Cartelle esattoriali Equitalia

La legge è sacra, ma non per Equitalia.

Avete visto cosa sta preparando il governo per riaprire a proprio favore i termini della rottamazione delle cartelle esattoriali? Un’azione veramente indegna e mostruosa, già messa in atto in passato e qualche volta stroncata (in ritardo) dalla Corte Costituzionale. Ma altre volte l’inganno è passato e comunque anche quando è stato fermato era già tardi, perché quanto interviene la Corte, di solito dopo un paio di anni, lo scopo prefissato ormai è irreparabilmente raggiunto. D’altra parte è noto che la Consulta funziona a corrente alternata.

E’ una storia un po’ complicata e noiosa, che la gente non ha facilità a capire. Non è una di quelle cose che fanno notizia e su questo “loro” ci marciano. Provo comunque a raccontarla: la prescrizione in generale è decennale, ma molti crediti fiscali, di previdenza e di altra natura hanno prescrizione quinquennale. Sono le così dette prescrizione brevi, da non confondere con quelle ancor più brevi, dette presuntive. In linea generale quando un credito che ha una prescrizione breve viene consacrato in una sentenza definitiva, il termine non è più breve, ma diventa quello generale decennale, perché la sua fonte non è più il rapporto in contestazione (per esempio un rapporto di lavoro), ma il titolo esecutivo. L’intervento della sentenza lo “sterilizza”. La cosa ha una sua logica e del resto non è questione di interpretazione, lo dice espressamente il Codice Civile. Fin qui mi seguite? Equitalia ha in carico molti crediti, specialmente previdenziali, il cui termine prescrizionale breve è ormai spirato per essere stata essa stessa inattiva nella riscossione per più di cinque anni. E allora sapete che fa? Fa un volo di fantasia e dice: la Cartella Esattoriale è un titolo esecutivo, né più né meno di una sentenza, e quindi si equipara alla sentenza. Ergo la prescrizione è decennale e decorre, non dalla scadenza del debito, ma dalla notifica della cartella. E così cerca di far risorgere crediti con prescrizione quinquennale già prescritti.

La Corte di Cassazione a Sezioni Unite, li ha già mandati a quel paese due volte. Qui per inciso c’è da notare l’anomalia di due sentenze delle Sezioni Unite sulla stessa materia. Vuol dire che nemmeno le sezioni della Cassazione si adeguano alle decisioni delle Sezioni Unite. Lasciamo perdere, è un altro discorso. La Cassazione dice: ma quale titolo esecutivo e titolo esecutivo, la cartella esattoriale è un atto che te lo fai e te lo cucini da sola, “inaudita altera parte” (senza aver sentito l’altra parte). E’ un semplice atto amministrativo. La sentenza invece si forma nel contraddittorio tra le parti a seguito di un processo ed è emessa da un magistrato. Sono due cose assolutamente diverse e non equiparabili, andate al diavolo. E allora il governo che fa? Non si contenta di allungare i termini di prescrizione, cosa antipatica, ma legittima. Non lo fa perché questo varrebbe solo per il futuro. Fa invece una legge INTERPRETATIVA (falsamente tale) e dice che la norma del codice civile che statuisce che la prescrizione dei crediti brevi portati in sentenza è in ogni caso di dieci anni, si interpreta applicandola estensivamente anche alle cartelle esattoriali. E così, i maledetti, aggirano il divieto di fare leggi retroattive, perché l’interpretazione retroagisce. Il che è un’estorsione bella e buona a chi ha un contenzioso in corso per decorrenza della prescrizione breve.

Direte: “peggio per voi, votate il PD e questo vi tocca”. Non è vero. Queste cose i Presidenti del Consiglio non le sanno nemmeno. Loro, di qualunque colore siano, dicono ai burocrati: “vedete come dovete fare a farmi trovare da qualche parte un po’ di soldi”. E quelli obbediscono e agiscono.

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