SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “La corazzata Potëmkin” di Sergej Michajlovič Ėjzenštejn (1925)

 

di Roberto Bolzan

Non vogliamo fare i saputi ed alzare il ditino, figurarsi contraddire un grande che ci ha appena lascati. Amiamo il genio di Ėjzenštejn ed anche quello di Paolo Villaggio, a cui questa recensione è affettuosamente e con riconoscenza dedicata.

Da vero genio, Fantozzi prende di mira un’opera geniale e dalla sua denigrazione ricava la polvere di gloria che giustamente ne deriva.

Ispirato a fatti realmente accaduti, in parte romanzati, che videro la genesi della rivoluzione Russa nel 1905, il film narra dell’equipaggio della corazzata che, in seguito a soprusi di ogni genere, decide di dare inizio ad una rivolta che, dopo la conquista dell’imbarcazione e la morte del loro leader, diventerà un esempio per l’intera popolazione. La reazione dei cosacchi dello zar è però immediata e molti innocenti, tra cui donne e bambini, perdono tragicamente la vita.

L’opera è divisa in cinque episodi,1) Uomini e vermi; 2) Dramma sul ponte; 3) Il sangue grida vendetta; 4) La scalinata di Odessa; 5) Il passaggio attraverso la squadra. Ognuna delle cinque parti paragonabili ai movimenti di una sinfonia è imperniata su un elemento che ne costituisce l’unità visiva.

La corazzata Potëmkin è un’opera di regime, un film commissionato per celebrare le glorie della rivoluzione d’ottobre rievocando i fatti del 1905, ma il genio di Ėjzenštejn produce il film forse più citato della storia del cinema. Guardate qui la scena della rivolta dei marinai, con un accompagnamento musicale moderno, per rendervi conto dell’impatto visivo del film. La camera fissa ed il montaggio metodico di brevi inquadrature di 3 secondi l’una ne fanno un’opera di una modernità senza tempo.

Benché il film delinei dei personaggi, anche importanti (Vakulinchuk capo dei ribelli, il comandante Golikov, il luogotenente Giliarovsky), il vero protagonista è la nave da guerra che domina sempre imponente la scena (qui chiude la scena della scalinata) con una presenza grafica straordinaria fino a diventare protagonista vivente nella parte finale (da qui e da qui ma guardate qui e qui: non ci sono più dubbi, quale attore può essere più espressivo?).

Le citazioni, dicevamo all’inizio. Qui un elenco, sicuramente non esaustivo. Qui Roger Corman parla della scalinata. Qui la famosa scena degli Intoccabili di De Palma, Qui il Secondo tragico Fantozzi. Qui quella a cui siamo più affezionati, la brevissima sequenza da Brazil.

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