ES IST BESSER FREI SEIN

 

 

europa

 

di Enrico Galloni

Parigi , aeroporto Charles De Gaulle, l’aeroporto più strano d’Europa, la sua logistica è contorta e cervellotica come il pensiero dei francesi. Bisogna entrare nella loro logica allora tutto funziona, per tutto c’è un perchè, magari non necessario ma spiegabile.
Abituato a viaggiare soprattutto in paesi germanofoni sono sempre un po’ teso quando atterro a Parigi: solo per capire da che parte si esce devi pensare come un francese.
Vale comunque la pena, quando li capisci sanno essere deliziosi in fondo alla loro tortuosità.
Alla security il nemico mi sorride e mi lascia passare, chiedo informazioni per trovare l’autonoleggio ad una guardia giurata, non è chiaro se amica o nemica, accidenti questi infiltrati parlano francese mille volte meglio di me.
Al noleggio un nemico mi consegna le chiavi illustrandomi il mezzo con un sorriso ancor più smagliante in contrasto con la sua pelle scura.
Guido nella notte un paio d’ore giusto per uscire dalla città, arrivo all’hotel prenotato, il nemico mi aspetta e gentilmente effettua il check-in dandomi la chiave e spiegandomi dove andare a cenare a dispetto dell’ora tarda.
Copenhagen, aeroporto Kastrup, si atterra quasi sul mare, vista sull’Oresundsbron il ponte che collega Copenhagen alla Svezia, simbolo della cooperazione amichevole tra paesi europei, dell’elevata tecnologia e dello sviluppo sostenibile: il ponte è affiancato da generatori eolici offshore ed un paio di isole artificiali realizzate per ricreare l’ambiente di alcuni uccelli acquatici che restavano senza casa a causa del cantiere, mi dicono che nei giorni di vento la Danimarca sia quasi energeticamente indipendente.
Qui tutto è lineare e chiaro come il legno di pino e betulla utilizzato nelle costruzioni.
Il taxi è un mercedes grigio nuovo ed immacolato, il nemico guida fluido nel traffico, parla fluentemente danese, inglese e tedesco, mi scarica di fronte agli uffici del mio cliente.
Nella sala riunioni siamo in quattro, uno solo è danese, ci sono io che mi reputo europeo, un nemico ed un tedesco.
Due città colpite recentemente dalla violenza estremista, colpite al cuore della loro libertà, potrei continuare allo stesso modo con ogni capitale europea,
Per molti della mia generazione che hanno vissuto passo passo la costruzione dell’unione , ne condividono i valori di inclusione e multi culturalità non è facile viaggiare per il continente e guardare d’un tratto con sospetto le persone, chiedersi di che nazionalità siano, cosa pensino: mi odieranno oppure no?
Per lungo tempo mi sono interessato alle diverse nazionalità delle persone che incontravo semplicemente per chiedermi se potevano magari farmi assaggiare una ricetta nuova, insegnarmi qualche parola nella loro lingua o farmi riflettere su un punto di vista diverso dal mio.
Ho dedicato gli ultimi vent’anni cercando di crescere due figli europei, non italiani e basta, questo non significa omologazione, al contrario, il piacere di viaggiare, rispettare ed essere rispettati, sentirsi a casa anche a migliaia di chilometri di distanza, essere curiosi ed aperti all’incontro.
La mia Europa è un esempio di libertà per tutto il mondo, certo migliorabile, da sburocratizzare ma qui non abbiamo costruito solo benessere, abbiamo lavorato e duramente, a creare ponti a limare differenze, prima di tutto tra di noi europei ma anche nei confronti dei tanti ospiti che in stragrande maggioranza sono venuti non solo in cerca di un lavoro ma anche del rispetto, della libertà e e della pace che non esiste nei loro paesi.
Oggi tutto questo viene messo in discussione da integralisti che abusano della nostra ospitalità per attaccare alle basi la nostra libertà di espressione e pensiero mettendo a repentaglio non solo la nostra sicurezza ma anche l’idea stessa di Europa così come la abbiamo sino ad ora immaginata.
