Aggettivazione: liberale, liberalista etc…

Nota preliminare: questa parte, contenendo delle definizioni, ha continui link e rimandi a lemmi di dizionari ed enciclopedie on line.

  • Liberale classico o liberalista. Questi sono gli unici aggettivi che si riferiscono con precisione alle idee politiche dell’Illuminismo anglo-americano riassunte nel termine liberalismo[9]. Anche negli USA la terminologia classical liberal è correntemente utilizzata in questa accezione, allo stesso modo del termine liberalist[10][11].
  • Liberale. Tale aggettivo non è applicabile al liberalismo, bensì a partiti e a correnti politiche con alcuni obiettivi politici tipici. Agli inizi dell’Ottocento, quando quest’aggettivo nacque (un secolo prima del termine liberalismo) in Spagna in riferimento ad un partito parlamentarista[12][13], esso supportava ideali costituzionalisti e parlamentaristi (ed in Italia, anche unificatori, ovvero risorgimentali). Un secolo più tardi, quando questi obiettivi persero di significato, risulterà più difficile un riferimento ideologico preciso nei partiti che mantennero questa qualificazione.
  • Libertario, anarcoliberale, libertarian, libertaire. Neanche questi termini sono applicabili alla dottrina in oggetto, da cui si distinguono per non riconoscere la necessità di un’autorità pubblica per la difesa dei diritti individuali lockiani. In comune col liberalismo hanno però l’individuabilità di un’etica naturale universale, ovvero l’esistenza di diritti moralmente riconosciuti e condivisi da ogni comunità (Giusnaturalismo)[14][15].  La descrezione migliore di questa teoria politica, in attesa di una trattazione sistematica sul “Breviario del libertarismo” di prossima edizione, è probabilmente quella del prof. Carlo Lottieri (Link al suo saggio qui, link a breve trattazione on line qui).
  • Liberista. Esistente solo in lingua italiana, il termine liberismo fu inventato da Benedetto Croce (nel 1930) e a cui attribuiva l’interpretazione economica del liberalismo classico e di cui teorizzava la separabilità dalla dottrina istituzionale e giuridica[16]. Croce sostiene che «L’idea liberale può avere un legame contingente e transitorio, ma non ha nessun legame necessario e perpetuo con la proprietà privata della terra e delle industrie»[17]. I maggiori rappresentanti del liberalismo del XX secolo hanno criticato la definizione crociana di liberismo (sia come teoria economica associabile al liberalismo politico, sia come possibilità di separare in questo la teoria politica dalle sue conseguenze economiche); tra questi, l’economista e filosofo Luigi Einaudi[18] e i premi Nobel per l’economia Milton Friedman (1976)[19] e Friedrich von Hayek (1974)[20]. Le differenze tra il concetto economico di liberismo[21] e le conseguenze economiche del liberalismo classico[22][23] sono evidenziate nella definizione di mercato espresso nell’Ottocento dall’economista liberale austriaco Eugen von Böhm-Bawerk: «Un mercato è un sistema giuridico. In assenza del quale, l’unica economia possibile è la rapina di strada»[24]. Il concetto di liberalismo è più conforme al Libertarismo, se non fosse che liberista è un aggettivo utilizzato perlopiù in modalità dispregiativa; la connotazione negativa era peraltro già stata attribuita al termine dal suo creatore Benedetto Croce, il quale intendeva separare le basi filosofiche del liberalismo, da lui condivise, da quelli che riteneva fossero suoi indipendenti corollari economici, che al contrario non condivideva[16].
  • Neoliberista. Inizialmente, termine dispregiativo italiano per indicare la politica sostenuta da Margaret Thatcher e Ronald Reagan (in quanto premier favorevoli ad una politica di deregulation, nel senso di rimozione di ostacoli burocratici alla libertà economica). All’inizio del XXI secolo, diventa un termine dispregiativo utilizzato più spesso del semplice liberista.
  • Liberal (Stati Uniti d’America). Diffusosi negli USA a partire dagli anni trenta per indicare una politica di espansione delle garanzie dell’assistenza sociale e della redistribuzione dei redditi[25][26](secondo Friedrich von Hayek, ciò che si intende attualmente in Europa per socialista[27][28]). Probabilmente, la negatività associata a quest’ultimo termine in USA ha indotto alla ricerca di un eufemismo, ovvero di un termine alternativo per lo stesso significato. Il commento dell’economista austriaco Schumpeter fu «come supremo, anche se non intenzionale, complimento, i nemici della libera impresa si sono appropriati dell’etichetta»[29].
  • Liberal (Regno Unito). Nel Regno Unito, questo termine – in senso politico – si affermò nel 1842 con il Liberal Party, nato dalla fusione tra i whigs ed i Radicals (da cui il conseguente utilizzo del termine old whig[4] per differenziare la dottrina classica di Locke e Smith dagli orientamenti meno ortodossi del nuovo partito). Nel 1981, il Liberal Party britannico si fuse con il Social Democratic Party, assumendo nel 1989 il nome attuale di Liberal Democrats[30]. Nel mondo britannico, tuttavia, il termine liberal continua ad essere sinonimo dell’italiano liberale[28] (mantenendo il significato storico ed europeo del termine), al contrario degli Stati Uniti, dove – come detto – ha assunto il significato di socialdemocratico o progressista[28].

