Libertà Virale

Ho letto “Libertà Virale”, ideato e pubblicato in tempi ristrettissimi dal nostro Roberto Bolzan, e questa è la mia spietata “recensione”.
Si tratta di una straordinaria raccolta di contributi, di autori di matrice libertaria (non liberale), alla discussione su come una società dovrebbe rispondere all’attacco epidemico/pandemico. Hans Hoppe, Philipp Bagus e Walter Block vi litigano in un acceso dibattito epistolare. I nostri Roberto Bolzan, Giorgio Fidenato e Beniamino di Martino presentano individualmente il problema, tutti però condividendo la mancanza di una risposta definitiva ed invitando al dialogo i pensatori libertari sui diversi quesiti rimasti sospesi.
Alla discussione, sono state aggiunte testimonianze storiche della peste nel ‘600 a Venezia ed Milano, che aggiungono interessanti spunti di riflessione e parallelismi.
Concludono esempi di “vita vissuta” al tempo del Covid19:
– un breve racconto di Roberto Bolzan, letterariamente pregevole e piacevole, sull’attività di “Rider ai tempi del virus” a Bologna.
– l’elenco datato degli accadimenti a cura di Fabio Fiorentini.
– una lista dei post ricevuto su facebook dalla pagina di Beniamino di Martino “Storia Libera rivista”.
Il mio giudizio, impietoso, coinciderebbe con quello posto a prefazione del libro da Carlo Zucchi: “Il Covid-19 ha messo in crisi il liberalismo ed il libertarismo perché li ha privati del loro nemico per antonomasia: lo Stato.”
Se non per l’errato accomunamento tra Liberalismo e Libertarismo.
Infatti, per quanto l’affermazione venga dimostrata per il LiberTARismo, essa non ha senso per il Liberalismo,che non è neanche toccato da questa pubblicazione. Ed i cui autori sono esclusivamente libertari. Peraltro, lo “Stato” (l’Autorità Pubblica in genere) non è un “nemico” per il liberalismo: esso dovrebbe essere solo uno stupido fornitore di servizi, necessario ma inaffidabile e pericoloso (da cui la necessità di suo vincolo e sorveglianza, rappresentanze con potere di veto, decentramento e separazione dei poteri etc.).
Come sostiene Zucchi, per il libertarismo è invece difficile parlare di norme, prescrizioni e sanzioni in modo convincente senza citare un’autorità pubblica di coordinamento ed informazione. A cui a volte si aggiunge, per chi avesse il coraggio e la forza di leggersi i contributi citati, la pretesa di affrontare la convenienza della difesa del diritto naturale (la vita stessa, cioè l’incolumità degli individui ed il loro diritto all’autorealizzazione) con un “calcolo economico”, citato ma ovviamente impossibile. Altre difficoltà su cui non mi dilungo sono proposte diversamente dai vari autori.
Approfondendo i contenuti della pubblicazione, segnalo come l’intervento di Bolzan sia arricchito da altri spunti interessanti, quali “il mito della rivoluzione”in contrapposizione all’approccio “fabiano”, una propria teoria di “autofagia dello Stato” e la sua “inutilità progressiva”, e l’interpretazione dell'”autocertificazione” come esempio di approccio coerentemente libertario.
Beniamino di Martino rivolge invece l’attenzione alla Cina teorizzando che il virus comporterà la fine del regime comunista (mah… poco convincente).
Importanti e ricchi sono invece gli esempi storici:
– una breve descrizione della peste del’ 600 a Venezia, nel racconto di Alvise Zorzi;
– la riproposta dei capitoli XXXI ed XXXII dei promessi sposi, che raccontano gli accadimenti a Milano durante la peste del 1629-33.
Quest’ultima in particolare riflette tutti gli errori ed i problemi che si sono ripetuti puntualmente anche oggi. In particolare, la istintiva tendenza a cercare un “untore” con secondi fini (complottismo), il perdurare dell’istinto all’assembramento nonostante il pericolo, il cedimento dell’autorità alle pressioni popolari con conseguenze micidiali (la processione di San Carlo Borromeo in piena pestilenza) ed altri che ognuno può ritrovare.
Insomma, un testo attualissimo e pieno di spunti, che ha come oggetto il libertarismo ed i suoi quesiti irrisolti di fronte alle emergenze, sanitarie e non.
Libertà Virale

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