Destra, Sinistra e Spazio del Pensiero Politico.

Classificazione delle idee
e rappresentazione grafica nello spazio

La dimensione del dibattito politico contemporaneo appare concentrato sull’asse delle posizioni destra/sinistra. E su posizioni ritenute “intermedie” tra questi due estremi.

Analizzando gli estremi di questo asse, si scopre che dal punto di vista della filosofia politica le differenze sono abbastanza irrilevanti. Destra significa nazionalismo, sinistra socialismo. Sostanzialmente, due modi differenti di chiamare la collettività, che viene posta come obiettivo della politica.

Spazio fisico e spazio del pensiero

Lo spazio fisico non è composto solo da una dimensione su cui muoversi. Oltre alla direzione indicata dall’asse “destra/sinistra”, ve ne sono altre su cui muoversi. Come l’asse “avanti / indietro”. Oppure, quello “alto / basso”.

Lo spazio fisico si limita comunque a tre dimensioni. Magari quelle della filosofia potrebbero  potenzialmente essere di più? Certo. Ma vedremo come, invece, le tre dimensioni concretamente visualizzabili graficamente siano sufficienti, anzi sovrabbondanti, per descrivere lo spazio del pensiero politico. Nonché quello delle stesse istituzioni politiche contemporanee.

Rappresentazione spaziale. I tre assi.

Poiché la miglior spiegazione è quella dell’esempio, propongo il successivo grafico, in cui si individuano tre direzioni:

– Asse X; è quello dell’obiettivo dell’attività politica: da una parte la Collettività, dall’altra l’Individuo.

– Asse Y, o Destra/Sinistra: rappresenta unicamente delle differenze terminologiche, a partire dalla definizione di collettività (Nazione o Società, da cui Nazionalismo e Socialismo), condividendo le posizioni rispetto agli altri due assi.

– Asse Z: è quello del metodo con cui la politica raggiunge gli obiettivi: Assolutismo [1] –> Scetticismo [2]

Valori e scale

La figura dettaglia alcune caratteristiche immediate, spiegate in note da 1 a 3.

I valori sul’asse dello scetticismo (asse X) potrebbero andare da zero a dieci, essendo dieci gli strumenti istituzionali indicati in figura come atti a prevenire l’arbitrio politico. Anche qui, l’assolutismo parte da zero perché non prevede alcuna struttura di sorveglianza/limitazione.

La scala ed i valori dell’asse destra/sinistra (asse Y) non sono realmente individuabili. E’ un asse che potrebbe infatti essere ridotto ad un punto. La differenza tra socialismo e nazinale socialismo (e fascismo) sta solo nell’ampiezza della società di riferimento. Mentre nel nazionalismo essa è limitata alla Nazione, nel socialismo è generica, non identificata. Può andare da una piccolissima ed autonoma comune socialista al governo del mondo intero come auspicato da quella che era l’internazionale socialista. In pratica,  il nazional socialismo (nazismo/fascismo) fa parte delle varianti del socialismo e l’asse è quindi riducibile ad un punto.

La scala sull’asse dell’Individualismo (asse Z) i valori potrebbe andare da zero a quattro, essendo quattro i diritti individuali inalienabili Lockiani (vita, libertà, proprietà privata e salute), ma anche una ventina, se consideriamo tutti quelli primari derivati dai fondamentali. Ovviamente, il collettivismo parte da zero perché non ne garantisce neanche uno (nota 3 in figura).

Le scale sono comunque di tentativo, ed ovviamente opinabili. Lo stesso liberalismo, sia nel suo pilastro giusnaturalista che in quello scettico, è da considerarsi evoluzionista (in senso Hayekiano). Cioè, sempre nuovi diritti derivati possono essere dedotti, e nuove forme di limitazione e repressione dell’arbitrio politico. Ma non è questo l’importante. Bensì la definizione degli assi dello spazio del pensiero politico, con la conseguente possibilità di classificazione e di orientamento.

Il prisma del pensiero politico

Ragionando all’interno dello spazio definito come sopra, si individua comunque un prisma a base triangolare (nota 1 sull’immagine) che costituirebbe il volume entro cui sarebbe classificabile o comunque individuabile ogni teoria politica. Eccolo:

I vertici indicherebbero le ideologie limite. La base è triangolare, perché man mano che si va verso l’individualismo, la differenza di obiettivo tra nazione e società semplicemente scompare insieme all’obiettivo stesso di collettività.

