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23Apr/17

SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “Non sposate le mie figlie!” di Philippe de Chauveron (2014)

di Roberto Bolzan

Di solito non amiamo il cinema francese ma oggi ci sono le elezioni in quel paese, e chi siamo noi per ignorare le cose del mondo?

La famiglia Verneruil è diversa dalle altre. Claude e Marie Verneuil sono una coppia borghese, cattolica e gollista.
Borghesi e conservatori, vivono nella loro bella proprietà in provincia ed hanno cresciuto le loro figlie secondo i principi propri della Francia: tolleranza e integrazione sociale.
Delle quattro figlie, tre sono coniugate rispettivamente con un ebreo, un arabo e un asiatico, e pregano Dio di maritare la quarta con un cristiano. La loro preghiera viene esaudita. Siccome per le preghiere esaudite si piangono più lacrime che per quelle respinte, ignorano che Charles, il futuro marito della figlia minore, ha origini ivoriane. Si presenta al pranzo di Natale (tre tacchini uno halal, uno kosher, uno laccato) con i capelli rasta, e la sua famiglia è razzista verso i bianchi.
Il rapporto tra Claude ed padre di Charles, ex militare intollerante e insofferente alla colonizzazione europea dell’Africa, è giustamente teso e difficile.
Ma tra provocazioni, alterchi e vivaci scambi di vedute l’amore avrà naturalmente la meglio.

Su quattro figlie, tre le ho regalate a figli di immigrati.  Sulla carta abbastanza cattivo e pieno di politicamente scorretto il film (ne dubitavate?) in realtà è molto corretto e bilanciato. Prendendo in giro tutti facendo attenzione a dare uno schiaffetto ad ognuna delle parti in causa per poi riservare il peggio alla maggioranza (i cristiani bianchi), si pone l’obiettivo di rappresentare la Francia moderna e così attirare in sala quante più etnie è possibile, lasciando ad ognuna la soddisfazione di aver visto qualcosa di audace. Il risultato è una commediola almeno divertente, con qualche caduta nel semplicistico e qualche laccatura scenografica o improbabilità di situazioni, come ad esempio la rappresentazione della casa di provincia del capofamiglia, un villone da cinema che assomiglia alla Casa Bianca, e tuttavia vede spiazzati i coniugi nell’accogliere i genitori dell’ultimo sposo, costringendoli a dormire in una angusta soffitta.

Sono passati 47 anni dall’uscita di Indovina chi viene e cena?, capolavoro che fece vincere l’Oscar 1967 a Katharine Hepburn, e di quella graffiante ironia rimane poco o nulla. Quello che si vede nel film è ordinaria amministrazione in una Francia ed in un’Europa che si sono molto evolute nel costume ma nel frattempo incancrenite per cose come queste.

Paradossalmente ci piace e ci fa riflettere questo: che non riuscirà a sbarcare in America, come Charlie Hebdo; che non ne faranno un remake, troppe battute su neri, ebrei, arabi e cinesi.

16Apr/17

SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “Jesus Christ Superstar” di Norman Jewison (1973)

di Roberto Bolzan

Le letture sul ruolo e sulla figura di Cristo sono e sono sempre state molteplici, spesso differenti fra loro per geografia e per epoca; alcune di esse hanno profondamente caratterizzato un periodo storico, permeate come sono della visione del mondo che proprio detto periodo ha elaborato.

Negli anni ’70 un musical ha proposto una lettura rivoluzionaria, che considerava Gesù profondamente umano e pienamente inserito nelle vicende storiche dell’epoca.

La storia è molto originale. Gli ultimi sette giorni della vita di Gesù sono messi in scena da un gruppo di hippies e narrati dal punto di vista di Giuda. Questi, riflettendo per conto suo, teme la piega che stanno prendendo gli eventi: lo preoccupa la popolarità di Gesù che, ormai considerato come un dio, sta perdendo di vista i loro obiettivi primari. Giuda ritiene che in un paese come il loro, occupato da una forza straniera, il fanatismo possa ritorcerglisi contro e che i romani possano arrivare ad annichilirli, se dovessero subodorare una rivolta. Cerca quindi di mettere in guardia il suo maestro, ma non ottiene la considerazione sperata. Coprotagonista del film e figura cardine della narrazione, razionale e coerente, non traditore, ma vittima suo malgrado, come il suo maestro, di un disegno del destino più grande di lui, Giuda è un personaggio dalle forti pulsioni e lacerato, in netto contrasto con l’immobilità e la rassegnazione di Gesù.

