Diritto alla Salute e “Stato Dottore”

Questo post vuole essere una sintesi del post lunghissimo intitolato “Vita, Salute e Malasanità”, a cui comunque si rimanda per approfondimenti.

Il post suddetto si dilunga infatti a dimostrare i difetti del sistema nazionale che ai più appaiono evidenti (ma ad altri no), ovvero che:

– il sistema sanitario azionale è costosissimo, sprecone, lentissimo, di qualità solo in casi rari e specializzati, pericoloso, illude di cure che vengono poi concesse troppo tardi e male, non fornisce tanti servizi accessori ed ausiliari alle terapie;

– essendo un monopolio, fatte salve poche strutture privilegiate, non permette lo sviluppo di un mercato concorrenziale delle prestazioni sanitarie;

– ostacola il compito naturale di sorveglianza dell’Autorità Pubblica nei confronti dei servizi sanitari, in quanto dovrebbe sorvegliare se stessa;

– è burocratizzato, lento, inaffidabile, iniquo, insufficiente, fonte di corruzione, soprusi, privilegi.

E’ però vero che nessuno dei sei modelli di organizzazione sanitaria esistenti nel mondo (il Beveridge di origine britannica, la sua variante canadese detta NHI, il Bismark, i sistemi basati sull’obbligo assicurativo – in Svizzera ed USA, ed il monopolio nazionale – detto familiarmente Malasanità) è esente da critiche.

Indipendentemente dalle varianti e combinazioni di:

– modalità di erogazione (diretta o mediata da assicurazione)

– modalità di pagamento (diretto o mediata dallo Stato)

– forma giuridica dell’erogatore (pubblico o privato)

I difetti oscillano fondamentalmente tra l’inefficienza e lo svantaggio delle categorie più deboli (e non solo economicamente).

Quando invece chiunque dovrebbe avere il diritto a curarsi, e chi non ce la facesse, dovrebbe aver accesso alla solidarietà sociale.

Nel caso monopolio nazionale, i due difetti sembrano sovrapporsi.

La conclusione del post è che:

Per proteggere la libertà del cittadino di essere curato a fronte di malattie ed infortuni, sarebbe sufficiente che l’autorità pubblica facesse il proprio dovere. Se invece si mette a “fare il dottore”, oltre a disporre di cifre enormi la cui destinazione diventa difficile da controllare, non potrà più fare il suo mestiere. In quanto dovrebbe sorvegliare se stesso. Il ché è un controsenso. Non funziona, non ha mai funzionato, non funzionerà mai. E viola il contratto sociale naturale.

Cosa dovrebbe fare l’autorità pubblica, per difendere la libertà di un cittadino a curarsi? Solo due cose:

1) aiutare finanziariamente (non economicamente) chi lo necessita;

2) sorvegliare il funzionamento del mercato (privato, altrimenti non è un mercato, e non sarebbe neanche sorvegliabile) delle attività e dei prodotti sanitari,

 

Il finanziamento dei cittadini per i servizi sanitari

La proposta ricalca l’approccio già proposto nel post sull’assistenza sociale, ovvero l’accesso al prestito d’onore.

Ogni altro sistema non funziona. Infatti:

1) Primo problema: se io Stato (Regioni etc.) mi metto a pagare le prestazioni sanitarie private, queste automaticamente aumenteranno le tariffe a valori stellari.

2) Secondo problema: se le pago a tutti, finisco in bolletta. Se lo pago solo ad alcuni, sono soggetto all’arbitrarietà dei parametri di scelta, e perciò destinato all’iniquità.

Devo quindi trovare un modo per:

aiutare i poveri – senza alterare il mercato – senza scegliere io chi è povero e chi no.

L’unica soluzione è prestare, anziché dare.

In questo modo, chi può pagare non si mette dei debiti (ad interesse) con lo Stato. Chi ritiene invece conveniente un pagamento dilazionato, oppure un “pagherò”, potrà rifarsi al temporaneo supporto pubblico. Restituendolo obbligatoriamente nel tempo con una piccola percentuale del suo reddito imponibile (quando ce l’avrà, se ce l’avrà). E tutti avranno interesse a cercare la prestazione meno costosa.

Ovviamente, un sistema del genere funziona bene solo con un sistema tributario basato sulle deduzioni, non sulle detrazioni come purtroppo è l’attuale. Come spiegato nel post Tributi buoni e Tributi cattivi.

Né si può attendere che il prestito sarà sempre onorato. Ma questo è avvio, altrimenti non costerebbe nulla, anzi sarebbe una indebita fonte di reddito pubblico. La solidarietà continuerebbe a costare alla società, ma infinitamente meno che ora.

Ma il vantaggio non sarebbe solo nel costo per la comunità, bensì:

– nell’efficienza di un mercato concorrenziale

– nell’affidabilità garantita da un’Autorità Pubblica che finalmente farebbe il mestiere per cui dovrebbe esistere, ovvero vigilare per difendere vita e salute del cittadino.

– nell’accessibilità a chiunque.

 

E tanti altri, ma per approfondimenti anche sui dettagli rimando al post Vita, Salute e Malasanità.

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