Category Archives: Sciak

21Gen/18

SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. Ripensamento su “Tre manifesti ad Ebbing, Missouri” di Martin McDonagh (2017)

di Roberto Bolzan

Saremmo andati a rivedere un film che ci aveva molto presi, ma siamo stati trattenuti dal pensiero che ci sarebbe piaciuto meno. Il segno è inequivocabile, perché questo non ci succede mai con le opere solide e con i prodotti del genio, quelli veri.

Inoltre, durante la settimana, abbiamo ripensato alla pellicola vista da poco, ne abbiamo parlato a pranzo ed a cena e ci siamo perfino interrogati su dei dettagli che inizialmente avevamo trascurato.

Alla fine ci siamo chiesti se fosse lecito cambiare idea e se fosse giusto esporsi pubblicamente tipo banderuola e ci siamo risposti che si, andava fatto. Che non solo il cambiare orientamento è segno di vitalità, ma che è addirittura una delle cose belle e interessanti della vita.

E allora lo diciamo, che il film di Martin McDonagh ci ha già stancati, così come l’opera che nasce già esausta dall’intreccio meticoloso e faticoso dei dialoghi, ben scritti, certo, ma obbligati con la forza a reggere da soli una trama che non sta in piedi in alcun modo.

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14Gen/18

SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “Tre manifesti ad Ebbing, Missouri” di Martin McDonagh (2017)


di Roberto Bolzan

Film che non si discute, bello senza riserve, ma a noi piace discutere e diffidiamo del troppo bello, che spesso si confonde con il furbo o, in questi anni senz’anima, con l’eccessiva familiarità con la cineteca.

Diciamo che l’esplorazione del cinema degli anni ’90 ha trovato nei fratelli Cohen una fonte infinita di ispirazione e, in questo caso, anche una sintonia nella passione per la scrittura minuziosa ed implacabilmente precisa. Film di un cinefilo, come si capisce, che tradisce fin troppo, nella fin troppa bravura, il suo gioco. La fin troppo brava Frances McDormand non solo allude ma ci scaraventa nelle atmosfere di Fargo, dalle quali è impossibile sottrarsi.

Territori neri, quelli dei fratelli di St. Louis Park, dove si ambienta una commedia nera. La madre di una ragazza violentata ed uccisa decide di affittare tre spazi pubblicitari ed affiggere un richiamo per la polizia locale, che non ha mai concluso le indagini né trovato l’assassino della figlia.
Lo sceriffo è malato di cancro e tutta la cittadina lo sa. Si suicida virilmente lasciando delle lettere alle persone chiave di quesa storia. Il vice sceriffo, picchiatore di negri, rimane sfigurato nell’incendio dell’ufficio.  Nel contempo quello che pare essere l’assassino pare essere individuato, ma non si sa veramente. se è lui e quale sarà il suo destino. Altre cose accadono nel corso della narrazione. Continue reading

07Gen/18

SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “Suburbicon” di George Clooney (2017)

di Roberto Bolzan

Due storie si sommano in questo film: una famiglia compera casa in un sobborgo modello di una città americana degli anni ’50; una rapina finisce malissimo ed il colpevole è fra di noi.

Non possiamo raccontare di più, anche se perfino allo spettatore meno smaliziato apparirà evidente il colpevole. Ma non importa. Il film è ben condotto e svela gradualmente la sua anima nera. Il passaggio tra la ridente cittadina protetta, sogno di ogni libertario degno di questo nome, middle class, barbecue e prati rasati, e la storiaccia che d’improvviso ne viene a tubare i sonni è graduale e sottile. Continue reading

31Dic/17

SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “Colazione da Tiffany” di Blake Edwards (1961)

di Roberto Bolzan

Chiudiamo un anno stopposo con una commedia amarissima. Un film che tutti conosciamo, ma è sempre bene nella vita fare un ripasso. E qui siamo a livelli altissimi per cui ne vale certamente la pena.