Per il resto la storia è ben nota e non si discosta dal racconto evangelico. Manca però la resurrezione, a indicare ancora di più la dimensione terrena ed umana di Gesù. Nonostante questo e la reazione scandalizzata che lo ha accolto, in Italia perlomeno, il film è diventato un classico ed ha influenzato nei decenni seguenti la percezione comune della figura di Cristo. Oggi non fa scandalo il pensarlo umano più che divino e non ci disturba vederlo come un personaggio storico, inserito nella vita del suo tempo. Ogg, se è per questo,i siamo anche abituati al meta-cinema (il cinema che rappresenta sé stesso) ma qui siamo nel 1973, tante cose dovevano ancora succedere.

Assistiamo dunque ad un gruppo di artisti fricchettoni che arriva ed alla fine riparte con un pullman; in mezzo tutta la rappresentazione. Gesù e Giuda non sono nel gruppo degli artisti che ripartono. Anche questo solo dettaglio garantirebbe la carriera di qualche regista meno geniale. Ma qui abbiamo un autore che può permettersi d non sottolineare quant’è bravo, perché l’opera è leggendaria, perché non ha una sbavatura, perché dopo quasi mezzo secolo non ha perso la freschezza di allora, perché perfino gli stereotipi sono gestiti con maestria (Giuda che richiama chiaramente Malcom X: nemmeno questo ci fa storcere il naso).

Sembra incredibile oggi che si possa fare un film come questo (come Tommy, altro musical dell’epoca) interamente cantato, dialoghi compresi, proprio come un’opera classica. Per non parlare della musica, perfetta e perfettamente adatta al film, un rock tendente al pop con accenti melodici  (Everything’s Alright di Yvonne Elliman) di grande qualità. Per rendersene conto basta pensare che Smoke in the water, per esempio, sarebbe uscita di lì a poco; siamo veramente agli albori di tutto.

Lontana anni luce dai santini alla Zeffirelli e dalla pornografia di Mel Gibson (sia pure questa apprezzabile) Jesus Christ Suerstar supera il tempo senza recarne traccia e ride di noi che cerchiamo di coglierne la magia.

09Apr/17

SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba” di Stanley Kubrick (1964)

di Roberto Bolzan

Di questi tempi la letteratura complottista va alla grande e allora non è male andare a vedere uno straordinario Colonnello Ripper che ha le sue spiegazioni sul decadimento della civiltà occidentale. Metà degli anni sessanta, nei quali la contrapposizione tra i poli aveva assunto una dimensione preoccupante, ma tuttavia anni felici.
Al generale Ripper, comandante d’una base aerea, improvvisamente ha dato di volta il cervello: poiché la sua virilità è in declino, crede che ciò derivi da una cospirazione dei comunisti a danno dell’America  e ordina alle squadriglie dei suoi bombardieri di sferrare l’offensiva, secondo piani elaborati da tempo.   Continue reading

26Mar/17

SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “Marigold Hotel” di John Madden (2012)

di Roberto Bolzan

Bella l’India, una cartolina di cui innamorarsi: Shanti, amica mia, ti ho pensata: ma è proprio così? Boh, l’unica cosa è andare a vedere di persona.

Bene. L’unico uomo vero nel film è gay e quesa scelta ideologica (e scontata assai) autorizza la chiave di lettura che segue, una delle varie possibili di un filmetto non male. Il primo, perché il sequel, a dire tutta la verità, non abbiamo trovato la motivazione per vederlo.

Il cast, di tutto rispetto, è impiegato per narrare di inglesi che per qualche motivo sono in India ed alloggiano al Maigold hotel, che risulta meno lussuoso e affascinante del previsto, perché il suo manager Sonny aveva ritoccato le immagini dell’hotel nel sito web. Jean decide di restare in hotel, mentre il marito Douglas esplora i luoghi d’interesse della città. Graham, trovando che la zona è notevolmente cambiata da quando lui ci viveva da giovane, scompare ogni giorno in gite lunghe, non dicendo a nessuno dove si reca. Muriel, nonostante i suoi atteggiamenti razzisti, inizia ad apprezzare il suo medico indiano. Evelyn ottiene un lavoro di consulenza per il personale di un call center su come interagire con i vecchi clienti britannici prima di proporre i loro prodotti. Sonny si sforza di raccogliere fondi per ristrutturare l’hotel che ha molti debiti, e continua a frequentare la fidanzata Sunaina nonostante la disapprovazione di sua madre.

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19Mar/17

SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “Django Unchained” di Quentin Tarantino (2012)

di Roberto Bolzan

che poi vorrebbe dire “Django scatenato”. Questo per essere precisi.

Andiamo volentieri a vedere i film di Tarantino. Il ragazzo ha sbuzzo e bona volontà, ci sa fare ed è furbo e sveglio, non è uno da sottovalutare.

