La generazione X di Dolores (6/9/1971 – 15/1/2018)

=youtu.be

di Alessandro Leonardi

Ho un ricordo particolare che collego a Dolores O’Riordan, ed è il momento preciso in cui la ammutolii. Nei primi anni 90 ho condotto un, modesto, dilettantesco, programma di musica rock per un’emittente radiofonica modenese. Erano i tempi della nuova ondata pop inglese degli Oasis, del post punk di Seattle, della riscoperta del sound anni 70 e dell’ennesima generazione X all’epoca indicata come vuota, apatica e perduta. La radio, dicevo. La pur piccola notorietà del programma aveva comunque attirato l’attenzione di una discoteca della zona che voleva rilanciare serate a tema rock, birra e divertimento, stoicamente contrapposte all’egemonia di balli latini e spose in calore. Mi chiesero di dare una mano e accettai volentieri. Così per qualche sabato notte io, che “deejay” non ero, piuttosto mi ritenevo un affabile storyteller notturno, alla consolle della discoteca mi alternai con un navigato ed esperto disc jokey per fare, provarci almeno, “ballare” (mi perdonino i ballerini veri) il rock in discoteca. Lui, il dj esperto, aveva tecnica e carisma, io la spinta del coraggio dei miei venti e rotti anni. Lui andava di classici, io andavo di pancia. E cuore. C’è un trucco che usano i dj, quello di staccare il volume al ritornello del pezzo conosciuto dai più, per sentire i ragazzi in pista cantarlo a squarciagola. È stranamente eccitante quando accade, sembra sancito uno spirito di appartenenza, difficile spiegarlo a parole. Roberto, l’esperto, lo faceva con i Doors, e funzionava sempre. Io quella sera volli farlo con un pezzo degli ultimi arrivati, i Cranberries. Lui non era d’accordo, il rischio era alto. Fossero rimasti tutti in silenzio, la serata avrebbe preso una brutta piega. Il pezzo era di denuncia sociale, non credo molti di noi lo sapessero. Ma la domanda era: quanto era arrivato al cuore? Quanto, veramente, piaceva? Lo feci, giù il volume, nel bel mezzo del brano. Sentire le voci di quel centinaio di ragazzi in pista cantare Zombie, all’unisono, intonati e divertiti, mi diede conferma di quanto la capacità compositiva e la voce apparentemente fragile di Dolores O’Riordan stessero arrivando a bersaglio. La serata era salva, ok. Forse, in qualche modo, lo poteva essere anche la mia generazione.

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