New York, 1961. Holly Golightly  (Audrey Hepburn) è una ragazza che campa a 50 dollari per prestazione. Non si dice in cosa consista, per delicatezza, ma s’intuisce; Paul Vasrjac è un giovane scrittore che ne riceve 1000 come buonuscita dalla sua protettrice. I due s’incontrano e s’innamorano. S’innsmorano per modo di dire perché lei è una ragazzina immatura, con mille ansie e paure ed una sciocca sregolatezza, lui uno scrittore gran sognatore e si fa mantenere da una ricca signora sposata che in realtà lo paga per le sue prestazioni sessuali e che lo molla senza nessun dispiacere. Continue reading

25Dic/17

SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “Super vacanze di Natale” di Paolo Ruffini (2017)

di Roberto Bolzan

“Il mondo dei film di Natale è un mondo più bello, la parolaccia non è tesa mai a offendere e la leggerezza vince sempre su tutto. Non è un’esperienza riproducibile oggi, che il linguaggio permette meno libertà. Sono film di una scorrettezza meravigliosa, tutto era più leggero e lo era anche il pubblico. Oggi i miei colleghi hanno paura dei commenti su Facebook.”

Basterebbero queste parole di Ruffini per farci alzare le orecchie, se non fosse che siamo già geneticamente disposti al genere. Non siamo andati a vedere il film perché, confesso, ci vergogniamo e quindi aspettiamo che esca su Sky, dove nessuno ci vede. E poi li abbiamo già visti, tutti, per fortuna.

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17Dic/17

SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “Z – l’orgia del potere” di Costa-Gavras (1969)

di Roberto Bolzan

Di questi giorni ci viene continuamente alla mente questo film, visto in giovane età e mai ricordato finora.

Il film è ambientato nel 1963 in un non specificato paese dell’Europa mediterranea retto formalmente da una monarchia ma in cui in realtà i militari già influenzano pesantemente la vita politica. Sebbene nel film non vengano date indicazioni evidenti ma solo qualche indizio (per esempio un cartello pubblicitario Olympic e alcune scritte con caratteri non latini) si tratta chiaramente della Grecia. Un giovane magistrato che sta indagando sulla morte di un deputato pacifista scopre una cospirazione ordita dalla polizia. Pur essendo egli stesso figlio di un poliziotto, conduce una rigorosa inchiesta che lo porta a indiziare per l’omicidio alti ufficiali della polizia. Lo scandalo che ne segue porta alla caduta del governo conservatore in carica. Dopo alcuni anni, nel 1967, un colpo di Stato, detto “dei colonnelli”, instaura nel paese una feroce dittatura di destra che sopprime le libertà democratiche.

Girato con una certa capacitò e con ottimi attori come Jean-Louis Trintignant ed una buona colonna sonora (Mikis Theodorakis), il film risente di un’iconografia di stampo socialista, che lo rende indigesto ed invedibile, in più è didascalico in modo insopportabile, però ha un finale geniale. Al momento dei titoli di coda una voce fuori campo recita una frase diventata celebre; “….contemporaneamente i militari hanno proibito i capelli lunghi, le minigonne, Sofocle, Tolstoi, Mark Twain, Euripide, spezzare i bicchieri alla russa, Aragon, Trotsky, scioperare, la libertà sindacale, Lurcat, Eschilo, Aristofane, Ionesco, Sartre, i Beatles, Albee, Pinter, dire che Socrate era omosessuale, l’ordine degli avvocati, imparare il russo, imparare il bulgaro, la libertà di stampa, l’enciclopedia internazionale, la sociologia, Beckett, Dostojevskij, Cechov, Gorki e tutti i russi, il ‘chi è?’, la musica moderna, la musica popolare, la matematica moderna, i movimenti della pace, e la lettera ‘Z’ che vuol dire ‘È vivo’ in greco antico.”

Ecco, questo ci colpisce, che di nuovo oggi in Europa lo stato sia così stupidamente ottuso da vietare, come fa la Spagna, il colore giallo perché rappresenta la libertà della Catalogna. Oggi come ieri, pare non sia cambiato nulla.
Con la stessa ottusità pretende di occuparsi di economia, di lavoro, di morale e di tutto. Siamo noi che glielo lasciamo fare, ma non sarà per sempre.

