SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “In guerra per amore” di Pierfrancesco Diliberto (2016)

di Roberto Bolzan

Non c’è niente che in Italia attiri di più le vendite di un prodotto che farlo diventare una cosa politica.
E, per quanto sia scontato, peloso e banale, associarlo alla mafia e farne dell’antimafia militante, tirando in ballo il solito Andreotti, rende lo stesso prodotto irresistibile.

In questo caso il film ha avuto poco successo, ma a noi poco importa. Le critiche sono invece state all’altezza per banalità e per scontata correttezza e fede progressista.

Eppure la storia si sarebbe prestata ad un film di caratura migliore.
Ambientata nel 1943, nel pieno della seconda guerra mondiale, quando Arturo vive la sua travagliata storia d’amore con Flora. I due si amano, ma lei è promessa sposa al figlio di un importante boss. Per convolare a nozze, il ragazzo deve ottenere il sì del padre della sua amata che vive in un paesino siciliano. Arturo, giovane e squattrinato, ed anche un po’ sprovveduto, ha un solo modo per raggiungere l’isola: arruolarsi nell’esercito americano che si prepara per lo sbarco in Sicilia: l’evento che cambierà per sempre la storia della Sicilia, dell’Italia e della mafia.

Diciamo subito che Pif, grazie all’esperienza televisiva, sa impugnare una telecamera e conosce i trucchi del mestiere. Sa, in particolare, che gli attori devono saper recitare (cosa di cui piano piano il cinema nazionale si sta incredibilmente convincendo). E infatti l’unico cane sul set è lui, che ahimè interpreta l’attore principale, ma questa è chiaramente solo presunzione e malriposta eccessiva fiducia nelle sue capacità.
Per il resto perde tempo in gag d’avanspettacolo, inseguendo con affanno il registro comico che è il rifugio del cinema italiano contemporaneo. I risultati non sono all’altezza,

Eppure il ragazzo meriterebbe, se solo si lasciasse guidare dall’istinto. Purtroppo è talmente infarcito di contenuti premasticati che qualunque stimolo interessante ne viene annichilito.
Non vorremmo apparire banali, ma il film pare la fiera del politicamente corretto, un bel campionario di tutto quel che non può né deve mancare al giorno d’oggi.
Il culmine arriva con la dichiarazione d’amore omosessuale, pura prammatica, alla quale per fortuna il malcapitato risponde con una battuta fulminante, di modo che ciascuno dorme nel suo letto.

Ecco, l’arguzia non gli manca, il mestiere ce l’ha. Impari a fare del cinema, lasci perdere la vanità da attore e molli i buoni sentimenti, I risultati non mancheranno.

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