 

Questo articolo ha 2 commenti.

  1. la penso in modo differente. in massima sintesi LIBERISTA: sostenitori della arbitrarietà in economia ( tipo gioco del monopoli); LIBERALI: sostenitori delle libertà. La globalizzazione è quanto di più antidemocratico si possa immaginare; la democrazia assegna il potere politico che provviene dal voto dei cittadini, perciò è liberale. La globalizzazione assegna il potere economico che non provviene da alcun voto , perciò è illiberale. Nella democrazia le decisioni economiche e sociali sono assunte dai governi eletti, perciò sono legittime. La globalizzazione economica (liberismo) produce conseguenze sociali senza bisogno di consenso, si impone, perciò è violenta. ( i mercati devono essere al servizio delle società e non le società al servizio dei mercati ).

    1. Gentile Giorgio,
      non capisco perché lei voglia attribuire ai termini che ha citato dei significati che non hanno.
      Resta ovviamente libero di utilizzare un linguaggio proprio, ma avrà difficoltà a comunicare con chi attribuisce a detti termini la semantica tradizionale in filosofia politica, peraltro comune alle lingue inglese e francese.
      Se volesse approfondire la correttezza della semantica dei termini “liberista” e “liberale”, nell’articolo sono indicati dei riferimenti utili. Ambedue sono lontani dal liberalismo, ed in parte antitetici.
      Per quanto concerne il termine “globalizzazione”: esso indica la libertà di scambio di beni e servizi tra paesi differenti, ovvero la libertà dei consumatori di acquistare prodotti esteri non sovraccaricati da dazi e facilitati dai diminuiti costi di trasporto.
      Sulle sue considerazioni inerenti le conseguenze di questa maggiore libertà dei consumatori, rispetto la sua opinione anche se proprio non riesco a capirne il significato e la logica.
      Il termine “potere economico” poi non rientra tra i poteri istituzionali canonici (legislativo, esecutivo, giudiziario, informativo, federativo e di sorveglianza), se non nelle istituzioni di tipo socialista o socialdemocratico. Esempi di potere economico istituzionalizzato sono le società partecipate, i monopoli pubblici (anche la sanità e la scuola), la cassa depositi e prestiti, l’imposizione fiscale e di spesa pubblica svincolata da strumenti di sorveglianza popolare (taxation without representation), ma anche l’obbligo di prestazioni personali non retribuite (burocrazia, differenziazione dei rifiuti etc.).

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