E’ dura da accettare, non mi sento disposto a cedere di un millimetro sulle libertà conquistate, ero anzi pronto a combattere per estenderle e, come è ovvio, quando combatti per estendere le tue libertà lo fai per tutti, anche per coloro che di dette libertà abusano.
Di fronte agli ultimi attacchi molte convinzioni vacillano o meglio, fatico a immaginare una soluzione che salvaguardi le libertà ma aumenti gli anticorpi contro questi delinquenti.
In un processo durato decenni l’Europa ha fatto grandi passi nell’unione,
A dispetto degli anti euro ed anti mercato, la libera circolazione di merci, persone e capitali ha messo in contatto persone e facilitato la cooperazione tra le diverse nazioni, ha agevolato la conoscenza reciproca, lo sviluppo di nuove generazioni che hanno viaggiato e condiviso progetti con i connazionali europei.
L’Europa oggi è comunque ben lungi dall’avere sedimentato un sentimento ed una chiara cultura unitaria, al contrario la crisi economica ha rallentato l’integrazione ed esasperato le tensioni determinate dalle differenze culturali e politiche tra i paesi, mai come in questo momento il processo di unificazione, non solo monetaria, è a rischio: populisti di tutte le nazionalità fanno leva sui peggiori luoghi comuni e sull’ignoranza delle persone per disgregare l’unione e guadagnare spazi politici per se stessi.
In questo contesto si inseriscono e fanno leva gli estremisti islamici, non so quanto scientemente, mi piace pensare che il loro timing sia determinato dalla fortuna: gente che ritiene doveroso massacrare altri essere umani per motivi religiosi non ha la cultura per analizzare una società secolarizzata come la nostra, semplicemente vedono la libertà come una debolezza.
Gli europei d’altro canto sono pacifici sino al lassismo, mi torna in mente il “besser rot als tot” che risuonava nelle manifestazioni in Germania ai tempi della guerra fredda, larga parte degli europei è convinta che è meglio farsi colonizzare piuttosto che combattere nella difesa di quanto abbiamo costruito.
Temo che per quanto ancora non esplicitato il vecchio slogan ronzi ancora nella testa di molti con qualche piccola modifica: ” besser islamisch als tot”.
Non ho una soluzione ma ho fatto un sogno.
Sogno un’Europa che è orgogliosa dei suoi valori, che non si chiude a riccio e non torna indietro sulla libera circolazione di persone, idee , capitali.
Sogno un’europa che è così orgogliosa dei suoi valori che basa la cittadinanza sull’adesione agli stessi e non tanto ad una nascita od alla permanenza per un certo periodo in un luogo.
Sogno un’Europa che guarda alla propria storia ed ammette che è oramai palese che non sarebbe stato meglio vivere in un regime comunista come non lo è stato vivere in uno nazista, a maggior ragione non lo sarebbe in uno islamico ma nemmeno in uno neofascista paventato dalle destre populiste che avanzano in tanti paesi.
Sogno un’Europa che vede come queste problemi si possano risolvere solo insieme e non dividendoci nel tentativo di fregare un po’ di ricchezza ad un paese più solidale o fare facili acquisti in uno a pezzi.
Tutto questo non è gratis e non si ottiene pensando di non sporcarsi le mani e non farsi mai del male, è un’equilibrio difficilissimo da trovare e che si può solo fondare sull’orgoglio di essere da esempio al mondo per il progresso e gli standard di vita dei propri paesi.
Non si tratta di buonismo ma di costruire il continente di chi vuole essere libero nel rispetto degli altri e nella responsabilità per le proprie azioni, si tratta di reprimere duramente ed eventualmente di cacciare chi non accetta questi valori fondanti, sinceramente non mi importa di quale nazionalità, religione o credo politico sia: non voglio condividere la mia cittadinanza con gente che pensa di poter imporre ad altri con la forza il proprio pensiero (ammesso che si possa definire tale).
Sogno un’Europa il cui motto nelle manifestazioni sia “Es ist besser frei sein”

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