SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “Bohemian Rhapsody” di (Bryan Singer) Dexter Fletcher (2018)

di Roberto Bolzan

Da tanti anni non ci capitava di vedere un film in prima fila angolata e questo ci ha fatto tornare anche spiritualmente all’epoca per noi eroica nella quale è ambientato il film, quando non si poteva prenotare il posto e si frequentavano i cineclub.

Ci siamo perciò goduti fino in fondo la scomodità, omaggio ai bei tempi ahimè andati ed alle atmosfere del tempo che fu. Perché oggi, tempi di identità non binarie e Lgbtqi e chi più ne ha più ne metta, vedere un Freddy Mercury un po’ vergognosetto negli approcci con i maschi ci è apparso come un salutare ritorno ad una tradizione  sana e quasi bacchettona.

Che poi, i Queen! a parte le canottiere candide di Freddy non hanno mai trasgredito granché e anche nel film si dichiarano elettricisti mancati, avvocati o comunque carriere ben allineate. Al massimo qualche vestito da donna. Niente a che vedere con i Sex Pistols, con i Van der Graaf, con i Led Zeppelin, con i Deep Purple, con i Doors. Questi si li abbiamo amati torbidamente, con il cuore in subbuglio e con l’anima tesa verso il peccato. I Queen mai. (altro…)

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SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “First Man – Il primo uomo” di Damien Chazelle (2018)

di Roberto Bolzan

Aspettavamo, ovviamente, la fatidica frase sul grande balzo dell’umanità e purtroppo non c’era modo di evitarla. Comprendiamo l’imbarazzo del regista di fronte a questa gravosa necessità e siamo contenti di non essere stati al suo posto. Retorica al massimo grado, quindi, ma, va detto, solo in quell’istante e mai più, per due ore abbondanti di film che, invece, ne avrebbe consentita in quantità industriali.

Il resto è il massimo del godimento: rumori, silenzi, immagini, primi piani, dialoghi minimali, una storia che alterna le vicende che conosciamo bene con la vita privata ed i dolori di Neil Armstrong. A questo punto dobbiamo dichiarare che crediamo che l’uomo sia andato sulla Luna, se non altro per l’intimo piacere di farlo e perché non c’è ragione di non farlo. Ma lasciamo libero chi legge di credere che sia stata una finzione girata a Hollywood.

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SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “Halloween” di David Gordon Green (2018)

di Roberto Bolzan

Per i cinefili c’è un periodo dell’anno veramente importante, e non sto parlando di Cannes ma di Halloween. E’ un periodo di grandi attese che  termina con qualche gioia e inevitabilmente tanti dolori, Questo almeno a partire da esattamente 40 anni fa quando un quasi sconosciuto Carpenter (benché avesse già girato un capolavoro come Precinct 13) ha prodotto con niente (300.000 dollari) e in 20 giorni il capostipite Halloween.

Non faremo come una nostra illustre collega che recensisce il film parlando solo di quello di Carpenter. Non ci sottraiamo mai alla necessità della cronaca, per quanto siano a volte tristi doveri. Certo che la tentazione è forte.

Il seguito di Halloween 1978 ricalca, infatti, per lo più fedelmente che più fedelmente non si può la storia originale. Non la raccontiamo, è un classico ormai della cultura popolare.

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SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “Agora” di Alejandro Amenábar (2009)

di Roberto Bolzan

Di questi tempi, a ridosso di Ogissanti, dovremmo in realtà occuparci di altri film appena usciti, ma abbiamo promesso di scrivere una recensione di tanto in tanto su film che trattano il medio evo. E quale occasione migliore di questa, sapendo che martedì prossimo il nostro Andrea Babini racconterà la storia di Ipazia d’Alessandria nel terzo capitolo della sua monumentale storia del medioevo in Italia ed Europa?

E allora parliamo di questo film di una decina di anni fa, violentemente anti cristiano, vero,

Ad Alessandria d’Egitto, sotto la dominazione romana nel quarto secolo dopo Cristo, l’astrologa e filosofa Ipazia lotta per salvare il sapere del suo antico mondo dalla distruzione. Nel frattempo, il suo schiavo Davo è combattuto tra l’amore per la padrona e la possibilità di guadagnare la libertà unendosi al Cristianesimo.
Ipazia, ultima erede della cultura antica e massima espressione di una lunga evoluzione civile e di una libertà di pensiero che non si rivedrà più fino all’epoca moderna, viene travolta dalla crisi del mondo pagano che non ha saputo capire e proteggersi dal nascere e dal dilagare di movimenti religiosi sempre più fanatici e intolleranti.
Ci sono due uomini, convertiti, che lottano per il cuore della filosofa, che però dedica la sua vita alo studio delle coniche, prefigurando e anticipando di molti secoli le teorie eliocentriche di Keplero. Al termine della storia il vescovo Cirillo, nella sua opera per liberare la città dagli ebrei e dai pagani, condanna Ipazia e le sue milizie, i paraboliani, la catturano e la uccidono in modo atroce.

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SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “Sulla mia pelle” di Alessio Cremonini (2018)

di Roberto Bolzan

Chi ci segue su questa rubrica sa quanto siamo prevenuti sul cinema italiano contemporaneo e di quando lo snobbiamo impietosi.

Sgombriamo il campo da qualsiasi equivoco e lo diciamo chiaramente: Sulla mia pelle è un film veramente bello, intelligente e di valore.

La vicenda è quella nota di Stefano Cucchi, trentenne romano che viene fermato per droga, passa la notte in una stazione di polizia, forse viene picchiato, si vede convalidare l’arresto, a causa di forti oolori conseguenti ad una frattura delle vertebre viene ricoverato nella clinica penitenziaria del Gemelli e qui muore dopo qualche giorno per cause non ben chiare ma probabilmente legate ad un grave stato di denutrizione e di disidratazione.

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SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “Un tranquillo weekend di paura” di John Boorman (1972)

di Roberto Bolzan

Burt Reynolds, che ci ha lasciato in questi giorni, ha avuto la grande fortuna di incontrare un regista superlativo come John Boorman in un film straordinario come Deliverance (Un tranquillo week end di paura, come è stato felicemente tradotto in italiano).

Quattro amici decidono di lasciarsi alle spalle la città per un weekend e di scendere in canoa un fiume che verrà presto deviato da una diga in costruzione.
I quattro conoscono subito la poca ospitalità degli abitanti del luogo che vivono in povertà e in alcuni casi con figli menomati da tare genetiche.
Iniziata la discesa a violenza esploderà per iniziativa di due rudi montanari che aggrediranno il gruppo.
Nella battaglia che si scatena nella foresta morirà uno degli amici ma i tre sopravissuti, arriveranno, sconvolti e trasformati, alla fine del viaggio.

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