La sindrome di Stoccolma dei cittadini europei

Si chiama sindrome di Stoccolma quel  comportamento che fa si che la vittima si trasformi in un difensore del proprio carnefice . Il soggetto affetto dalla Sindrome di Stoccolma, durante i maltrattamenti subiti, prova un sentimento positivo nei confronti del proprio aggressore che può spingersi fino all’amore e alla totale sottomissione volontaria, instaurando in questo modo una sorta di alleanza e solidarietà tra vittima e carnefice . ( Wikipedia)

Un’ epidemia di questa sindrome si sta diffondendo in Europa e colpisce i difensori dell’operato del governo Rajoy.

Come definire diversamente l’atteggiamento di chi da giorni difende strenuamente il comportamento violento di un governo nei confronti di un gruppo  di cittadini, che tra l’altro si sente un popolo, che sta cercando pacificamente di affermare il proprio diritto all’autodeterminazione ?

Che valore può avere la difesa formale di una Costituzione basata solo su uno strumento, il voto maggioritario, che altro non è che un meccanismo utile fin che si vuole, ma solo un meccanismo e non un principio ?

E nessun valore può avere appellarsi al costituzionalismo liberale per difendere le costituzioni  democratiche.

E’ infatti necessario ricordare sì che le costituzioni nascono per limitare il potere del sovrano e per evitare che le democrazie si trasformino in dittature della maggioranza (o meglio delle minoranze più organizzate), ma è altrettanto necessario ricordare che non tutte le costituzioni rispettano i principi liberali.

Cosa c’è di liberale nel proclamare che una nazione è una ed indivisibile ?

Qual è il cittadino che si può scegliere la nazione di nascita ? Se uno nascesse in Venezuela o in Corea del Nord sarebbe obbligato ad accettare di vivere sotto Maduro o Kim Jong Un ? O non avrebbe il diritto di fuggire e cercare altrove le condizioni dignitose dove vivere ? Ed il comportamento di quei governi che negano ai propri cittadini di espatriare considerandoli alla stregua di un bene di proprietà dello stato che legittimità ha ?

Perché negare ai catalani il diritto di scegliersi chi li deve governare ?

Perché 50 anni fa i loro nonni o genitori hanno scelto così ?  Siamo sicuri che sia giusto questo modo di ragionare ? A me pare di no, perché se lo fosse giustificherebbe anche la rapina fiscale e pensionistica in atto in quasi tutti i paesi europei a danno delle giovani generazioni.

Perché queste materie vanno lasciate a chi ne capisce di più ? E chi deve scegliere coloro che ne capiscono di più ? Mi si dirà: il popolo attraverso elezioni democratiche ! Ed allora lasciamo che sia il popolo a decidere attraverso referendum.

Perché non si può votare in continuazione su questi temi ? In Scozia lo hanno fatto più volte ultimamente e non è successo il finimondo, anzi alla fine hanno sempre vinto gli unionisti. In Svizzera hanno un referendum ogni 15 giorni ed anche su questioni  fondamentali che a noi poveri italiani sono addirittura precluse, ma non mi sembra che la Svizzera sia in preda al caos istituzionale.

Dove sta scritto che i confini delle nazioni siano immutabili nel tempo ? Forse che Nizza o l’Istria non si

consideravano italiane un tempo  ? Forse che il lombardo-veneto non apparteneva all’ Austria ? Vorremmo forse che Slovenia, Croazia e Bosnia tornassero a far parte della Jugoslavia ? O abbiamo nostalgia delle due Germanie ?

Perché la causa del Curdistan è meritevole di simpatia e quella catalana no ?

Se l’Europa fosse Europa dei cittadini e non delle élite burocratiche,  non avrebbe alcuna difficoltà ad ammettere la possibilità di separazione all’interno di nazioni che ne fanno parte. Quale danno può arrecare alla UE la nascita di una nazione catalana oggi, come di una scozzese o di una basca o di una bavarese o di una lombarda o di una veneta o di una fiamminga in futuro ? Nessuno, i confini dell’Europa non subirebbero alcuna variazione, così come tutti gli altri elementi costitutivi (popolazione, patrimonio, reddito, debito ecc.). E allora perché le istituzioni europee si schierano compatte dalla parte del governo spagnolo ? Perché non sono essenzialmente europee ma  emanazioni dei governi nazionali, i quali temono un effetto domino della vicenda catalana. Non sarebbe invece auspicabile per i cittadini un’Europa in forma di confederazione di stati sul modello della Svizzera ?  Non è diventato ormai un mantra la critica ad un’ Europa germanocentrica che prende decisioni sulla testa dei propri cittadini curandosi soprattutto degli interessi di una nazione egemone ? E quale migliore rimedio di togliere potere ed importanza agli stati nazionali per darlo alle tante comunità che li compongono ?

Un’altra obiezione che non ha alcuna ragione di essere è l’accusa di egoismo ai catalani che voglio separarsi dal resto della Spagna per tenersi le proprie tasse. Qui siamo al colmo, all’inversione della verità, al sole che gira intorno alla terra e non viceversa. Chi è più egoista infatti, chi vuole tenere per sé le proprie tasse o chi vuole le tasse altrui per pagare la propria dissolutezza ? Rimarreste in una società se il vostro socio fosse l’unico che può ritirare i dividendi e voi l’unico che deve ripianare le perdite ? Può avere un futuro una società simile ? Proviamo a pensare ad esempio quale prezioso incentivo sarebbe per le regioni del centro sud Italia non poter contare sui soldi delle tasse lombarde e venete, quali cambiamenti e, credo, progressi potrebbero fare ?

Si dice che i catalani pagheranno cara la loro decisione di separarsi dal resto della Spagna basandosi sul fatto che alcune banche pare stiano spostando la loro sede fuori dalla Catalogna. Può darsi, ma può anche darsi di no. Cos’è che fa ricche queste banche ? Forse i risparmi dei propri correntisti ed il fatto di operare in zone economicamente floride o comunque intraprendenti. E se i risparmiatori catalani ritirassero i loro risparmi ? E se le imprese catalane chiedessero prestiti ad altre banche, che ne so francesi o italiane ?

Facciamo l’esempio della Lombardia nell’ipotesi futura (forse fantascientifica) di una sua separazione dal resto d’Italia: avrebbe più da perdere dal trasferimento di Unicredit o da guadagnare dal mancato mantenimento dei forestali calabresi e siciliani ?

Sbaglierò, ma ho l’impressione che molte persone abbiano paura del cambiamento in ogni forma esso si presenti nella propria vita. Così si spiega il rifiuto della globalizzazione, il rifiuto dell’innovazione scientifica ed ora anche il rifiuto dell’innovazione istituzionale. Molto  meglio pensare che i confini degli stati siano immutabili, che tutto debba restare com’è.

Lo pensava anche Fukuyama quando scrisse “La fine della storia e l’ultimo uomo”, peccato che si sbagliasse.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *