SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “Neruda” di Pablo Larraín (2016)

di Roberto Bolzan

Nei tempi che stiamo vivendo ogni tanto bisogna fare il cherry picking e pescare dal cesto della frutta quella bella matura ed invitante. Non si trova facilmente, com’è giusto, e quindi quando si trova bisogna goderne.
Non è tanto il film a farci godere qui, per quanto ben fatto e con garbo e maniera, ma alcune frasi che quasi sfuggono, verso la fine, ma che meritano di essere segnalata, anche per il vostro divertimento di lettori.

Ma andiamo con ordine. In Confesso che ho vissuto Pablo Neruda racconta le vicende che l’hanno condotto alla clandestinità e le rocambolesche peripezie che ha vissuto per fuoriuscire dal Cile. Con la polizia alle calcagna e il presidente Gonzalo Videla quale suo persecutore il poeta comunista narra le tappe e gli incontri fatti, fino al tragitto che, attraversando la cordigliera delle Ande, l’avrebbe portato in Argentina e poi a Parigi.
Mai nomina Oscar Peluchonneau, capo della polizia investito da Videla in persona dell’incarico di scovarlo ed arrestarlo. Difatti, Peluchonneau (un ottimo Gael Garcia Bernal) è un’invenzione e nel rimando continuo tra realtà immaginata e fantasia reale la storia si sviluppa lestamente. Il biopic di Pablo Larraín prendo spunto dalle vicende del poeta cileno per sviluppare una divertente e ben fatta fantasia d’autore che termina con un sorprendente western sulle Ande innevate.

E’ qui che troviamo improvvisamente le frasi che ci hanno tanto deliziati. Il proprietario di un villaggio arresta Neruda che vi si era rifugiato e gli dice di essere contrario alle tasse. “Io non pago tasse” dice. Poi lo lascia andare, dicendo che tra un coglione di presidente ed un comunista preferisce il comunista. La voce fuori campo commenta “Un milionario capisce di più di un capo di governo”. A ciascuno di dipanare il significato vero di queste parole, ma non c’è dubbio che ci abbiano fatto sentire meno soli. C’è vita nell’emisfero australe, e lo sapevamo, adesso sentiamo amicizia e calore.

Abbiamo letto il Canto general da ragazzini ed abbiamo sospirato i primi amori sulla canzone disperata che conclude le 20 poesia d’amore. Non sapevamo fosse comunista, tantomeno che quello fosse il modo migliore per vivere da aristocratici. Quando da adulti abbiamo viaggiato il Cile ne abbiamo riconosciuto subito il sapore minerale. La vita e l’arte s’incontrano, in Neruda, così come si mescolano nella fantasia del film che non avrebbe forse potuto essere diverso da così.

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