26Nov/17

SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “Chinatown” di Roman Polanski (1974)

di Roberto Bolzan

Film crudelissimo e terribile, nero, vero hard-boiled girato non negli anni ’40 ma nei ’70, con la stessa implacabile netta precisione di un romanzo di Hammett.

Bei tempi quelli! impressionati dal metalinguismo oggi si fanno i film con troppe intenzioni ed una storia come questa diventerebbe il pretesto per colte citazioni, mentre gli attori farebbero esercizi di bravura fini a sé stessi. E il male, invece di riflettersi nello sguardo di Jack Nicholson, sarebbe illustrato con uso di trucchi e animazioni.

Film di trama, quindi. L’investigatore J.J. Gittes (Jack Nicholson) viene assoldato da una donna che si presenta come la signora Evelyn Mulwray per investigare sulla presunta infedeltà del marito. Il giorno dopo la vera moglie di Mulwray (Faye Dunaway) si fa viva e revoca il mandato. Quando il marito viene ritrovato annegato in un bacino idroelettrico, Gittes inizia ad indagare su strane storie di acqua che apparentemente viene utilizzata per irrigare dei terreni agricoli ma in realtà viene dispersa. Il tutto è legato ad una speculazione edilizia in corso di cui è capofila il padre di Evelyn, Noah Cross (John Huston). Gittes decide di scoperchiare questo sistema di malaffare per scoprire delle realtà inconfessabili sulla famiglia Cross. Nella fuga di Evelyn con la sorella, a Chinatown succede l’irreparabile, con la sconfitta di Gittes.

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19Nov/17

SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “J. Edgar” di Clint Eastwood (2011)

di Roberto Bolzan

Amiamo Clint Eastwood con tutto in nostro cuore e tutte le nostre forze. Proprio per questo non riusciamo a concepire e troviamo detestabile questo film, che in due ore e mezza ha l’unico scopo di portare ad una scena casalinga di vestaglie, gelosia e bacio con goccia di sangue il mitico direttore dell’FBI ed il suo vice, elevato tramite promozione lampo in un’altra scena che non qualifichiamo (il fazzoletto che segna l’intimità tra i due e che ricorre in tutto il film, ecco, non avremmo mai voluto vederlo).

J. Edgar Hoover, dunque, creatore e direttore del  FBI, mitico personaggio sopravvissuto ad otto presidenti americani in cinquanta anni di carriera, superbamente interpretato da Leonardo di Caprio.
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12Nov/17

SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “Fargo” di Joel Coen (1996)

di Roberto Bolzan

Film bianco, di neve e di immense solitudini fredde e gelate. Siamo nel Minnesota, terra natale dei fratelli Coen, E’ inverno ed il freddo lancinante accompagna lo svolgersi di storie ciniche e terribili.

Jerry Lundegaard (William H. Macy), modesto venditore di automobili, assolda due malviventi, Carl (Steve Buscemi) e lo psicopatico e taciturno Gaear (Peter Stormare), per far rapire la propria moglie e chiedere il riscatto al ricco suocero Wade (Harve Presnell). Ma il sequestro si complica quando i due galantuomini cominciano a lasciarsi alle spalle una serie di inutili cadaveri, sui quali indaga la poliziotta Marge (Frances McDormand), incinta e sposata col pacifico Norm (John Carroll Lynch).

Cosa rende magico, per non dire perfetto, questo film? la scelta degli attori, elencati sopra, sui quali è stata tagliata e cucita una sceneggiatura che in novanta minuti non sbaglia un colpo. Uno humor macabro misurato ma infallibile, mai alla ricerca dell’effetto, irresistibile. La storia, crudelissima, di avidità, cinismo e stupidità, di follia ottusa, di crassa prepotenza, ricattati dall’ordinaria diligenza di una donna buona perché incinta. Le atmosfere ovattate della provincia americana immersa nella neve. I dialoghi brevi e precisi, noncuranti ma privi di sbavature. Le musiche, sontuose e magniloquenti.

L’accetta usata con la precisione di un bisturi ne fa un’opera di bellezza assoluta.

