SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “Non sposate le mie figlie!” di Philippe de Chauveron (2014)

di Roberto Bolzan

Di solito non amiamo il cinema francese ma oggi ci sono le elezioni in quel paese, e chi siamo noi per ignorare le cose del mondo?

La famiglia Verneruil è diversa dalle altre. Claude e Marie Verneuil sono una coppia borghese, cattolica e gollista.
Borghesi e conservatori, vivono nella loro bella proprietà in provincia ed hanno cresciuto le loro figlie secondo i principi propri della Francia: tolleranza e integrazione sociale.
Delle quattro figlie, tre sono coniugate rispettivamente con un ebreo, un arabo e un asiatico, e pregano Dio di maritare la quarta con un cristiano. La loro preghiera viene esaudita. Siccome per le preghiere esaudite si piangono più lacrime che per quelle respinte, ignorano che Charles, il futuro marito della figlia minore, ha origini ivoriane. Si presenta al pranzo di Natale (tre tacchini uno halal, uno kosher, uno laccato) con i capelli rasta, e la sua famiglia è razzista verso i bianchi.
Il rapporto tra Claude ed padre di Charles, ex militare intollerante e insofferente alla colonizzazione europea dell’Africa, è giustamente teso e difficile.
Ma tra provocazioni, alterchi e vivaci scambi di vedute l’amore avrà naturalmente la meglio.

Su quattro figlie, tre le ho regalate a figli di immigrati.  Sulla carta abbastanza cattivo e pieno di politicamente scorretto il film (ne dubitavate?) in realtà è molto corretto e bilanciato. Prendendo in giro tutti facendo attenzione a dare uno schiaffetto ad ognuna delle parti in causa per poi riservare il peggio alla maggioranza (i cristiani bianchi), si pone l’obiettivo di rappresentare la Francia moderna e così attirare in sala quante più etnie è possibile, lasciando ad ognuna la soddisfazione di aver visto qualcosa di audace. Il risultato è una commediola almeno divertente, con qualche caduta nel semplicistico e qualche laccatura scenografica o improbabilità di situazioni, come ad esempio la rappresentazione della casa di provincia del capofamiglia, un villone da cinema che assomiglia alla Casa Bianca, e tuttavia vede spiazzati i coniugi nell’accogliere i genitori dell’ultimo sposo, costringendoli a dormire in una angusta soffitta.

Sono passati 47 anni dall’uscita di Indovina chi viene e cena?, capolavoro che fece vincere l’Oscar 1967 a Katharine Hepburn, e di quella graffiante ironia rimane poco o nulla. Quello che si vede nel film è ordinaria amministrazione in una Francia ed in un’Europa che si sono molto evolute nel costume ma nel frattempo incancrenite per cose come queste.

Paradossalmente ci piace e ci fa riflettere questo: che non riuscirà a sbarcare in America, come Charlie Hebdo; che non ne faranno un remake, troppe battute su neri, ebrei, arabi e cinesi.

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