La posizione del Libertarismo necessita una spiegazione. Il libertarismo non è scettico, nel senso che non prevede architetture istituzionali atte ad impedire l’arbitrio. La fiducia nell’auto regolamentazione (dell’individuo, del mercato o comunque della società priva di autorità pubblica) è “totale”.

Il tetraedro

Due vertici, però, sono inutili. Nel senso che non fanno riferimento a nessuna forma istituzionale teorizzata (nota 4 sull’immagine). Quindi, se il solido di interpolazione dovesse fare riferimento a vertici che rappresentassero teorie “limite” effettivamente formulata, la forma del solido vedrebbe solo 4 vertici, anziché 6. Così:

È però condivisibile, ai fini del dibattito, la completa inutilità dell’asse “sinistra/destra” (Nota 5 – e come spiegato anche in Valori e Scale). Il termine differente con cui si indica la collettività, all’interno della quale è individuabile la dimensione nazionale, è semplicemente sterile rispetto ad elaborazioni logiche.

La conclusione è che tutto il dibattito politico contemporaneo, basato su questa differenza apparente, risulta inutile. Quindi, presto cambierà. Sta già cambiando. Che le mete correnti siano sbagliate, è ormai ovvio a molti. Ma quali saranno le nuove, purtroppo non è dato sapere.

Riduzione a due dimensioni: rettangolo e triangolo.

Proseguendo col ragionamento, eliminiamo quindi l’asse inutile (Y) dallo spazio speculativo. Si individua un piano utile. Il prisma diventa un rettangolo (grafica successiva), con quattro vertici di cui tre ben noti ed identificati dalle ideologie limite (Nota 6 sulla grafica).

La prima cosa che si nota esaminando il nuovo diagramma è che la fiducia nelle istituzioni aumenta con la sfiducia nell’individuo (Nota 7). In altre parole, il collettivismo ripudia limitazioni e sorveglianza. È probabilmente questa la ragione per cui non esistono teorie collettiviste in cui l’autorità pubblica debba essere limitata. Da cosa, infatti, se l’Autorità pubblica è l’unica a conoscere e definire il bene collettivo, cioè il suo obiettivo?

La seconda cosa notevole è che questa caratteristica è condivisa dal libertarismo (nota 8). Detta diversamente, il pensatore che vorrebbe identificare l’autorità in sé stesso e per sé stesso, molto naturalmente non si dà limitazioni. Ovvero concede fiducia illimitata alla natura umana e/o alle “istituzioni private” a cui si affiderebbe.

L’ultima osservazione è che se passiamo dal campo del teorizzabile a quello del teorizzato, la superficie si riduce da rettangolo a triangolo (quello giallo).

Ma vediamo, con l’ultima grafica, se la teoria (il teorizzato) e la pratica collimano.

Utilizzando più o meno i criteri di classificazione indicati in un mio vecchio articolo sulla classificazione dei sistemi politici mediante un indice, ho individuato la posizione di “istituzioni limite contemporanee”, al fine di individuare una diversa area, all’interno dell’intera superfice del pensiero politico: l’area limitata di classificazione delle istituzioni contemporanee.

Il romboide istituzionale

Come si nota, il campo applicativo non copre tutta l’area della speculazione filosofica.

Però, al tempo stesso la oltrepassa. Per il semplice fatto che, anche laddove il pensiero politico non prevede sorveglianza nei confronti dell’autorità pubblica suprema, cioè all’estremità dell’assolutismo e del collettivismo (origine), la classe politica, magari molto allargata, ci pensa lo stesso (4° vertice).

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NOTE:

[1] Assolutismo politico significa potere politico senza limitazioni, ma si riferisce soprattutto ai regimi politici europei del XVI e XVIII secolo. Un altro termine di analogo significato è “totalitarismo”, nato negli anni ’20 ad indicare il regime fascista e poi esteso al nazismo ed ai regimi dittatoriali.

[2] Scetticismo politico, ovvero un atteggiamento di sfiducia nei confronti di classe ed istituzioni politiche che suggerisce architetture istituzionali atte a limitarne il potere (Limitazionismo) ed a sorvegliarne l’operato.

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