 

29Ott/17

SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “Polytechnique” di Denis Villeneuve (2009)

di Roberto Bolzan

Quando Michael Moore racconta il massacro del liceo Columbine di Littleton omette, certo volutamente, di raccontare quello per tanti versi simile dell’École Polytechnique di Montréal, in quel Canada dove non si vendono armi da fuoco ai grandi magazzini. Falsificata la verità per ottenere il suo obiettivo retorico, sette anni dopo pensa Denis Villeneuve a scoprire la parte nera del Québec.

Detestiamo il cinema francese e ci annoia il bianco e nero, ma qui siamo in presenza di qualcosa di mai visto. Abbiamo riserve sui film successivi di Villeneuve, ma il ragazzo ha del genio e lo si vede qui.

Il film racconta la strage avvenuta il 6 dicembre 1989 all’École polytechnique di Montréal, quando il venticinquenne Marc Lépine uccise a colpi d’arma da fuoco quattordici studentesse, per poi togliersi la vita.

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22Ott/17

SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto” di Lina Wertmüller (1974)

di Roberto Bolzan

Il cinema italiano riserva una grande quantità di film interessantissimi, basta andare abbastanza indietro nel tempo. Bene ha fatto quindi il ministro a pretendere che si veda cinema italiano.

Tra le cose che non possiamo dimenticare c’è la stagione nella quale comparivano al cinema titoli lunghissimi, con i quali divenne famosa Lina Wertmüller, italianissima a dispetto del cognome tedesco.

Siamo in agosto, quindi, nell’agosto del 1974. Raffaella Pavoni Lanzetti, moglie di un ricchissimo industriale milanese, con alcuni amici si sta godendo una crociera al largo della Sardegna su di una lussuosa barca. Prepotente, snob e piena di sè, il suo atteggiamento e le sue conversazioni offendono continuamente la ciurma proletaria in cui a schiumare di rabbia repressa c’è un certo Gennarino Carunchio, siciliano, comunista, caratteraccio.
Usciti soli su di un gommone, a causa di un guasto al motore, Raffaella e Gennarino finiscono su di un’isola deserta. La disperata situazione offre al maschio proletario il destro per capovolgere la situazione e vendicare secoli di angherie, schiavizzando l’altezzosa industriale che, passando dalla rabbia alla paura all’incanto, cade persino nell’amore.
Il ritorno al continente ristabilisce le distanze: Raffaella viene fagocitata (con qualche sterile rimpianto) dal sistema; Gennarino tornerà a portare la valigia alla corpulenta madre dei suoi figli.

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15Ott/17

SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “Blade Runner” di Ridley Scott (1982)

di Roberto Bolzan

Avremmo nuovamente dovuto parlare di un film italiano ma violiamo le disposizioni ministeriali per parlare di un vecchio film d’importazione estera che fa bellamente il paio con quello della scorsa settimana, e non solo perché quello ne è il seguito.

Blade Runners (1982) tentò, con esito malcerto, di unire il genere poliziesco alla fantascienza, cosa che è noto non debba essere fatta. E infatti…

Ma ripassiamo la vicenda, Nella Los Angeles del futuro, Deckard è un cacciatore di replicanti. Vorrebbe ritirarsi dal suo lavoro per la Blade runner, ma gli affidano un ultimo compito, quattro modelli nexus-6 fuggiti dalle colonie spaziali e arrivati sulla Terra, con pochi giorni di vita rimasti prima della loro scadenza, che scatta dopo quattro anni di esistenza. Deckard sa riconoscere i replicanti grazie al test Voight-Kampff, che valuta le reazioni emotive di fronte a domande provocatorie, e il loro creatore, il capo della Tyrell Corp., lo mette alla prova con una replicante speciale, che non sa di esserlo, Rachel. Lei, sconvolta dalla verità, cercherà Deckard, che decide di proteggerla e non “ritirarla”, perché sogna che al termine della sua missione potrà vivere in pace con lei. In seguito Roy Batty uccide sia il dott. Tyrell, il suo creatore, sia J. F. Sebastian. Alla fine Deckard viene attaccato da Pris, ma riesce a ritirarla sparandole, e da Roy Batty che invece di ucciderlo, lo trae in salvo nei suoi ultimi istanti di vita. Nelle ultime scene Deckard e Rachael fuggono insieme e s’intuisce la natura replicane di lui. Continue reading