Stavolta la storia si svolge nel far west degli anni ’50 del secolo XIX, dove Django è uno schiavo che incontra un cacciatore di taglie che lo libera e lo associa a sé nel suo lavoro. Dopo un po’ di gigioneggiamenti di riscaldamento, il dentista Christoph Waltz ferma il carrettino (con un gigantesco dente sul tettuccio) per raccontare allo schiavo Jamie Foxx l’amore tra Brunilde e Sigfrido.

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12Mar/17

SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “Diabolik” di Mario Bava (1968)

di Roberto Bolzan

Ci fu un’epoca, nemmeno tanto lontana nel tempo, di grande libertà del linguaggio. Oggi abbiamo una enorme disponibilità di strumenti di comunicazione, queste parole vi raggiungono in pochi secondi e forse non sarete solo dieci lettori, ma quanto a libertà di espressione… Perché il confine principale della libertà (a parte il non danneggiare un altro, ma l’espressione delle idee mai e poi mai può risolversi in un danno ad un’altra persona) è quello che ci diamo noi stessi quando limitiamo l’immaginazione ponendoci le recinzioni del consentito.
Vediamo quindi volentieri i film degli anni ’60 e ’70, epoche dalle quali traiamo oltre a grande godimento, anche molte suggestioni per l’epoca presente.

Un amico ci suggerisce, tra risate compiaciute che poi chiariremo, un film che ci era sfuggito, del grande Mario Bava: Diabolik.

Il film è chiaramente un B-movie. Oggi i B-movie sono oggetto di culto, all’epoca si trattava di schifezze innominabili. Popolato di personaggi di valore, il cinema italiano produceva capolavori anche con gli scarti di lavorazione.

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26Feb/17

SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “La battaglia di Hacksaw Ridge” di Mel Gibson (2016)

di Roberto Bolzan 

I mean, if it walks like a duck, quacks like a duck... Abbiamo sempre la stella polare del poeta James W. Riley che, grazie a questa frase, andrebbe iscritto nell’albo dei massimi filosofi. Il test dell’anatra: quando vedo un uccello che cammina come un’anatra e nuota come un’anatra e starnazza come un’anatra, chiamo quell’uccello “anatra” .
Con questo fermo principio gnoseologico siamo andati a vedere l’ultima opera di Mel Gibson e, con in mente il detto pane al pane e vino al vino, ve ne parleremo con franchezza.

La trama, innanzitutto. 1942, il giovane Desmond Doss (Andrew Garfield), obiettore di coscienza per motivi religiosi e figlio di un veterano della prima guerra mondiale, decide di arruolarsi per servire il proprio paese. Dopo un addestramento duro e a tratti umiliante, viene ufficialmente designato come soccorritore nella cruenta battaglia di Okinawa. Senza mai imbracciare un’arma, Doss dimostrerà a tutti di essere un grandissimo eroe salvando la vita a 75 uomini e diventando il primo obiettore insignito della medaglia d’onore del congresso, la più alta onorificenza militare americana. Continue reading

19Feb/17

SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “Il dormiglione” di Woody Allen (1973)

di Roberto Bolzan

Siamo nel 2173. L’America è nelle mani di un Grande Leader che esercita un potere dittatoriale. Un gruppo di scienziati ribelli scongela Miles Monroe, un uomo ibernato nel 1973, a cui sarà affidato il compito di indagare sul misterioso piano Ires. Miles, travestito da robot, viene affidato alla poetessa Luna. Quest’ultima lo denuncia e la polizia decide di sottoporre entrambi alla riprogrammazione del cervello. I due fuggono ma Miles viene catturato e reso innocuo. Luna diventa una ribelle e si innamora del leader Erno. I due salvano Miles, che riacquista la memoria. Luna e Miles scoprono che del Grande Leader è rimasto solo il naso. Sottrattolo ai medici, lo gettano sotto una schiacciasassi. Alla fine, Miles dichiara a Luna il suo amore.

Penultimo film comico di Woody Allen, l’ultimo vedibile con piacere a nostro modesto ma impegnativo parere, prima della conversione all’intellettualismo cerebrale che ci ha impedito di vedere il seguito. La trama non fa giustizia dello scoppiettio di gag e di battute ma anche di brani nei quali Allen riprende ed imita Buster Keaton e Chaplin in quello stile slapstick che è la storia del cinema comico. Anarchia, quindi, uso del corpo, comicità di base, battute semplici e dirette, scene affastellate senza badare ai tempi canonici; quel genere di comicità apparentemente infantile che amiamo immensamente se e quando propinata con intelligenza. E, nel primo Allen, di intelligenza ce n’è in quantità, al punto che anche battute su Nixon, irrimediabilmente datate, risultano pungenti e vive.

