SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “ll Petomane” di Pasquale Festa Campanile (1983)

di Roberto Bolzan

Ci ha preso la fissa del cinema italiano, abbiate pazienza.

Questo merita,tratto da una storia vera. A Parigi, durante la Belle Époque, si esibisce nei tabarin un singolare personaggio che ha la capacità di modulare suoni suonando la trombetta, accompagnato da un’orchestrina formata dai cinque figli.
Uno di questi lo lascia e lui per sostituirlo incontra una violinista della quale s’innamora, anche se Pujol (Ugo Tognazzi) nasconde a Catherine (Mariangela Melato) il suo nome e la sua professione. Quando in seguito ad una protesta di una lega moralista viene sospeso lo spettacolo, i due innamorati partono per Capri.
Il processo si risolve in un trionfo, ma l’artista decide di ritirarsi ugualmente dall’attività e sposa Catherine. Ma un giorno, incuriosito da una nuova petomane che furoreggia nel suo locale di un tempo, la sfida pubblicamente; ma questa volta la moglie lo segue e scopre la verità.
Pujol fugge a Le Havre ma Catherine lo ritrova e lo convince a tornare indietro. Pujol torna a trionfare, questa volta con lo spettacolo che ha sempre sognato in un teatro tutto suo e, al sommo del successo, si esibisce anche all’Eliseo.

Tema di cattivo, pessimo, gusto e quindi particolarmente prezioso quando trattato con maestria e dignità in un film che è un inno alla libertà di espressione.
Il petomane è un messaggio personale chiarissimo di Festa Campanile: chi meglio di lui, regista squalificato di commedie sexy, poteva immedesimarsi nel protagonista incompreso e poi riscattato ai massimi allori? e allora prendete e godetevi questo, se vi va. Anche se bisogna dire che è facile ottenere un buon risultato con un interprete istrionico come Tognazzi e con la splendida Mariangela Melato.

Bella la scena finale nella quale ridicolizza i generali e gli ambasciatori suonando a peti i vari inni nazionali. Bella la risposta ad uno del pubblico che lo accusa di essere volgare e risponde che è lui che paga il biglietto per vedere ed ascoltare i suoi peti. La volgarità è nella mente di chi si offende.

 

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