alleati nazisti e la praticarono per primi a Londra e a Coventry. L’Italia fu punita, ma in fondo risparmiata. Roma non fu toccata, Firenze Torino e Milano poco e solo nella zona industriale. Un po’ di più Napoli e Genova, per via dei porti. Tu dichiari guerra e poi vuoi essere combattuto con le margherite?

Questo genio non si è accorto che le nostre città stanno tutto sommato ancora in piedi? È mai andato a Colonia o ad Hannover?
Lo scherno verso gli alleati, con l’aggiunta “alleati tra loro, non nostri”, è una cosa di chiara marca fascista.
Secondo: non c’è libertà senza uguaglianza, concetto ovvio. Quello che sfugge al nostro è che può ben esservi uguaglianza senza libertà.
La Costituzione non è compromesso, ma fusione. Distinguo luminoso. Io credo che essa sia stata invece un accordo relativamente semplice tra due forze maggioritarie poco o nulla sensibili ai problema dell’individuo (cattolici e marxisti) con piccole concessioni alle forze liberali estremamente minoritarie. È noto del resto che il liberalismo in Italia non è un’aspirazione largamente diffusa. Troppo complicato essere liberali, meglio affidarsi a chi decide per te e ti protegge.
Friedman sarebbe un cretino. Mi pare che ebbe il Nobel per l’economia, meno male che c’è questo illuminato che glielo toglie.
Invece lui ne mastica molta: infatti tra l’altro le nega rango di scienza.
E veniamo appunto all’economia. Pinochet avrebbe messo in ginocchio il Cile.
Pinochet fu un orrendo dittatore, un carnefice detestabile, ma non distrusse l’economia cilena. Al contrario la rimise in piedi, unico suo merito, dopo che le avventatezze di Allende l’avevano distrutta. Sui guai fatti da Allende si veda Enrico Berlinguer, persona onesta, testimone insospettabile.
E veniamo a Keynes. Costui sostenne la tesi che IN PERIODI DI RECESSIONE lo stato deve indebitarsi per fare opere pubbliche e così far ripartire l’economia. Una volta che questa sia ripartita, con l’aumento del gettito fiscale che ne deriva, il debito deve essere riassorbito. Ma non ha mai sostenuto l’idea del debito perpetuo e crescente all’italiana, con corollario di inflazione e svalutazioni “competitive”. Segue tiritera scontata contro l’Unione Europea brutta e cattiva, dominata dai forti, che a tanto si oppone.
Che dire? Possibile che una persona del genere sia stata membro della Corte Costituzionale?
Per questo l’Italia è un paese dal quale ormai tutti fuggono. Un paese tanto liberista che legifera che il supermarket È OBBLIGATO a far pagare le bustine in cui metti la frutta. Un paese in cui se l’amministrazione perde le cause, si fa da sola una legge retroattiva per vincerle, in barba alla Cassazione, al diritto e alla Costituzione stessa. Nonché ai principi minimi di onestà e di lealtà. Tanto alla Consulta c’è Maddalena e se poi, per assurdo, lo stato dovesse perdere, ormai l’ingiustizia è fatta ed è irreparabile. Un paese in cui un investimento di decine miliardi è bloccato da un insulso ricorso al TAR da parte di un Presidente di Regione inadeguato e, nonostante l’importanza, non viene deciso in 24 ore. E lo stesso avviene per un’opera pubblica vitale per la nazione (gasdotto).
Questo paese non ha bisogno di riforme? Tutto ciò deve essere conservato all’infinito? Ma voi investireste in un paese simile, nel quale poi, se vai in giudizio, ti ritrovi dopo dieci anni un giudice imparziale come costui?

 

2 thoughts on “Paolo Maddalena contro la realtà oggettiva

  1. E se uno così è diventato presidente della Corte Costituzionale potrebbe diventarlo anche Di Maio! Ecco perché non ci sono molti liberali!

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