Ci piace immensamente anche Amore e guerra ed avremmo voluto dedicare a questo capolavoro e canto del cigno insieme la nostra recensione, ma l’occasione di parlare di robot è troppo ghiotta.

Perché il film narra di una società in cui il lavoro è completamente compiuto dai robot ad agli umani non rimane che l’aristocratica pena di trascorrere il tempo coltivando le arti e principalmente quella del passatempo. I rapporti umani escludono le passioni ed anche il sesso è praticato con l’orgasmatic. Richiamando il 1984 di prammatica, la società è retta da una dittatura che si occupa di orientare i pensieri e non lasca alcuno spazio alla dissidenza ed al pensiero autonomo. Questo finché non si scopre, appunto, che anche il Grande Leader è un’impostura.

Ma il tema che ci attrae e l’immagine che ci cattura sono quelle dei robot, di una società nella quale il lavoro non è più il centro della vita. Noi siamo abituati a pensare alla dignità conferita all’uomo dal lavoro. Questo concetto ha portato l’occidente attraverso tutti ala modernità, a partire dal risoluzione industriale, e sta definitivamente tramontando. L’ansia di trovare lavoro a tutti, sia pure da cameriere in qualche McDonalds, non ha più senso. Ciascuno si trovo un occupazione che non sia lavoro e che sia socialmente gratificante, poeta, politico, compagno da osteria, esploratore, quello che desidera. Il film nostra una società annoiata, priva di quel senso che il contatto con il proprio lavoro dava alle persone, ma quei tempi sono irrimediabilmente perduti. A noi immaginare il senso per un mondo nuovo. Ma qui siamo già fuori dal commento al film e ci fermiamo.

13Feb/17

SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “La patata bollente” (1979) di Steno

di Roberto Bolzan

Questi tempi sboccati sono particolarmente adatti a rivedere questi vecchi film, che hanno il pregio di essere diretti e lineari, di linguaggio libero e aperto.

Bernardo Mambelli (Renato Pozzetto), soprannominato il Gandi, lavora come operaio in una azienda milanese che produce vernici.
Bernardo ha da sempre la passione per il pugilato ed è un sindacalista militante nel PCI. Una sera Bernardo soccorre Claudio (Massimo Ranieri) dal pestaggio di alcuni fascisti e lo porta a casa sua per curarlo. Quando si accorge che Claudio è gay, il Gandi decide di nascondere la cosa alla sua fidanzata Maria (Edwige Fenech) e si preoccupa di non farla scoprire alla portinaia pettegola.
Claudio guarisce e torna alla sua vita di sempre ma i fascisti danno fuoco alla libreria in cui lavora e vive.
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05Feb/17

SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “World war z” – di Marc Forster (2013)

Cult movie fin dalla nascita, a partire dalla sceneggiatura presa dai diritti del romanzo di Max Brooks (figlio di Mel Brooks), la guerra mondiale degli zombie è costato cifre stratosferiche per produrre un film che si sarebbe potuto girare con pochi soldi. Ma tant’è!
I 250 milioni di dollari hanno consentito di girare esplosioni e incidenti aerei ma il piacere sta nella storia e nei suoi risvolti geopolitici. Continue reading

29Gen/17

SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “La pretora” di Lucio Fulci (1976)

Sentiamo, con sollievo, il tramonto del boldrinismo e degli inutili appunti sul genere grammaticale e ne approfittiamo per notare come oggi pure c’infastidisce dire la presidenta e l’assessora ma non ci dà nessun disturbo pronunciare con reverenza il titolo de La pretora, geniale e straordinario film di un maestro del cinema italiano. Lucio Fulci. Continue reading

15Gen/17
McDonald

SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “The Founder” di John Lee Hancock (2016)

Ci piacciono sempre i film che narrano del capitalismo e delle vite di uomini che si sono fatti largo nella vita. Non ci siamo persi quindi la storia del proprietario di McDonald, colui che l’ha fatta diventare la prima catena di ristoranti del mondo.

Siamo negli Stati Uniti, nei magici anni ’50, con i drive-in, le automobili pastello e le donne con le gonne. Ray Kroc, venditore senza successo di frullatori per ristoranti, si imbatte nei fratelli Mac e Dick McDonald che hanno avviato un chiosco innovativo di hamburger a San Bernardino.
Il metodo di produzione si potrebbe dire fordiano ed è studiato con la massima cura per preparare un pasto caldo in 30 secondi, cosa graditissima al pubblico che, infatti, si affolla davanti al locale in lunghe file. Continue reading